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Le grinfie di Al Qaeda in Libia Ai terroristi le armi del Raìs?

Gheddafi disponeva di Scud, iprite e uraio. Gli Usa assicurano che sono al sicuro, ma non ci sono garanzie

Le grinfie di Al Qaeda in Libia  Ai terroristi le armi del Raìs?
Gli americani dicono di non preoccuparsi. Ma in pochi ci credono, viste le cantonate che Washington ha preso in passato con le armi di distruzione di massa. Per quello che riguarda la Libia, secondo il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, è tutto sotto controllo. Ma potrebbe non essere così. È grande l'arsenale del rais, formato non solo da armi chimiche e residui nucleari, ma anche da tanti razzi che possono presto finire nelle mani di terroristi e guerriglieri e che in parte già ci sarebbe finiti. C'è insomma un vero e proprio “supermercato” che attira gruppi come Hamas, alla ricerca di missili sempre più potenti per colpire Israele dalla Striscia di Gaza, o anche le milizie qaediste che prosperano fra Tunisia e Algeria, senza che gli eserciti dei due Paesi nordafricani riescano a contrastarle in modo efficace. E i rivenditori potrebbero essere schegge impazzite dei ribelli di Bengasi, pronti a farsi un po' di soldi piazzando a buon mercato gli ordigni. «Abbiamo già preso accordi col Consiglio nazionale di transizione e ci hanno assicurato che la situazione è sotto controllo», ha affermato la Clinton. Ma quando si dissolve un regime può succedere di tutto. Come è accaduto con il crollo dell'Unione Sovietica, quando sono stati messi sul mercato delle armi migliaia di aerei, carri armati e centinaia di migliaia di kalashnikov. Altri possibili rivenditori sono i lealisti del regime che vogliono approfittare della caduta del loro Muammar Gheddafi. Cosa potrebbe fare nelle mani di un terrorista di Al Qaeda un lanciamissili a spalla, come il sovietico Sa7, su cui i ribelli hanno messo le mani quando hanno assaltato le caserme del rais? Ad esempio potrebbe essere usato per abbattere facilmente aerei carichi di civili. Questo tipo di armi fa gola ai Paesi vicini della Libia, come ad esempio Ciad e Sudan, ma anche ai terroristi salafiti della Striscia di Gaza, che di recente hanno compiuto una strage di civili israeliani vicino alla città balneare di Eilat, al confine fra lo Stato ebraico e l'Egitto. Secondo le parole del generale americano Carter Ham, a capo dell'U.S. Africa Command, Gheddafi avrebbe accumulato circa 20 mila lanciamissili a spalla, dai primi modelli, fino alle ultime versioni. Nei commerci illegali di armi giocherebbe un ruolo cruciale l'Iran, che guida tutte una serie di triangolazioni: smista, in particolare razzi, verso i gruppi integralisti del Medio Oriente e dell'Afghanistan. Poi ci sono gli Scud, trasportati da un veicolo e che possono essere armati con testate chimiche. La Libia avrebbe 417 di questi missili. Gheddafi aveva chiesto agli Usa 834 milioni di dollari per distruggerli, ma gli americani avevano rifiutato. Almeno 200 di questi dovrebbero essere ancora operativi. Secondo i servizi israeliani, il colonnello ha tentato di comprare i vettori Iskander-E e Scalp, ma senza riuscirci. E poi ci sono le tanto temute armi di distruzioni di massa, a partire dai residui della produzione nucleare iniziata e poi fermata dal colonnello. Si tratta ad esempio di uranio da usare per realizzare le cosiddette bombe radioattive “sporche”, l'incubo peggiore della Casa Bianca. Per non parlare dell'arsenale chimico. Come la terribile iprite, che devasta pelle e polmoni, usata per la prima volta fra le trincee della prima guerra mondiale. Secondo gli esperti del settore in Libia ce ne sarebbero 10 tonnellate in vari depositi. Il rais era ricorso al “gas mostarda” durante la guerra col Ciad, nel 1987. Tripoli annunciò nel dicembre 2003 il disarmo, in un tentativo di ricucire con l'Occidente dopo avere accettato di pagare i danni per la strage di Lockerbie, in Scozia. Così aprì agli ispettori internazionali e promise di distruggere tutto. A sborsare i soldi sarebbero stati i Paesi che glielo chiedevano: l'Italia riconvertì in una industria farmaceutica, ad esempio, lo stabilimento di Rabta, simbolo di quel temuto arsenale. Gheddafi consegnò agli Stati Uniti le 4000 centrifughe del suo programma nucleare. Nel 2004 si impegnò a distruggere anche 13,5 tonnellate di iprite, ma poiché la data limite era lo scorso maggio, si pensa che almeno il 54% ce lo abbia ancora.

di Alessandro Carlini

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Commenti all'articolo

  • autores

    27 Agosto 2011 - 20:08

    non avete le idee chiare. Chiunque sia liberale,anche se Islamista,e non e' dalla parte degli U.S.A. e' Al Quaeda. Se invece e' dalla parte dei U.S.A. non e' Al Quaeda anche se fosse Islamista.

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  • scovafrottole

    27 Agosto 2011 - 15:03

    Proprio un bel risultato: ci siamo prestati a far da aviazione ad Al Qaeda per portare la democrazia jihaddista in Libia. Sarkozy.. sei un genio di idiozia.

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  • raucher

    27 Agosto 2011 - 11:11

    in proporzione, il numero maggiore di terroristi proviene proprio dalla Libia , in particolare dalla zona di Derna. Naturalmente costoro ora sono tutti rientrati in patria tra i ribelli.

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