Cerca

L'effetto Bin Laden? Già finito Obama insegue i repubblicani

E' già scemato l'entusiasmo per Barack che aveva seguito l'uccisione dello sceicco: lascia capo consiglieri economici / MAGGI

L'effetto Bin Laden? Già finito Obama insegue i repubblicani
È svanito in fretta l’effetto Osama per Obama, che dopo il rimbalzo di favori registrato dai sondaggi per l’eliminazione del leader di Al Qaeda si ritrova già superato da Mitt Romney per 49% contro 46% nella rilevazione di ieri condotta dal Washington Post e dalla Tv Abc. Romney, l’ex governatore del Massachusetts ed ex candidato presidenziale del 2008 battuto da John McCain per la nomination del Gop, è entrato nella gara ufficialmente da pochi giorni, e nel discorso di sfida a Barack l’ha accusato d’aver «fatto fallire il Paese».

«Lo hai trovato in crisi quando sei entrato alla Casa Bianca, ma da allora l’hai fatto andare sempre peggio», è il leit motiv della campagna sua e degli altri contendenti repubblicani. Tutti convinti, come pure i commentatori indipendenti, che le chance di rielezione di Obama sono affidate all’andamento dell’economia, in particolare sul fronte occupazionale. Nessun presidente in carica nella storia Usa è mai stato confermato con un tasso di disoccupazione superiore al 7,2%, e questa legge statistica potrebbe decidere anche le chance di rielezione di Barack.

Quando si insediò, nel gennaio 2009, il tasso era salito al 7,7% per la crisi del biennio precedente, e lo staff di economisti della Casa Bianca, guidati da Larry Summers e da Christina Romer, organizzò un superstimolo fiscale da 800 miliardi secondo la ricetta keynesiana della spesa pubblica salvatutto. «Se non lo approvate», minacciò il Congresso la Romer parlando per Obama, «il tasso dei senza lavoro supererà l’8%». Da allora il governo, avendo aggiunto allo stimolo i costi della riforma sanitaria e dell’incertezza tributaria per famiglie, piccoli imprenditori e  corporation, anziché far scendere il livello gli ha fatto superare di slancio prima l’8%, poi il 9% (maggio 2009) e infine anche il 10% (10,1% l’ottobre 2009). Mentre l’ente apposito (Nber) dichiarava finita tecnicamente la recessione nell’estate 2009,  la conduzione obamiana dell’economia si è dimostrata così fallimentare nei 30 mesi del suo governo che i senza lavoro sono ancora al 9,1% (dato di maggio).

Non stupisce che due americani contro uno pensino che il Paese stia andando nella direzione sbagliata, e nove su 10 giudichino negativa la situazione economica.  Dalla barca che affonda, è saltato giù ieri l’ultimo consigliere economico che era con Obama fin dalla campagna del 2008: Austan Goolsbee, che da settembre era stato nominato presidente del Comitato dei Consiglieri della Casa Bianca, ha annunciato che lascia la carica (dopo Romer, Summers e Jared Bernstein) per tornare a insegnare a Chicago. Non c’è ancora un sostituto, ma per Obama trovare un altro economista liberal non sarà un problema. Il problema sarà per il Paese, che non si risolleverà finché la Casa Bianca non cambierà strategia.

di Glauco Maggi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • jerico

    09 Giugno 2011 - 14:02

    Obama ? Una fregatura per gli americani e l'Occidente. L'eliminazione di Bin Laden e l'attuale guerra in Libia ,sono solo ''spot'' elettorali ,,in vista delle elezioni di medio termine. Quei bamboccioni degli americani ,non hanno mai capito molto di politica estera.

    Report

    Rispondi

  • Marcoenrico

    09 Giugno 2011 - 08:08

    Come noto la comunità USA che ha maggiormente supportato Obama nell'elezione a presidente è stata quella ebraica. Più di quella di "colore", che notoriamente è poco propensa a votare. Naturalmente Obama come ringraziamento per l'appoggio ottenuto ha infarcito il suo staff con un considerevole numero di esponenti della comunità ebraica. Ma negli ultimi tempi questi lo stanno abbandonando uno dopo l'altro. Evidentemente ritengno che il prossimo candidato democratico sia la Clinton o ritengono che forse è meglio riavvicinarsi ai Repubblicani nel caso (probabile) di una loro prossima vittoria. Esempi? Vediamo i soli 4 nomi presentati nell'articolo: Austan Goolsbee ebreo-ateo, Christina Duckworth in Romer, marito ebreo, Lawrence Summers ebreo-romeno e Jared Bernstein ebreo. La comunità ebraica USA sa annusare molto bene il vento ed ha capito che la barca sta affondando e quindi stanno lasciando Obama al suo triste destino, che ben si è meritato con la sua incomparabile incapacità.

    Report

    Rispondi

  • frigidaire

    09 Giugno 2011 - 02:02

    Noi consentiamo con Tremonti per il grande lavoro che ha svolto e non consentiamo con Obama che è entrato nell'ufficio presidenziale ereditando una situazione tremenda come neanche ce la immaginiamo. Noi consentiamo con Berlusconi per le difficoltà che ha nel far approvare i propri disegni di riforma e taciamo sul filbustering praticato dai Repubblicani al senato. Obama ha grandi difficoltà ma l'America né ha di più e non è certo Romney l'uomo del destino. Se avesse seguito la campagna presidenziale stato per stato saprebbe quante poche chance abbia un candidato come Romney proprio negli stati più tradizionalmente "rossi" (che in America significa destra) senza contare come a livello nazionale il suo credito negli stati "viola" (che votano ora di qua ora di là) sia misero, vedi la Florida. Negli stati "blu" (quelli di sinistra), salvo il suo Massachusetts poi le cose non andarono molto bene. Battuto da McCain dubito potrà vincere le difficili primarie Repubblicane.

    Report

    Rispondi

  • frigidaire

    09 Giugno 2011 - 02:02

    Ahimé conosco meglio l'America di quanto conosca il mio paese almeno politicamente parlando perché ho più stima per gli States che non per l'Italia, per gli americani piuttosto che per gli italiani. Faccio fatica a spiegare la profonda differenza tra i due sistemi e per non addentrarmi in analisi più dettagliate sulle quali probabilmente né lei né i lettori capirebbero le faccio osservare piccole cose. 1) Faccia un piccolo "salto" qui http://www.gallup.com/poll/124922/Presidential-Job-Approval-Center.aspx e un piccolo salto qui http://www.realclearpolitics.com/epolls/maps/obama_vs_mccain/?map=22. Osserverà che il credito di un presidente come Reagan che vinse per 525 voti a 13 non è poi difforme da quella di Obama. 3) Ascolti l'analisi di Frank Newport http://www.gallup.com/video/146495/Editor-Chief-Insights-Obama-Approval-Ratings-State.aspx. Cerchi di capire che il processo di elezione o di rielezione di un Presidente americano soggiace a dinamiche diverse da quelle italiane.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog