Cerca

In scia ad Atene crolla la Ue Bce: "Adesso rischiamo tutti"

Papandreou offre le dimissioni per un governo di unità, ma le trattative con l'opposizione falliscono. Grecia su orlo bancarotta: violenze in strada. Il monito dell'Eurotower: "Ora è concreta l'ipotesi contagio per i paesi del Vecchio Continente"

In scia ad Atene crolla la Ue Bce: "Adesso rischiamo tutti"
La Grecia è sull'orlo della bancarotta e l'Europa rischia di sgretolarsi come un castello di sabbia. Ad Atene il popolo è sceso in piazza per protestare contro il piano lacrime e sangue su cui lavora l'esecutivo: ne sono scaturite violenze e scontri. Il premier George Papandreou, nel pomeriggio, ha offerto le sue dimissioni: la priorità è varare le manovre di austerity, altrimenti crolla tutto. E se l'esecutivo a maggioranza socialista non può offrire queste garanzie, il primo ministro greco è pronto a fare un passo indietro. L'obiettivo è quello di varare un governo di unità nazionale focalizzato su un unico fine: relizzare il piano di austerità imposto da Unione Europea e Fondo monetario internazionale. "L'eventuale nuovo esecutivo dovrà garantire pieno appoggio al piano, senza tentare di aggirarlo o di modificarlo", ha tagliato corto Papandreou, incalzato dai cortei e dalle violenze che cingono d'assedio il Parlamento. Dopo le dichiarazioni del primo ministro, i conervatori di Nuova Democrazia - il principale partito dell'opposizione in Grecia - avevano detto di essere pronti a entrare in un governo di unità nazionale, ma hanno posto una condizione: che non ne faccia parte il socialista Papandreou, che dovrà comunque dimettersi. L'opposizione aveva chiesto inoltre che venga rinegoziato il piano di austerità. Così, in serata, Papandreou ha annunciato che i colloqui per la formazione di un governo di unità con l'opposizione sono falliti. "Continuerò sulla stessa strada, con il partito e con il popolo greco", ha affermato il primo ministro alla tv statale Net.

L'Eurotower - La situazione è critica. Drammatica. E a peggiorare un quadro che potrebbe eufemisticamente essere definito a tinte fosche, è arrivato l'allarme della Banca Centrale Europea. Dopo il monito a cui ormai, nostro malgrado, siamo abituati - "Attenzione, la crisi non è finita" - la bordata in salsa ellenica: "Le difficoltà per il programma di consolidamento di Atene sono cresciute" rispetto allo scorso dicembre. La crisi di Atene, questo il funereo avvertimento, "è il rischio principale per la stabilità finanziara nell'area euro, e ha il potenziale per creare effetti di contagio" che travolgerebbero tutto il Vecchio Continente.

I moniti della Bce - La Banca Centrale Europea, nel Financial Stability Review, sottolinea come la stretta interconnessione tra il settore pubblico e le banche, che possiedono ampie fette di titoli di Stato periferici, è il rischio principale per la stabilità finanziaria in Eurolandia che ha "il potenziale per creare effetti di contagio". Secondo l'Eurotower, considerate le implicazioni "potenzialmente molto pericolose" per il Paese debitore e per il suo disastrato sistema bancario in un'eventuale ristrutturazione del debito sovrano (ipotesi sempre più plausibile), si rendono ancora più necessarie riforme politiche macroeconomiche e strutturali. Poi l'avvertimento a tutta l'Europa: "Devono essere applicati con il massimo rigore i programmi di risanamento negoziati dai singoli Paesi con la Ue e con il Fmi". Ovvio però che questa frase sia rivolta in particolar modo ad Atene, dove il piano di rilancio ha sollevato una sollevazione popolare, e dove il governo è stretto nella morsa di una piazza inferociata e di una maggioranza refrattaria all'azione. L'immobilismo, come scrive la Bce, rischia però di far crollare tutto il castello e mettere in ginocchio il Vecchio Continente.

Slitta il piano Ue-Fmi - Nel pomeriggio di una giornata convulsa, si è appreso che il piano bi di aiuti finanziati da Unione Europe e Fondo Monteario Internazionale per la Grecia potrebbe slittare fino all'11 luglio, data in cui è programmata l'ultima riunione dell'Eurogruppo e dell'Ecofin prima delle vacanze estive. La notizia è stata riferita da fonti dell'Eurozona: il piano dovrebbe valere circa 120 miliardi di euro, considerando anche l'apporto del piano di privatizzazione varato da Atene. Inizialmente i ministri delle Finanze Ue puntavano a raggiungere un’intesa sul piano entro il 20 giugno ma già martedì, nella riunione informale dell’Eurogruppo, era stata ventilata l'ipotesi che l’accordo potesse non essere raggiunto entro il vertice dei capi di Stato e di governo in programma il 23 e 24 giugno. Una nuova riunione informale dell’Eurogruppo è stata comunque convocata per domenica.  

Gli scontri - Nel giorno del terzo sciopero generale, la polizia ellenica è intervenuta duramente contro i 25mila manifestanti scesi in strada nella capitale per protestare contro il piano di austee un giornalista, mentre un portavoce della polizia ha denunciato il ferimento di due o tre colleghi, tutti "in condizioni gravi": un agente, in particolare, è stato colpito a un orecchio da un razzo per le segnalazioni, mentre un altro ha perso alcune dita di una mano.  I tumulti sono degenerati quando un gruppo a volto coperto ha cominciato a lanciare sassi e bottiglie incendiarie contro le forze dell’ordine, che hanno reagito con i gas lacrimogeni: ai violenti, che avevano tentato di assaltare il ministero delle Finanze, si sono peraltro opposti anche numerosi dimostranti. Al grido di "Traditori! Ladri"! Dove sono finiti i soldi?" la folla, che da settimane occupa la centralissima piazza Syntagma, ha circondato il Parlamento, mentre all’interno i deputati discutevano dei tagli per 28 miliardi di euro complessivi decisi dall’esecutivo del premier socialista George Papandreu. Stando sempre alla polizia, alle manifestazioni nella capitale greca hanno partecipato circa trentamila persone, ma secondo i mass media sarebbero state come minimo quarantamila.

Lo sciopero - A causa della protesta, la terza dall’inizio dell’anno, la Grecia si è ritrovata paralizzata: chiusi uffici, banche e scuole, personale ridotto all’osso in cliniche e ospedali, niente trasporti pubblici, traghetti di collegamento con le isole compresi, anche a causa della chiusura di diversi scali portuali. Il premier ha tenuto nel frattempo una riunione di emergenza con il presidente Karolos Papoulias, dopo che la crisi dal piano economico si è estesa anche a quello politico, in seguito alla defezione di un parlamentare socialista che ha lasciato il gruppo del Pasok, riducendo così ad appena cinque seggi il margine a disposizione della maggioranza, mentre un secondo deputato ha annunciato che voterà difformemente rispetto alle indicazioni del partito a favore dei tagli. "Ci troviamo in un momento cruciale dal punto di vista storico", ha dichiarato Papandreu al capo dello Stato. "Per vedere il Paese uscire dalla crisi, procederemo con responsabilità alle necessarie decisioni".

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • capitanuncino

    16 Febbraio 2012 - 14:02

    Poi verrà l'Ungheria,la Bulgaria,la Romania,e a seguire il Portogallo,L'italia e la Spagna.Per il momento gran Bretagna,Polonia,Repubblica Ceca ne sono esenti.Col czz che adottato l'euro.Questa è l'Europa che hanno costruito in 60 ANNI al grido di mai piu' guerre.Abortita ancora prima di nascere.Bei pirla.

    Report

    Rispondi

  • ciannosecco

    16 Giugno 2011 - 21:09

    Dopo le legnate prese da cglushi e GMTubini ,penso che si sia dato allo spagnolo. Ciao dottor .

    Report

    Rispondi

  • ciannosecco

    16 Giugno 2011 - 21:09

    Amico mio, a questo punto ci possono solo salvare le centrali a propulsione idiota.Solo con quelli in questo forum,si possono sviluppare potenze di 40 Gigawatt.

    Report

    Rispondi

  • r2

    16 Giugno 2011 - 21:09

    A suo tempo per entrare in Europa subimmo un prelievo forzoso ed entrammo con un cambio che ci penalizzò. Qualche anno dopo un illustre politico nostrano perorò ed ottenne l'allargamento a paesi che forse dovevano mettere a posto qualche conto. Il primo effetto fu che ns. aziende migrarono verso est. L'Irlanda ha sempre attuato una fiscalità di richiamo per poi dover essere aiutata da chi ha subito quella fiscalità e pare che la cosa non sia finita. Il minimo che ci si può chiedere è dove erano gli organi che dovevano controllare i conti della Grecia? e qualcuno di quei funzionari è stato poi sanzionato? A guardare bene forse non ce la raccontano giusta. Saluti

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog