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Bin Laden, Onu chiede dettagli agli Usa sul blitz

Alto Commissario: "Diritto di sapere cos'è successo". La voce: "Osama tradito da al-Zawahiri". Clinton: "Guerra non è finita"

Bin Laden, Onu chiede dettagli agli Usa sul blitz
"Sono stati i 38 minuti più lunghi della mia vita". Queste le parole scelte dal segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, per descrivere il blitz che ha portato all'uccisione di Osama bin Laden. "Non ho la minima idea di cosa stessi guardando in quel millisecondo in cui è stata scattata la foto", ha proseguito la Clinton alla conferenza stampa con Franco Frattini, commentando l'immagine che ha fatto il giro del mondo e che la ritrae con la mano davanti alla bocca nella situation room della Casa Bianca. Ma l'Onu non ci sta, e chiede maggiori spiegazioni alla Casa Bianca in merito all'operazione di Abbottabad. La Clinton in precedenza aveva spiegato che il blitz "è stata condotto con standard professionali massimi: non ho alcun dubbio che la morte di bin Laden renderà più sicuro non solo il nostro Paese, ma tutto il mondo". Anche se, avverte la Clinton, "la lotta contro il terrorismo non è finita". Intanto un quotidiano saudita si dice sicuro del fatto che a tradire Bin Laden sia stato il numero due di Al Qaeda, Ayman al-Zawahiri.

ONU: "CHIARIMENTI" - L’Alto Commissario Onu per i diritti umani, Navy Pillay, ha chiesto la "divulgazione piena ed accurata" delle notizie relative all’uccisione di Osama bin Laden. "Sono per la piena e accurata divulgazione dei fatti. Credo che non solo il mio ufficio ma chiunque abbia diritto di sapere esattamente cosa sia successo", ha affermato la Pillay. "L'Onu condanna il terrorismo ma segue anche delle regole base su come l’attività anti-terroristica debba essere portata avanti", ovvero "in ossequio al diritto internazionale", ha aggiunto. I dubbi di Pillay riguardano l'intera gestione della questione terrorismo da parte degli Stati Uniti, che sembrano lavorare a margine degli accordi internazionali. Un impegno contro i fondamentalismi duro ma deciso su base nazionale, che oltretutto, la Clinton assicura, continuerà anche dopo l'uccisione del numero uno di al Qaeda.

LOTTA AL TERRORE - "Non dimentichiamo che la lotta per fermare al Qaeda e i suoi affiliati - ha proseguito la Clinton - non finisce con la morte di una persona. Dobbiamo, assolutamente, proseguire e rinnovare la nostra determinazione" nella lotta al terrorismo in tutte le sue forme, laddove si manifesta. "La morte di Bin Laden - continua - rappresenta un colpo strategico molto significativo, ma la nostra determinazione è ancora più forte perché sappiamo che avrà un impatto sul campo di battaglia dell’Afghanistan".

SCHERMAGLIE USA-PAKISTAN - Il contributo del Pakistan, al centro delle polemiche per una presunta copertura allo sceicco del terrore, rimane fondamentale nella lotta al terrorismo, "e gli Stati Uniti restano impegnati a sostenere la popolazione e la democrazia che il Pakistan rappresenta", ha spiegato il segretario di Stato Usa. La Clinton ha ricordato la "collaborazione tra Washington e Islamabad nella guerra al terrorismo: Bin Laden non è l'unico tra i capi di al Qaeda a essere stato rimosso grazie al Pakistan". Da Islamabad, però, arrivano altre frecciate rivolte a Washington. Il governo locale sottolinea che "è sbagliato invadere la sovranità del Pakistan. Il Paese può garantire la propria sicurezza, siamo fieri del nostro esercito, dei nostri servizi segreti. Non dovrebbero esserci dubbi nei pakistani che il nostro Paese abbia capacità adeguate", ha spiegato il ministro degli Esteri, Salmam Bashir.

BIN LADEN TRADITO DA AL-ZAWAHIRI - Nel frattempo, forse per fugare i sospetti che si stanno concentrando sulle istituzioni di Islamabad, il governo pakistano ha deciso di intraprendere una caccia all'uomo per stanare il leader dei Talebani, il Mullah Omar, e il numero due di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri. Operazione tanto più importante se si considera che, secondo quanto riportato dal quotidiano saudita al-Watan, Bin Laden sarebbe stato tradito proprio fazione egiziana di Ayman al-Zawahiri. Il postino che ha portato gli americani al covo di Abbattabad sarebbe stato addestrato dal medico egiziano. "Gli egiziani di al-Qaeda dirigono di fatto l'organizzazione dal 2002 - si legge - e sono loro che hanno cercato dopo la malattia di Bin Laden nel 2004 di prendere il controllo del gruppo". Sarebbe poi stata la fazione egiziana a convincere Bin Laden a lasciare le zone tribali pachistane del nord-ovest, roccaforte dei suoi alleati talebani, e a rifugiarsi a Abbottabad. Gli egiziani avrebbero organizzato questo piano per eliminare bin Laden già lo scorso autunno.

IL COSTO DELLA 'CACCIA' - Il Financial Times, nel frattempo, ha fatto due conti, ed è arrivato a calcolare che la caccia a Bin Laden è costata ai contribuenti statunitensi oltre 2mila miliardi di dollari, soltanto per quel che riguarda i costi diretti. Il quotidiano economico osserva che gli Stati Uniti hanno speso 690 miliardi di dollari per rafforzare la sicurezza dopo l'11 settembre, 443 miliardi per la guerra in Afghanistan e 860 per quella in Iraq. "Senza Osama - scrive il foglio della City londinese - non ci sarebbe stato l'11 settembre, e senza quello non ci sarebbero state le guerr in Afghanistan e in Iraq". Secondo il Washington Post le stime sarebbero invece ben più alte: il giornale statunitense calcola i costi complessivi a quota 6mila miliardi di dollari.

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Commenti all'articolo

  • Al-dente

    05 Maggio 2011 - 18:06

    L'ONU ormai è una barzelletta internazionale. Il rispetto delle regole si hanno solo in un sistema che funziona così. Di fuori di tale sistema non ci può essere alcun rispetto di nessuna regola e l'uccisione di Bin Laden è uno di questi casi. Non si può affrontare la realtà con il libro delle regole, pensando di piegare la prima (la realtà) alla seconda. Se il mondo fosse perfetto o potesse essere incanalato in precise regole non ci sarebbero terremoti, uragani, tsunami, inondazioni o il rischio di morire per surriscaldamento della Terra o per la distruzione dell'ozono, ecc.. Lo stesso dicasi con i sistemi umani utilizzati per coordinare al meglio una collettività. Bin Laden non rientrava in questi schemi, ne era fuori del tutto e l'ha ampiamente dimostrato, perciò era del tutto inutile applicargli delle regole come se potesse ravvedersi. Lui era in lotta contro le regole stesse della convivenza civile, lotta islamica, cioè basatqa su regole diverse e inaccettabili per l'umanità.

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  • raucher

    05 Maggio 2011 - 16:04

    L'alto commissariato Onu per i diritti umani pretende lavoretti in guanti bianchi e marsina , cosa evidentemente fuori dal mondo. Il Pakistan promette che si impegnerà nella ricerca del mullah Omar e di Al-Zawahiri : non ci crede nessuno, a meno che sappiano già dove sono perchè protetti come OBL. E che non possano fare a meno dei soldoni USA, per cui , un mullah in più o in meno che differenza vuoi che faccia...

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