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Libia, tanti rischi e pochi soldi: finiamo questa guerra inutile

Un conflitto voluto da francesi e inglesi: noi ci rimettiamo e basta. Andiamocene finché siamo in tempo. / MAGLIE

Libia, tanti rischi e pochi soldi: finiamo questa guerra inutile
Dice Roberto Maroni che possiamo ben risparmiarceli i soldi delle bombe sulla Libia e degli immigrati dalla Libia, visto che da quella missione pantano gli americani che ci avevano chiesto di partecipare si stanno già defilando ufficialmente, accusandoci anche di negligenza. Ha ragione, possiamo ben essere d’accordo con il ministro dell’Interno (e col governatore Formigoni) noi che sulle pagine di Libero l’abbiamo chiamata fin dal primo giorno una guerra da pazzi, noi che, per la verità in scarsa compagnia, cito giusto Souad Sbai, parlamentare che quel mondo lo conosce come pochi e che si è esposta subito, l’abbiamo scritto manco avessimo la sfera di cristallo, ma si chiama buon senso, che era una avventura stupida quanto avida, priva di tattica, strategia, progetto politico. Francia e Inghilterra a caccia di petrolio e di riscatto dalle figuracce in Tunisia e in Egitto si sono buttati, con l’appoggio della nuova politica internazionalista di Barack Obama in una guerra che non va da nessuna parte; la Germania saggiamente ha fiutato la trappola antieuropea partita da Washington e ha detto di no; l’Italia, che pure ben sapeva come le sedizoni di Bengasi non vadano scambiate con rivolte nazionali, l’Italia che con il dittatore aveva faticosamente e abilmente raggiunto un accordo di grande utilità sul contenimento degli sbarchi e ottimi affari in Libia, ha provato a resistere, poi ha ceduto alle pressioni. La collocazione geografica forse in parte obbligava, ma qualcuno prima o poi ci rivelerà il contenuto della famosa telefonata partita dalla casa Bianca verso Palazzo Chigi, qualcuno ci racconterà il ruolo del Quirinale, l’entusiasmo per le bombe “umanitarie”, e tanti altri dettagli inspiegabili. Se poi dovesse venir fuori che alla vigilia dell’attacco sferrato da Sarkozy senza preavviso né autorizzazione Nato, Gheddafi stava veramente trattando un passaggio di poteri che avrebbe potuto essere indolore, allora l’intrigo internazionale sarebbe veramente servito.
Il punto ora è se e come uscirne, possibilmente contenendo le perdite economiche e di sicureza nazionale. Il sottosegretario alla Difesa Usa, Robert Gates, uno che ha attraversato epoche e presidenti, dal Vietnam all’uccisione di Bin Laden, uno che ha dominato nei circoli realisti di Bush Padre, in quelli neoconservatori di Bush figlio, per approdare al pasticcio di Obama, nei giorni scorsi, parlando dell’intervento della Nato in Libia, ha spiegato che «è dolorosamente evidente che le lacune di investimenti e la mancanza di un largo consenso politico possono compromettere la possibilità di condurre una campagna militare integrata, efficace e duratura». Per lui l’Alleanza è a due velocità, visto che due terzi delle spese militari vengono pagate dai contribuenti americani i quali potrebbero «perdere la pazienza».
Certo è che In Libia, la missione "Comando Unificato" ha già superato i limiti prefissati e non ha prodotto il risultato di sconfiggere il Colonnello Gheddafi. L’esercito lealista resiste, gli insorti si sparano soprattutto sui piedi e in aria, coordinamento delle operazioni, fornitura di armi, addestramento, bombardamenti dall’aria non servono. Gheddafi si fa vedere e gioca a scacchi, come ha fatto giustamente notare Maroni, nel senso che ci prende in giro e ci manda anche a dire, a noi italiani, che con tutti è pronto a trattare tranne che con il traditore Berlusconi e il suo uomo Frattini.
Naturalmente qualche ragione a prendersela con l’Europa Gates ce l’ha. Gli europei hanno costruito i loro costosi sistemi di welfare inghiottendo i fondi destinati alla Difesa. Insieme, gli eserciti di Londra e Parigi non fanno quello israeliano, Sarkozy gioca alla grandeur indipendente, ma il budget dei francesi è appena il 6 per cento di quello americano, e il 7 quello degli inglesi. Anche  l’Italia per riuscire a far lavorare, il centro delle operazioni aeree richiede un aumento di specialisti provenienti in larga parte dagli Usa. Ma anche il Presidente Democratico sta seguendo una politica interna fatta di alta spesa pubblica e forti investimenti federali a svantaggio del budget militare, centinaia di miliardi di dollari in tagli al Pentagono nei prossimi 12 anni. Gates non è d’accordo, teme il rischio degli anni settanta e degli anni novanta, sempre presidenti democratici erano, e contesta i tagli lineari di Obama. Molti rischi, pochi soldi, grande confusione politica, tra l’Europa divisa e debole e un America in campagna elettorale. Perché allora cascare nella trappola di una guerra inutile a Gheddafi? Già, perché?

di Maria Giovanna Maglie

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Commenti all'articolo

  • paolo44

    18 Giugno 2011 - 19:07

    Grazie ad Obama, Napolitano & PD, Sarkò, siamo entrati in questa palude libica e ci abbiamo rimesso le penne. Berlusconi ci ha perso la faccia e probabilmente le elezioni; l'Italia soldi e prestigio e sicurezza; il sentimento nazionale ha avvertito una perdita di onore. E non se ne può più uscire: il danno sarebbe ancora maggiore, tradiremmo di nuovo e non recupereremmo nulla di quanto già perso. Gli errori mortali si pagano, e molto cari. Sarebbe bene mettere in chiaro chi sono i principali responsabili: Napolitano e la sinistra tutta. E ciò risulta chiarissimo, se qualcuno avesse dubbi, dal mancato uso sia polemico che elettorale di qualsiasi argomento inerente alla guerra da parte dell'opposizione e delle bandiere arcobaleno. Se l'iniziativa fosse stata del mostro Berlusconi sai che musica differente!

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  • scovafrottole

    18 Giugno 2011 - 13:01

    Dispiace anche che l'Italia abbia perso nel suo 150° la grande opportunita' di dimostrare al mondo intero di essere una nazione emancipata che sa dire anche NO se i suoi interessi vengono minacciati.Ci saremmo guadagnati VERO rispetto sia da occidente che da oriente. E non mi si venga a dire le solite filastrocche sui nostri impegni,doveri e altre panzane simili, perche i Francesi prima di tutto guardano a cio' che coincide con i loro interessi,tutto il resto e SECONDARIO,mentre per noi complessati e PRIMARIO. Invece di conquistarci rispetto, siamo sprofondati agli agli occhi di tutto il mondo come delle marionette voltagabbana e traditori.

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  • emigratoinfelix

    18 Giugno 2011 - 12:12

    ...dottoressa Maglie.Ed e' indubbio che l'italia ci rimettera' piu' di tutti in questa avventura farlocca fortemente voluta dal Sommo Pannolone del Colle.berlusconi ha la grave responsabilita' di non aver saputo resistere alle pressioni concentriche di Napolitano,frattini e la russa,ed in questo non si e'comportato da uomo di stato:la costituzione gli garantiva,come capo dell'esecutivo,il diritto di zittire il vecchio bolscevico del quirinale ed eventualmente esautorare e sostituire le mezze calzette dei ministri della difesa ed esteri.Avrebbe affrontato magari una momentanea tormenta politica,ma tanto lui quanto il paese ci avrebbero guadagnato in autorevolezza politica,ed oggi sicuramente avremmo un ruolo chiave di negoziatori per uscire dal pantano di una guerra stupida,criminale e soprattutto utile a francia ed inghilterra.ormai e´troppo tardi,l'ottusa linea del governo italiano ci ha marginalizzato in tutti isensi.

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  • raucher

    17 Giugno 2011 - 20:08

    D'accordissimo. Ha notato il silenzio, da qualche giorno a questa parte delle bandiere arcobaleno dei pacifisti? E sulla Siria? Pacifisti zittiiiiiiiiiii. Le bandiere si tirano fuori dalla naftalina a comando. No comment. Saluti.

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