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Pechino imbavaglia gli artisti che mettono le tette a Mao

Comunisti bacchettoni. Studio dei fratelli Gao chiuso dal regime: hanno fatto delle statue irriverenti del Grande Timoniere

Pechino imbavaglia gli artisti che mettono le tette a Mao
Sarebbe certamente piaciuto a Andy Warhol, l’inimitabile star della pop art che trasformava in capolavoro le scatoletta di zuppa da supermercato e produceva in serie serigrafie da milioni di dollari:  Marilyn Monroe, Mao Zedong, Che Guevara. Arte di rottura rivoluzionaria, artistica, certo, ma anche segno di una cifra politica antagonista.  Oggi, ad agitare i sonni di una delle dittature  tra le più feroci al mondo, è ancora il genio dell’arte: nel caso, le sculture oniriche di un improbabile “Miss Mao” con il naso da Pinocchio e i grossi seni nudi. Un incrocio tra le raffigurazioni di regime del Grande Timoniere e le donne ciccione di Botero. Troppo per i burocrati di Pechino e i guardiani della rivoluzione post-maoista, quella che cucina la rancida zuppa comunista con i nuovi imperativi capitalisti alla ricchezza.  Fino al punto di accusare  dissidenti e  ribelli politici non più di crimini contro il socialismo bensì di evasione fiscale. Dopo Ai Weiwei, incarcerato per quasi tre mesi, oggi è la volta di due giovani artisti, i Gao Brothers, conosciuti anche all’estero. I due fratelli denunciano che recentemente diversi funzionari cinesi hanno visitato il loro studio nel 798 Village Art, la zona degli artisti di Pechino, ordinando alla fine di chiuderlo senza fornire alcuna motivazione.

Ma la decisione sembra legata in particolare ad alcune loro sculture considerate irriverenti, appartenenti a una serie chiamata “Miss Mao” che ritraggono il leader cinese Mao Zedong con due grossi e sporgenti seni nudi. I due artisti sono sempre sotto stretto controllo soprattutto dopo essere stati tra i firmatari di una lettera aperta del dissidente Fang Lizhi all’allora leader Deng Xiaoping durante la rivolta di Piaza Tienammen. L’opposizione al comunismo è un marchio di famiglia. Nel ’68, in piena Rivoluzione Culturale, il padre, impiegato e dissenziente schedato,  una sera di ottobre non torna a casa dal lavoro. È arrestato e incarcerato: un mese giorni dopo, alla famiglia viene annunciato che «si è suicidato». Ecco spiegato perché oggi tra le bestie nere della dittatura comunista ci  siano questi due performer stravaganti e burloni che al Grande Timoniere hanno fatto crescere le tette dopo avergli “tagliato” la testa. Una delle loro sculture, infatti,  ritrae il Presidente in atto di chiedere perdono per le sue colpe: per sfuggire alle ire del regime, i Gao Brothers quando devono riporre l’opera separano il busto dalla testa in modo da renderlo anonimo.

Artisti altamente dissacratori, il loro quartier generale è in una galleria-ristorante su tre piani al centro del famoso 798, il distretto dell’arte contemporanea di Pechino, nato una decina di anni fa in una fabbrica dismessa. La loro arte va dalla scultura alla fotografia, spesso facendo interagire le due tecniche. È appunto il caso di “Miss Mao”: la testa del presidente ma con il naso lungo da Pinocchio, la lingua fuori e due seni prorompenti. Chiara allusione alle bugie del dittatore comunista. E nel titolo cinese, «Mao xiao jie», c’è una voluta ambiguità tra «signorina» e «prostituta». Davvero una brutta fine quella del podista winner della Lunga Marcia, autore del Libretto Rosso, bestseller più venduto al mondo: 1 miliardo e 200 milioni di copie (forzate) solo in Cina, più le numerose traduzioni mondiali, a divertimento degli annoiati rampolli delle migliori borghesie occidentali.

Che, dopo quasi mezzo secolo, insistono nell’inseguire la stessa folle utopia. In Cina, il Rivoluzionario finisce sbugiardato con un naso da burattino su un corpo da puttana; da noi i rais, specialmente se comunisti, continuano a godere di brand formidabile e di una speciale schizofrenia simbolica e politica: possono aver commesso i più efferati crimini (e li hanno commessi) ma la loro iconografia resiste alla storia, la loro immunità resta sacra e più forte di ogni malefatta.  Così, a tentare l’impossibile impresa di frantumare la dura menzogna, restano solo l’allegria e lo sberleffo. Come  il Mao nasuto e popputo dei fratelli Gao.

di Luigi Santambrogio

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