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Ma il terrorismo non è ancora morto Vietato pensare di aver vinto Al Qaeda

Gli eredi di Bin Laden hanno due eserciti: in Arabia e nel Maghreb. In uno comandano le donne / BECHIS

Ma il terrorismo non è ancora morto Vietato pensare di aver vinto Al Qaeda
Il leader-simbolo è morto. Al Qaeda no. Era nata intorno ad Osama Bin Laden in Sudan. Con lui si era trasferita in Afghanistan e Pakistan. Ma da almeno 5 anni l’organizzazione terroristica più nota del mondo aveva lasciato le terre dove si nascondeva il suo capo storico braccato dagli eserciti di tutto il mondo. In un rapporto dell’agosto scorso trasmesso agli americani dai servizi di intelligence dell’area del Golfo Persico erano ritenuti non più di 150 gli affiliati ad Al Qaeda restati fra Pakistan e Afghanistan. Ma venivano conteggiati in qualche migliaio gli attivisti ancora in forza in altre parti del mondo. La maggiore parte si è rifugiata fra il 2008 e il 2009 nello Yemen, dove sono stati individuati numerosi campi di addestramento non dissimili a quelli che esistevano in Afghanistan prima dell’attentato alle Torri gemelle. Gli altri sono sparsi nel Maghreb. Tanto che per le intelligence occidentali sono ormai ben note due sigle.

YEMEN NUOVO AFGHANISTAN
La prima è “Aqap”, e cioè Al Qaeda in the Arabian Peninsula. Secondo le informazioni dei servizi l’Aqap, stabilita essenzialmente nello Yemen, era guidata fino all’autunno scorso dallo yemenita Nasser al-Wahichi. Da ottobre 2010 il comando è passato nelle mani di un saudita, Said Al-Shahri. L’Aqap è molto strutturata. A parte l’addestramento di terroristi e kamikaze, dispone di una vera e propria brigata militare, l’esercito islamico di Aden-Abyan, nome che all’inizio degli anni ’90 apparteneva a una organizzazione indipendentista yemenita poi sbaragliata dalle forze speciali del presidente Ali Abdullah Saleh. Al Shairi per altro è stato per anni detenuto a Guantanamo, prima di essere consegnato all’Arabia Saudita che lo ha espulso dopo pochi mesi. Stesso percorso per il suo vice, Mohammed al Oufi.

La seconda sigla ben nota alle intelligence occidentali è quella dell’Aqim (Al Qaeda in the islamic Maghreb), particolarmente attiva nel Sahel. L’Aqim è meno strutturata, e proprio per questo più pericolosa. Non ha un quartiere generale, ma basi sparse nell’area fra Tassili e Timbuktu nel Mali, nella regione dell’Air in Niger, in Mauritania e nel Ciad. È in grado di raccogliere fondi e kamikaze sia in Algeria che in Libia, specialmente nella regione di Bengasi. Secondo i servizi francesi il leader dell’Aqim sarebbe l’emiro Abdelmalek Droukdel, noto anche con il nome di battaglia di Abou Moussab Abdelwadoud. Ma un ruolo di primo piano giocherebbe addirittura sul piano militare la moglie dell’emiro. Ed è una novità non isolata nella Al Qaeda post Bin Laden. Il 24 marzo 2010 fece scalpore la scoperta da parte dei servizi di sicurezza sauditi (i Gss) del capo della raccolta finanziaria dell’Aqap: una donna, Haila Kassir, arrestata in un sobborgo della città di Buraida, a 400 km da Riyadh. La Kassir con il nome di battaglia di Oum Rabab ha anche organizzato militarmente molti jihaddisti sauditi, distinguendosi in una operazione militare in cui era riuscita a recuperare a La Mecca la moglie di al Sahri riportandola in Yemen dal consorte. Secondo i servizi sauditi la Kassir-Oussama aveva costruito una insospettabile brigata di donne armate fino ai denti.

SOLDI E KAMIKAZE

Aqap e Aqim hanno dato del filo da torcere negli ultimi anni a Gran Bretagna e Francia, con azioni militari e rapimenti di ostaggi anche clamorose. Sono comunque lì a dimostrare che anche senza collegamento diretto con Bin Laden Al Qaeda è restata in piedi con una ramificata struttura militare e resta l’organizzazione terroristica più pericolosa del mondo. Bin Laden non c’è più, ma i terroristi islamici sono ancora sparsi in buona parte del mondo. Gli americani pensavano che con la guerra in Afghanistan e soprattutto con l’azione di contrasto alle finanze dei terroristi che gran parte dei Paesi occidentali e arabi hanno avviato in questi anni, Al Qaeda fosse destinata a sparire. Non è stato così. In quasi dieci anni - talebani a parte - sono stati congelati beni dei terroristi per poco più di 400 milioni di dollari. In un arco di tempo così vasto è il fatturato di una piccola impresa italiana: una bazzecola. I soldi, quando, servono, si trovano per vie più difficili da intercettare. E in ogni caso per arruolare kamikaze disposti a farsi esplodere con qualche candelotto o bombe rudimentali non servono grandi finanziamenti. E finchè ci sarà un ragazzo pronto a morire così, è meglio che l’Occidente tenga alta la guardia.

di Franco Bechis

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