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Assad spara ancora sulla folla Russia e Turchia con la Siria

Nuovo venerdì di protesta represso con la violenza dalle forze dell'ordine: 14 morti. Manifestazioni e incidenti nel sud

Assad spara ancora sulla folla Russia e Turchia con la Siria
L'ennesimo venerdì della protesta va in scena in Siria. Il popolo ha nuovamente invaso le piazze in numerose città e le forze dell'ordine hanno ancora risposto aprendo il fuoco. E dire che nessuno aveva creduto alla promessa strappata giovedì al presidente siriano Bashir al Assad dal segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon: la repressione militare del regime non si arresta dinanzi all'ondata di protesta, a sua volta inarrestabile finché Assad non lasci il potere. La Siria si chiude così in un vortice di sangue: a Damasco, a Dayr az Zor, a Enkhel, a Homs sono 14 - secondo testimoni - le vittime  tra i civili. E se Usa e Ue, giovedì hanno alzato la voce chiedendo le dimissioni di Bashir, Bashar Jaafari - rappresentante permanente della Siria alle Nazioni Unite - punta il dito sugli States, accusandoli di "lanciare una guerra diplomatica ed umanitaria". 

Russia e Turchia pro Assad - All'appello di Obama non risponderanno Mosca e Ankara. Secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa Interfax, per il ministero degli Esteri di Mosca il leader di Damasco merita ancora del tempo per mettere in piedi le riforme tanto chieste. "Noi non sosteniamo tali richieste e pensiamo che al presidente al Assad vada dato tempo per realizzare tutti i processi di riforma che ha detto di voler fare", ha sostenuto il ministero. Anche per il governo turco, che pure ha chiesto ad Assad di porre fine alla repressione e di attuare le riforme chieste, è troppo presto per chiedere le dimissioni di Assad. "Non siamo a questo punto - ha affermato una fonte dell'esecutivo - Per prima cosa è il popolo siriano che deve chiederlo, ma questo non è stato ancora udito nelle strade del Paese. L'opposizione siriana non è ancora unita".

La coalizione rivoluzionaria -Attivisti e dissidenti in patria e all’estero hanno annunciato la creazione di una coalizione battezzata "Comitato generale della Rivoluzione siriana" (Srgc) con l'obbiettivo di ottenere la caduta del regime del presidente Assad e l' istituzione di uno Stato democratico. L' Srgc, che in un comunicato ha auspicato "uno Stato di diritto che garantisca la libertà e l'uguaglianza di tutti i cittadini e il rispetto dei diritti umani", nasce dalla fusione di 44 gruppi e comitati che da cinque mesi sostengono le proteste antigovernative in Siria.

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