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Domani elezioni in Israele

Netanyahu favorito sulla Livni

Domani elezioni in Israele
Domani Israele va alle urne a pochi giorni dalla conclusione degli scontri con Hamas nella Striscia di Gaza. Gli ultimi sondaggi indicano un distacco tra uno e tre seggi tra il Likud di Benjamin Netanyahu e Kadima della Tzipi Livni: se il primo è dato per vincitore quasi certo, questa tornata elettorale servirà di cartina tornasole per testare l’impatto del conflitto sulla popolazione.
Una sfida comunque che gravita attorno al centrodestra tra il partito del Likud e quello di Kadima, più moderato, nato comunque per volontà di Ariel Sharon, l’ex generale e Primo ministro israeliano, in coma dopo una emorragia celebrale nell’aprile 2006. Occhi puntati sulla sua candidata, Tzipi Livni, combattente ministro degli Esteri: potrebbe essere lei la donna a prendere l’eredità di Golda Meir dopo 36 anni.
La sfida tra Netanyahu e Livni Alle urne sono chiamati 5 milioni di israeliani e sono 32 le liste che compariranno sulle schede elettorali. Tra i protagonisti della campagna elettorale ci sono stati Avigdor Lieberman, leader del movimento radicale di destra "Israel Beitenu", il quale ha proposto di sottoporre la popolazione araba israeliana (il 15% sul totale) ad un “patto di fedeltà”. A rispondergli è stato Ahmed Tibi, della Lista araba unita (Tàal), che lo ha bollato con i termini “fascista” e “razzista”. I partiti minori che riusciranno a superare lo sbarramento del due per cento potrebbero anche diventare determinanti per la formazione del prossimo esecutivo e di equilibri politici nella Knesset, il parlamento israeliano.
L’ormai ex capo del governo Ehud Olmert, coinvolto in un presunto scandalo finanziario, ha aspettato le ultime ore per prendere posizione nell’agone elettorale, esprimendo il suo sostegno alla Livni, accusata dai detrattori di mancare di esperienza e di polso. “Io credo che gli altri candidati abbiano avuto un'occasione ma non abbiano superato la prova”, ha dichiarato. “La Livni è una candidata che può guidare Israele attraverso un processo di pace responsabile in sicurezza – ha continuato Olmert -. Ha dimostrato determinazione durante la guerra e saggezza nel quadro del processo diplomatico”.

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