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Le modelle bianche? Troppe Brasile vuole le 'quote nere'

Paese finto multietnico. "Colorati" sono 57% del Paese, ma minoranza nella moda. E' il governo a dare il cattivo esempio / Carlini

Le modelle bianche? Troppe Brasile vuole le 'quote nere'
Il Brasile si vanta di essere uno dei Paesi più multietnici del mondo. Ma a ben guardare non è così. Anche se c’è un’amministrazione di sinistra, guidata dall’ex guerrigliera Dilma Rousseff, razzismo e ineguaglianze sono rimasti. A partire dal mondo della moda. Sulle passerelle della rassegna più importante di San Paolo i tratti europei prevalgono in modo lampante. Non è facile vedere una modella mulatta o nera sfilare, ben diverso da quello che accade nelle strade della metropoli brasiliana.

Così un gruppo di attivisti ha fatto una proposta che ha sollevato un acceso dibattito: introdurre le “quote nere”, che obbligano le grandi case a mandare sulle passerelle almeno il 20% di modelle di colore. «La settimana della moda di San Paolo vuole diffondere l’immagine di un Brasile simile alla Svizzera, in cui tutti sono bianchi e con gli occhi azzurri», ha tuonato Frei Davi Santos, che guida la protesta. «Gli organizzatori si dimenticano che più della metà della popolazione del Brasile è scura». E questi numeri vengono confermati dal censimento 2010 del Paese sudamericano. Il 43% degli abitanti si è definito come “pardo” (etnia mista che comprende i mulatti), mentre i neri sono il 7,5%. Non è facile muoversi nel coacervo etnico del Brasile, in cui ci sono discendenti di indios, coloni portoghesi, schiavi africani e diversi gruppi di immigrati, arrivati fra il 1820 e il 1970 (tanti gli italiani e anche i tedeschi). Di sicuro però, i bianchi non rappresentano più la maggioranza. Ma questo non sembra aver avuto ripercussioni in molti settori. A partire, per l’appunto, da quello della moda.

PREGIUDIZIO

Nel 2008 c’è stata perfino un’indagine della procura di San Paolo, che aveva stabilito che fra le 1.128 ragazze ingaggiate per la settimana della moda solo 28 erano di colore. Così gli organizzatori avevano chiesto di far sfilare almeno il 10% di modelle nere. Ma i grandi nomi del settore si sono rifiutati e hanno mandato sulle passerelle chi volevano.

La spiegazione di questo comportamento è molto semplice e affonda le sue radici in un mix di razzismo e marketing. Secondo l’esperta di moda Vivian Whiteman, le ricerche di mercato mostrano che i clienti rifiutano la combinazione di modelle nere e abiti di lusso. Del resto le afro-brasiliane hanno molti problemi ad affermarsi, a differenza delle connazionali di discendenza europea. Come ad esempio Gisele Bündchen, diventata una delle modelle più famose del mondo. In questo caso la responsabilità è senza dubbio da attribuire al mercato del lusso. Ma non si può dire che sia colpa dei ricchi. Le discriminazioni nei confronti di neri e mulatti restano forti a tutti i livelli. E nelle situazioni più insospettabili, a partire dal governo della “presidenta” Rousseff.

Guardando la foto di gruppo che la ritrae coi suoi ministri è difficile trovare un non bianco, e leggendo i cognomi si capisce la chiara origine europea di molti di loro. Finalmente l’occhio cade su una signora di colore, Luiza Helena de Bairros, che occupa la carica di ministro per l’Uguaglianza razziale. Il sospetto è che Dilma abbia dovuto sceglierla per forza. Poi c’è Orlando Silva de Jesus Júnior, ministro dello Sport. Non si può certo dire che la leader brasiliana sia stata coraggiosa e anticonformista nel formare la sua squadra di governo.

L'ESEMPIO DEGLI USA

E pensare che il suo Paese da tempo critica gli Stati Uniti, accusandoli di essere un impero economico e militare dominato da un’élite bianca. Ma scorgendo l’elenco dei componenti delle ultime due amministrazioni, quella del repubblicano George W. Bush, e quella del democratico e afro-americano Barack Obama, si vedono neri occupare diversi posti chiave, in settori come la sicurezza nazionale e la giustizia. Negli ultimi anni in Brasile si è cercato di cambiare qualcosa ma i risultati non sono stati proprio strabilianti. L’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha nominato un giudice nero per l’alta corte. Gli atleti, soprattutto calciatori, e i musicisti afro-brasiliani sono famosi in tutto il mondo.

E di recente si è anche aperto il mondo chiuso delle soap opera: un attore di colore è finalmente il protagonista. C’è ancora molto da fare, soprattutto dal punto di vista istituzionale. Le cosiddette quote sono state introdotte da università e aziende. Ma non vengono regolate da una legge federale.

di Alessandro Carlini

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