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Overdose all'Onu: "Liberalizziamo gli stupefacenti..."

La commissione di Kofi Annan: "La lotta a droga ormai è perduta. Si deve depenalizzare consumo". Washington è perplessa

Overdose all'Onu: "Liberalizziamo gli stupefacenti..."
La guerra contro la droga è perduta, meglio pensare a forme di legalizzazione. La dichiarazione sconcertante non arriva da un convegno di radicali italiani ma dalla Global Commission on Drug Policy, che ha presentato a alle Nazioni Unite un rapporto molto controverso. Fra i membri di questo organismo ci sono primi ministri, ex capi di Stato, soprattutto dell’America Latina, ma anche imprenditori, e l’influente ex segretario dell’Onu, Kofi Annan. Le loro indicazioni sono indirizzate al Palazzo di vetro, e sono una critica alla politica di lotta al narcotraffico voluta dagli Stati Uniti e portata avanti finora dalle Nazioni Unite. Per i membri della commissione, non serve a nulla colpire i cartelli fra Colombia e Messico con tanto di eserciti e raid aerei, perché non si riescono a sconfiggere organizzazioni sempre più grandi e sempre più radicate sul territorio. Meglio aggirare l’ostacolo, e trattare il tutto come una «questione sanitaria», passando quindi a una legalizzazione, a partire dalla cannabis.

La prima cosa da fare è quella di buttare al macero la Convenzione dell’Onu sulle droghe, vecchia di cinquant’anni, e fermare anche l’offensiva contro le organizzazioni criminali condotta dagli Usa fin dai tempi di Richard Nixon. Poi si devono depenalizzare i reati che riguardano l’uso di stupefacenti. «Iniziative del genere non portano a un aumento del consumo di droghe», si legge nel rapporto, che cita come esempi quelli di Portogallo, Paesi bassi e di una provincia australiana. Il documento poi invita a «incoraggiare la sperimentazione da parte dei governi di modelli di legalizzazione per ridurre il potere della criminalità organizzata e proteggere la salute dei cittadini».

LA RISPOSTA AMERICANA
Gli “esperti” non scendono nei particolari e molte delle loro affermazioni sembrano campate in aria e inattuabili. Partono dal presupposto che, in base ai dati dell’Onu, il consumo mondiale di oppiacei è salito del 34,5% fra il 1998 e il 2008, quello di cocaina del 27% e quello della cannabis dell’8,5%. Quindi, non è servito a nulla lottare contro spacciatori e cartelli. La pensa molto diversamente la Casa Bianca, che ha subito pubblicato una nota molto critica nei confronti del rapporto. Gli americani affermano, senza mezze misure, che chi ha condotto, come loro, una guerra senza quartiere contro il narcotraffico, ha ottenuto ben altri risultati.

Dagli anni ’70 l’abuso di droga negli Usa è diminuito drasticamente, col numero di tossicodipendenti che si è addirittura dimezzato. Il consumo di cocaina è sceso del 46% fra i giovani negli ultimi cinque anni e dal 2006 il numero di persone trovate positive a test anti-cocaina sul posto di lavoro è crollato del 68%. Poi le missioni dei corpi speciali e i raid sulle piantagioni di cocaina in Colombia, oltre alle politiche per aiutare i contadini locali, hanno avuto un forte effetto sulla produzione (stimata) dei narcos, che è scesa del 60% fra il 2001 e il 2009. Secondo gli Usa, la legalizzazione porterebbe solo nuovi problemi. Perché, si legge nella nota dell’amministrazione Obama, «le ricerche mostrano che l’abuso di droga è collegato a incidenti automobilistici mortali, problemi mentali e ricoveri in ospedale».

DA CHE PULPITO
I dubbi sono plausibili e ne vengono ancora di più se si guarda ai componenti della commissione anti-droga: troppi politici e nessun scienziato. Ci sono l’attuale premier greco George Papandreou, ed ex presidenti come il messicano Ernesto Zedillo, il colombiano Cesar Gaviria e il brasiliano Fernando Henrique Cardoso. Ne fanno parte anche l’imprenditore britannico Richard Branson, fondatore del colosso Virgin, l’ex segretario di Stato Usa George Shultz, l’ex capo della Federal Reserve Paul Volcker. Lascia perplessi la nomina di Gaviria, che era presidente della Colombia negli anni dell’impero del narcotrafficante Pablo Escobar. Il governo di Bogotà arrivò addirittura ad accordarsi col re della droga, concedendogli un rifugio sicuro dai suoi nemici all’interno di un carcere, la Catedral, costruito secondo i suoi gusti.

di Alessandro Carlini

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Commenti all'articolo

  • tempus1

    05 Giugno 2011 - 13:01

    "La lotta allo stupro ormai è perduta. Si deve depenalizzare...

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  • dubhe2003

    04 Giugno 2011 - 22:10

    ...di voli pindarici... Una società in lutto perpetuo,schiere di zombies brancolanti per le vie...Ma chi andrebbe più a lavorare, per far piacere a chi si beve il cervello per sfizio?Il male minore è comunque la deterrenza;senza alcuna sanzione e timore,ognuno fa ciò che gli pare e pretende che la società si facciano carico di lui...Dei parassiti volontari non ne abbiamo bisogno..uehh masochisti!

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  • paolo44

    04 Giugno 2011 - 19:07

    Ovvio che la "lotta" alle droghe non ha funzionato, non funziona e non funzionerà. Come non funzionò il proibizionismo, ai cui tempi c'erano il doppio di ubriaconi . L'unica soluzione, contro forze in campo capaci di corrompere chiunque con 600 miliardi di euro di fatturato mondiale, rendere il business fasullo. Droghe libere, a costo zero, controllate. Ma a livello mondiale. Sembra cinico, invece è l'uovo di colombo contro criminalità e aumento dei drogati. Se si toglie valore monetario alla droga crolla il castello d'oro che la diffonde e la propaganda. Crolla l'interesse a delinquere per procurarsela. C'è possibilità di seguire e curare i drogati, invece che costringerli a spacciare. Troppo bello e troppo chiaro per realizzarsi. E la mafia investirebbe qualsiasi cifra per impedirlo, dai media ai politici. Rifletteteci.

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  • just69

    04 Giugno 2011 - 18:06

    ha trovato un modo più facile e meno rischioso di guadagnare dalla liberalizzazione delle droghe di quanto non sia riuscito a guadagnare sinora dall'attuale sistema proibizionistico...

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