Cerca

Il cetriolo killer è innocente eppure nessuno lo mangia

Consumi in picchiata, crollo delle esportazioni anche da Italia. Bruciati più di 20 mln di euro: sale il rischio psicosi

Il cetriolo killer è innocente eppure nessuno lo mangia
Quasi milleduecento contagiati nella sola Germania e 16 vittime accertate: l’infezione scatenata dal batterio killer in Nord Europa sta assumendo dimensioni preoccupanti. Guai però a parlare di epidemia: le autorità sanitarie dei Länder tedeschi vogliono evitare il panico. Resta il fatto che a circa due settimane dai primi casi accertati l’origine del contagio resta tutta da definire. Si sa che a provocarlo è un ceppo di Escherichia coli, un batterio che si trova nell’intestino di alcuni mammiferi, incluso l’uomo e degli uccelli. Ce ne sono però oltre 170 varianti. Alcune molto tossiche, come la “0104” codice che individua il ceppo responsabile dell’infezione che colpisce in Germania e Svezia. Capace di uccidere in pochi giorni.
In attesa di capire quale sia l’origine del morbo, dopo che le autorità sanitarie della città-Stato di Amburgo hanno scagionato i cetrioli spagnoli, l’unica certezza sono i danni prodotti dalla psicosi da cetriolo.

A essere colpita dal crollo degli acquisti è l’intera filiera ortofrutticola. Come sempre accade in questi casi i consumatori adottano un atteggiamento di  prudenza estrema: meglio non mangiare né i cetrioli né le verdure che si portano in tavola crude. Ed è quanto si sta verificando in questi giorni. Se la Spagna contabilizza perdite sul proprio export di ortofrutta quantificate in 200 milioni di euro la settimana, anche le produzioni italiane sono state colpite dal calo degli acquisti. Secondo la Confederazione italiana agricoltori (in sigla Cia) per ora le vendite di ortaggi italiani sono calate per lo meno di 20 milioni di euro. «Da quando la vicenda del batterio killer è esplosa», dicono alla Cia, «molti contratti per l’export di produzioni di  verdure,  quindi non solo di cetrioli, sono stati disdetti, mentre altre partite di prodotti rimangono ferme nei magazzini delle dogane. A rendere complessa la situazione c’è anche il calo dei consumi interni,  tra il 5 e l’8 per cento».
Questo blocco ha già provocato i primi danni agli agricoltori che hanno già superato i 20 milioni secondo i calcoli della Cia che chiede «al più presto interventi concreti di sostegno per un settore in evidente crisi. Serve  un tavolo», fa sapere la confederazione guidata da Giuseppe Politi, «al ministero delle Politiche agricole per affrontare l’emergenza».

Si spinge oltre la Confagricoltura, organizzazione che rappresenta la grande proprietà terriera: «Attendiamo provvedimenti efficaci e indennizzi anche dalla Commissione europea». «Giugno – fa notare l’organizzazione degli imprenditori agricoli – è il mese di piena campagna di raccolta e per la nostra frutta e i nostri ortaggi si profila un disastro. I produttori, nonostante il nostro Paese sia completamente estraneo alla vicenda, rischiano di pagare un conto salato». Da qui alla  fine del mese di luglio il nostro export ortofrutticolo vale circa 600 milioni di euro, così i 20 milioni persi finora rischiano di essere ancora pochi.
In realtà se dovessimo tenere la contabilità dei danni provocati nel corso degli anni all’agricoltura e alla zootecnia italiane dalle psicosi vere o presunte, il bilancio in termini di costi è a dir poco impressionante. A fare il calcolo è la Coldiretti, senza dubbio la maggiore organizzazione del settore. Ebbene da quando, esattamente dieci anni or sono, si verificò il primo caso di “mucca pazza” i soldi che produttori e allevatori hanno perso per le ondate di panico raggiungono i 5 miliardi di euro. Ecco le voci di questa contabilità della paura a tavola.

L’emergenza mucca pazza costò al sistema fatto da allevatori, trasformatori e commercianti di carne circa due miliardi di euro. Anche l’aviaria, l’influenza dei polli provocò danni seri con perdite quantificabili attorno al miliardo.  Il resto si può dividere fra gli altri casi che hanno visto protagonisti il latte cinese alla melamina (un composto della plastica), il grano canadese all’ocratossina (un fungo dei cereali), i maiali e le uova irlandesi e tedesche alla diossina. Incidentalmente (o forse no) arriva sempre dalla germania la prima mozzarella blu trovata nel nostro Paese.
Per ora l’emergenza dei cetrioli prima accusati e poi scagionati dai  tedeschi come veicolo di trasmissione del batterio killer ha provocato perdite valutabili in 3 milioni di euro al giorno. Dunque c’è il rischio che il costo a carico della nostra agricoltura salga ancora.

di Attilio Barbieri

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • xindicativo

    02 Giugno 2011 - 13:01

    la soluzione è semplice ma non di moda e si chiama protezionismo: ognuno si mangia il suo coltivato e controllato giornalmente da quelli pagati per....produttori e trasformatori locali che se sgarrano non darei neppure il permesso di fare i barboni alla stazione. Si deve fare così , senza intervento di anime belle e volponi ...stop. dite che si ferma tutto? proprio tutto no, ma sicuramente l'intossicazione da stupidità quella si.

    Report

    Rispondi

  • vaipino

    02 Giugno 2011 - 13:01

    Finalmente quando andrò in Germania non mi ritroverò più sul piatto l'odioso ortaggio.

    Report

    Rispondi

  • pablolife

    02 Giugno 2011 - 11:11

    prima Mucca pazza, poi l Afta dei maiali. e infine l aviaria....poi però abbiamo finito gli animali commestibili e allora si passa alle verdure.

    Report

    Rispondi

  • bellissimo

    02 Giugno 2011 - 09:09

    All'inizio fu l'Aviaria.Morti,paura,pollifici chiusi; all'improvviso poi è sparita. Poi fu la volta della Suina.Morti,paura,tanti soldi spesi di vaccino inutile. Ora c'è l?Escherichia coli,ed ho tralasciato la Mucca pazza. Ma non sarà che qualche casa farmaceutica faccia esperimenti?

    Report

    Rispondi

blog