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"Cuccioli non sono una merce. Vietato vendere gli animali"

A San Francisco singolare proposta contro gli abbandoni: basta con i negozi di cani o di pesci. Ma così a rischiare sono le razze

"Cuccioli non sono una merce. Vietato vendere gli animali"
San Francisco - colline, architettura vivace, taxi da telefilm e Chinatown - è considerata la più europea delle metropoli americane. A noi europei, però, ha qualcosa da insegnare. La cura e la cultura degli animali. Che siano cani o gatti, criceti o pesci, topi o rettili,  state sicuri che in California il trattamento loro riservato sarà speciale. E le attenzioni pure. Tanto per capire, pensate che alla fine degli anni novanta a San Francisco fu costruito il Maddie’s Pet Adoption Center (costo sette milioni di dollari), il “Plaza” dei  rifugi per animali abbandonati: grandi sale luminose dotate di divani, palestre, tv sempre accese su immagini di pesci e felini felici, lezioni private ai cani per migliorare l’educazione. E facilitare, così, le successive adozioni. Uno sballo. Una politica animalista - vera - avanti nel tempo e una battaglia convinta e decisa per dimostrare che gli animali non sono merce, no. E fanculo Cartesio e le sue teorie (“gli animali privi di coscienza sono delle semplici macchine”).

Ora, a distanza di poco più di dieci anni, la contea ha deciso di fare un ulteriore salto nel futuro per combattere la stupidità umana. Ecco il progetto. Al vaglio del Board of Supervisors della città (il consiglio della contea di San Francisco) c’è una proposta di legge che vuole vietare la vendita di tutti gli animali domestici: non solo cani e gatti - come recitava un precedente disegno di legge - ma anche uccellini, criceti, pesci, topolini e rettili e qualsiasi altra forma animale che vola, corre, nuota o striscia. L’idea - sicuramente avvincente e coraggiosa - è quella di contrastare il fenomeno dell’abbandono e del maltrattamento degli animali. E di colpire e punire chi acquista cani o gatti solo per vezzo, come se acquistasse merce o oggetti di decoro per la casa. «Da Cartesio in poi è diventata comune nella cultura occidentale l’idea che i pesci e gli altri animali non abbiamo sentimenti, non soffrano e che noi possiamo fare nei loro confronti tutto quello che vogliamo. Li trattiamo come se fossero beni di largo consumo», ha spiegato in un’intervista al Los Angeles Times Philip Gerrie, coautore della proposta di legge e membro della Commission of Animal Control and Welfare, la commissione del Board of Supervisors di San Francisco che si occupa delle questioni relative agli animali. La commissione spera che il divieto di acquisto di animali a San Francisco, qualora approvato, possa stimolare l’adozione degli animali abbandonati (per la rabbia e la preoccupazione dei venditori, il cui settore ha un giro di affari dai 45 a i 50 milioni di dollari l’anno) che si trovano nei rifugi. Un’idea lodevole, ma che fine faranno i cani di razza?  Chi vorrà compare un pitbull, un dobermann o solo un pappagallo  a chi dovrà rivolgersi? Se la proposta passasse, non si alimenterebbe un mercato clandestino di animali pregiati? E ancora, se tutto il mondo decidesse di sposare la causa di San Francisco, non si correrebbe il rischio di perdere alcune razze?

Nel frattempo lo scorso gennaio è stato organizzato un “ponte aereo chihuahua”, cioè il volo San Francisco-New York della Virgin America che ha imbarcato 15 chihuahua abbandonati.  Dopo una breve permanenza presso l’Adoption Center of the American Society for the Prevention of Cruelty to Animals, per vaccinazioni, cibo e cure veterinarie, sono stati adottati da newyorchesi che si erano prenotati. L’operazione, voluta e pagata dall’attrice Katherine Heigl (si parla di 25mila dollari) è  l’ ultima di una serie di salvataggi: ogni mese vengono abbandonati 600 chihuahua tra San Francisco e la Bay Area, nei canili o per strada.
 
Problemi seri e meno seri, a San Francisco hanno sempre prestato grande attenzione al mondo animale. E se l’aspetto vendita e abbandono non lascia spazio a sorrisi, sentite un po’ questa che risale allo scorso febbraio. La città di San Francisco sta studiando un progetto per riciclare residui (cacca) lasciati dai cani su marciapiedi facendoli diventare una fonte d’energia. Tutto vero. Leggete con attenzione. L’azienda di nettezza urbana Norcal Waste Systems si è bastata sui numeri, secondo i quali in città di sono 120mila cani e il 4% dell’immondizia racconta nelle case proviene dai cani e ha come destinazione la discarica. A parere dei Woods End Laboratories, negli Usa cani e gatti producono circa 10 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno. Così la Norcal ha deciso di sperimentare in un parco un sistema di carrelli per la raccolta dei residui e di contenitori biodegradabili, che dovranno essere usati dai proprietari dei cani a passeggio nel giardino pubblico. Raccolti gli escrementi, questi verranno messi in un dispositivo di fermentazione e compostaggio mirato alla produzione di biogas che poi sarà bruciato per produrre elettricità o riscaldamento. Già, San Francisco. Colline, architettura vivace, taxi da telefilm, Chinatown. E amore vero per gli animali.

di Alessandro Dell'Orto

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Commenti all'articolo

  • boss1

    boss1

    29 Giugno 2011 - 11:11

    i cuccioli dovrebbero essere venduti solamente da allevamenti riconosciuti controllati e certificati non solo dall'enci ma anche da altri organi fiscali con tanto di fattura (magari con iva ridotta) in modo da avere la tracciabilità dell'animale.per gli abusivi ? sanzioni sanzioni e sanzioni per i meticci o anche di razza nati in casa? si debbono comunque iscrivere all'anagrafe e seguirne il percorso ed eventuali cessioni come per quelli provenienti da allevamenti.semplice e facile.

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