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Siria, 'Venerdì della sfida': 21 morti. Ue: sanzioni per Assad

L'Europa medita misure restrittive per governo. Nonostante la repressione, il popolo non molla

Siria, 'Venerdì della sfida': 21 morti. Ue: sanzioni per Assad
Almeno ventuno morti  e un numero imprecisato di feriti: è il bilancio provvisorio del "Venerdì della sfida" in Siria. Nonostante la violenta repressione del governo, non si placa la protesta del popolo contro il presidente Bashir al Assad e il regime bathista. Una rivolta che va avanti oramai da due mesi e che mette in serio imbarazzo la comunità internazionale. Ambasciatori di 27 paesi dell’Ue sono riuniti a Bruxelles per mettere a punto un pacchetto di sanzioni contro il regime di Assad. Tra le papabili misure da adottare c'è il congelamento dei beni per gli esponenti del regime, il divieto di viaggiare, un embargo delle armi e la sospensione dei fondi Ue già stanziati per la Siria.

LA PRIMAVERA SIRIANA - Popolo in piazza a Damasco,  Banias, Homs e Daraa. In quest'ultima, alcuni testimoni citati dalla televisione araba al Jazira riferiscono di una massiccia presenza delle forze di sicurezza. Quindici morti, invece, tra i manifestanti scesi in piazza a Homs, e sei vittime ad Hama.  La televisione siriana ha reso noto che un ufficiale e 4 sotoufficiali sono stati uccisi a Homs e fonti non confermate hanno riferito di scontri tra le forze di sicurezza e militari che si sarebbero rifiutati di sparare sui civili. S'ignora al momento se queste vittime fanno parte del bilancio dei 15 morti a Homs dato dagli attivisti, il che potrebbe portare i morti della giornata odierna a 26.  Supera 65 il numero di civili morti dall'inizio della rivolta scoppiata a marzo; un centinaio, quello delle forze di governo. 
 
IL CIRCO ITALIANO - "La nave che era attesa per domani (sabato, ndr) non arriverà: ora ci dicono che dovremmo partire sabato 14, sperando che non ci siano nuovi impedimenti". E’ quanto riferisce Roberto Bellucci, titolare del circo italiano Embell Riva, bloccato da circa un mese nel Paese a causa della rivolta.


 

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  • Lupetto99

    06 Maggio 2011 - 21:09

    La Siria non è la Libia e Assad non è Gheddafi, questo ha detto in modo spregiudicato la Clinton. A me i morti sembrano gli stessi, lo scarso rispetto dei diritti umani è lo stesso, la repressione è la stessa, cosa cambia? Cambia il fatto che La Libia galleggia su due fonti di ricchezza: gli idrocarburi e un immenso lago sotterraneo di acqua fossile che già oggi da da bere alle principali città. La guerra in Siria interessa marginalmente, i morti non fanno gridare allo scandalo e i carrarmati e i fucili che sparano sulla folla lo fanno in modo soft chiedendo quasi scusa per i morti, almeno è quello che vorrebbero farci credere i media arabi. La primavera del mondo arabo si è già trasformata in un inverno di repressione. Dove è finita la democrazia?

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  • just69

    06 Maggio 2011 - 20:08

    Con questa e molte altre decennali e sanguinose dittature l'approccio è decisamente soft e probabilmente inefficace...con quella irakena e libica tolleranza finchè faceva comodo e poi bombardamenti a tutto spiano...che si dimostrano quasi altrettanto inefficaci e per giunta uccidono altri civili innocenti...

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  • raucher

    06 Maggio 2011 - 18:06

    .. non sono vicini a Lampedusa....passeranno dalla Turchia e di lì in Grecia

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