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Utoya e Oslo, terrore in rete: le voci dell'orrore su Twitter

Il social network è stato il primo a rivelare il dramma in Norvegia: "Non telefonate, mi sto nascondendo". "Mandateci barche, aiuto"

Utoya e Oslo, terrore in rete: le voci dell'orrore su Twitter
"Non telefonate, mi sto nascondendo". "Mandate barche, c'è gente a nuoto a Utoya". Il dramma della Norvegia in diretta su Facebook e Twitter dal meeting dei laburisti, sull'isoletta a 50 km da Oslo, mentre Anders Behring Breivik stava scaricando i caricatori del suo fucile e delle sue due pistole sulla folla. E' stata la Rete, come sempre più spesso accade, a raccontare quelle ore di follia e terrore nel Paese dei Nobel. Prima di tutti i giornalisti di Vg, il tabloid la cui sede è stata sventrata dall'autobomba nel centro direzionale di Oslo, a due passi dagli uffici governativi. Mentre fuori c'erano morti, auto carbonizzate, vetri rotti e detriti, i cronisti sono stati in grado di approntare un collegamento video sul sito e, contemporaneamente con cellulari e videofonini riprendere quello che stava accadendo, intervistando gli agenti della polizia e spostandosi nella zona attaccata. Un reportage da una zona di guerra, direttamente fuori dalla porta della redazione.

Il terrore in diretta - Ma lo choc maggiore doveva ancora arrivare. Pochi minuti dopo, a Utoya, inizia la strage dei giovani radunati sull'isolotto per una giornata divisa tra politica e divertimento. Un "paradiso divenuto inferno", lo ha definito il premier Stoltenberg. E così anche Facebook e Twitter, le cui ashtag più utilizzate e seguite venerdì sono state #oslo, #utoya e #norway. Il perché è semplice. Fa impressione leggere gli sos e gli aggiornamenti tramite social network. "All'improvviso abbiamo sentito sparare, siamo corsi a nasconderci, ci dicono di scappare dall'isola", scriveva Bergensian Kjetil Vevle (@kjetilvevle). "Non mi chiamate, sono nascosta. Adesso sono in lacrime", rivelava Kyler Finnesand (@kylerfinnesand). Addirittura si chiamavano i soccorsi: "Chiunque abbia una barca vicino a Utoya venga a prendere i giovani che scappano a nuoto! Passate parola", da Hanne Sigrun Byhring (#hsbyhring). Ed è stato proprio Twitter, attraverso i tweet di alcuni utenti presenti sull'isola, a rivelare che l'attentatore era vestito da poliziotto e che non aveva tratti mediorientali ("alto 1.90, biondo, pelle chiara"). Nota macabra: proprio il Web ha rivelato qualche dettaglio rivelatore del killer, Breivik. Su Facebook, per esempio, il suo profilo riporta la professione: direttore di Breivik Geofarm, un'azienda agricola biologica. Secondo la polizia, quelle conoscenze gli sarebbero servite per mettere a punto gli ordigni esplosi e non esplosi a Oslo. E su Twitter, un solo messaggio inviato il 17 luglio. E' una citazione del filosofo John Stuart Mill: "Una persona convinta ha tanta forza come 100mila persone che hanno solo interessi".

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Commenti all'articolo

  • vattenne

    23 Luglio 2011 - 13:01

    Vedi prima pagina di Libero. Capisco la notizia, ma prima di licenziare la prima pagina non sarebbe meglio documentarsi meglio e comunque se proprio la pagina bisogna mandarla avanti a tutti i costi, rimanere nel vago per quanto riguarda, come in questo caso sulla identità degli attentatori, a volte potrebbe essere meglio ed evitare certe figure che alla lunga finiscono per danneggiare la credibilità del giornale, o no. In ogni caso mantenere una linea prudente non è mai sbagliato. Saluti e alla prossima

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