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Frattini: "Nessuna illusione, non è fine terrorismo"

Belpietro intervista il ministro degli Esteri: "Con la morte di Osama si è aperta una breccia, ma pericolo attentati"

Frattini: "Nessuna illusione, non è fine terrorismo"
Che cosa cambia con l'uccisione di Osama Bin Laden? Il direttore di Libero, Maurizio Belpietro, ne discute con il ministro degli Esteri, Franco Frattini. Il colloquio è andato in onda ne La Telefonata di Mattino 5.

Una delle domende che viene spontanea è: cosa cambia in Afghanistan, dove siamo impegnati con i nostri soldati?


Certamente non possiamo illuderci che il terrorismo internazionale sia finito, certamente però questo risultato straordinario è un risultato del bene contro il male. Avevamo inseguito Bin Laden per 10 anni senza trovarlo, e questo sforzo delle forze speciali Usa con i servizi antiterrorismo del Pakistan ha fatto venire meno quello che le reti del terrorismo internazionale consideravano un simbolo per la loro azione. Quindi evidentemente il risultato è il venire meno di un legame, di un riferimento simbolico che i terroristi avevano mitizzato: per loro era un riferimento importante. Questo indebolisce certamente la coesione delle forze terroriste nel mondo.

Quindi è pensabile che la guerra ai talebani, di cui Bin Laden era il leader se non il capo militare, possa prendere una piega diversa rispetto al passato?

Io credo che quando si apre una breccia così forte nel muro del male, nel muro del terrorismo, poi possa essere più difficile sgretolare il muro. Questo non significa che si debba abbassare la guardia. Ci sono tanti altri capi terroristici pronti a proporsi come successore ideale di Bin Laden. Io mi auguro che tra questi aspiranti capi cominci una lotta di successione che porti all'eliminazione l'uno con l'altro. Non è molto probabile ma è possibile. Certamente verrà meno quel filo di unità che avevamo visto tante volte in dei macabri messaggi video o audio intestati a Bin Laden, e ciò per i terroristi bastava. Ora ovvimaente non basterà più, e questo è un bene per noi.

Lei parlava degli altri capi terroristici di al Qaida, tra l'altro proprio il numero due era stato ucciso nei giorni scorsi. Ma rimane libero il mullah Omar. E' il prossimo obiettivo?

Certamente è un obiettivo che mai è venuto meno. E' sempre stato obiettivo della coalizione internazionale che combatte il terrorismo. Anche di lui bisogna trovare il luogo segreto dove si rifugia. Io credo che quando questa breccia si apre può esserci una maggiore collaborazione dal terreno che possa aiutare ad avvicinarsi all'obiettivo. Tutti sapevano che la zona dove è stato ucciso Bin Laden era una zona off-limits, nessuno diceva perché ma molti sul terreno sapevano: perché quella era l'area dove il capo terrorista si rifugiava. Gli americani sono stati bravissimi ad arrivarci.

A proposito di collaborazione e di terreno. Bin Laden è stato ucciso in Pakistan, ritenuto un Paese che si era un po' allontanato dall'alleanza con gli Usa. Questo riavvicina il Pakistan come collaboratore?

Questo è un grande segnale politico dato dal Pakistan. E' evidente che nel loro territorio vi sono molte forze che sul terreno supportano i gruppi terroristici. Il fatto che il governo con i suoi potenti servizi segreti abbia aiutato questa operazione ridà credito sulla scena della lotta al terrorismo al Pakistan.

Secondo qualche osservatore, l'uccisione di Bin Laden potrebbe scatenare qualche scheggia impazzita. Torna l'allarme terrorismo?


Non allarme, ma vigilanza molto forte. Tutte le unità di intelligence stanno in questi minuti valutando legami ed impatto con eventuali cellule collegate a Bin Laden che operano in Europa. Valutare quest'impatto è assolutamente fondamentale.

C'è anche un rischio, ministro, che riguarda le minacce lanciate da Gheddafi contro l'Italia. Possibile che ci sia una saldatura tra un regime che sta cadendo, come quello libico, e invece le scheggie impazzite del terrorismo internazionale?

Qui non vedo legami e possibilità di saldatura. Il ministro Maroni ha preso sul serio queste minacce, che sotto il profilo della potenza militare non ci preoccupano assolutamente. L'armamento di Gheddafi è stato ridotto quasi alla metà dalle azioni della Nato. Già 20 o 30 anni fa non aveva più la potenzialità di colpire fuori dal suo territorio. Altra cosa è la preoccupazione di singoli personaggi che le forze di intelligence e di polizia italiane stanno monitorando.

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Commenti all'articolo

  • Lupetto99

    03 Maggio 2011 - 06:06

    Quando questo genio della diplomazia estera rassegnerà le sue dimissioni permettendo a qualcunaltro di ricoprire quella carica? Mentre lui era occupato a cercare la casa di Montecarlo, palesemente del cognato di Fini, il Nordafrica ci è esploso in mano, e come ha detto un altro utente ci sono due ragazzi di venti anni e tre bambini di cui uno di soli 4 mesi morti nel tentativo di uccidere Gheddafi. Ogni giorno di guerra in più è un giorno triste.

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  • idleproc

    02 Maggio 2011 - 21:09

    quando non ci sono da fare o dire cose intelligenti. Berly? prima o poi capita qualche problema vero da risolvere. No se pò...

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  • paolo44

    02 Maggio 2011 - 18:06

    Cade a fagiolo il 1° maggio e l'uccisione di Osama. Così neanche una riga sul vergognoso assassinio del figlio di Gheddafi e dei tre bimbi di meno di tre anni. E noi siamo colpevoli o complici. Vergogna Nato, e non si dica che è guerra. E' omicidio mirato.

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