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Gheddafi in fuga, altra tappa "E' in Algeria", "Non è vero"

Algeri smentisce il pasaggio di convogli segreti. Tre contractor italiani liberati da una prigione a Tripoli

Gheddafi in fuga, altra tappa "E' in Algeria", "Non è vero"
Adesso è il turno dell'Algeria, anzi no. Il governo di Algeri ha smentito la notizia data dai ribelli e rilanciata dall'agenzia di stato egiziana Mena secondo cui la nuova tappa della toto-fuga di Muammar Gheddafi dalla Libia sarebbe stata, appunto, l'Algeria. Fonti ribelli nella città di Ghadamis hanno parlato di un convoglio di sei Mercedes blindate che avrebbe attraversato la frontiera. "Forse a bordo c'è Gheddafi", hanno detto gli insorti. I ribelli non sarebbero stati in grado di fermare il convoglio di auto blindate. Probabile, in ogni caso, la presenza di alti ufficiali libici, ma per il momento del Raìs e dei suoi figli non c'è ancora traccia. Dopo le ipotesi di fuga in Venezuela e Sudafrica o quelle, 'casalinghe' di qualche bunker di Tripoli o a Sirte, si continua dunque a brancolare nel buio.  

Mistero italiano - In Libia, nel frattempo, si combatte. Mentre cresce l'orrore mano a mano che si scoperchia il frutto della violenza (esecuzioni sommarie, ospedali dimenticati con 30 morti abbandonati, centri di tortura del regime) e i segreti del Colonnello (la figlia Hana, dichiarata morta nel 1986 a causa dei bombardamenti americani su Tripoli, è invece viva e vegeta), le autorità italiane hanno assicurato il rientro di tre connazionali imprigionati da un mese nel carcere di Abu Salim e liberati dai ribelli: Antonio Cataldo di 27 anni di Avellino, Luca Boero di 42 anni di Genova e Vittorio Carella, 42 anni di Peschiera del Garda. La loro presenza in Libia è ancora avvolta nel mistero: l'accusa del regime era di essere dei contractor, mercenari al soldo dei ribelli. Gli italiani sostengono invece di essere arrivati in Libia per scortare un importante uomo d'affari tunisino fino a Tunisi.

Orrori e processi - Gli orrori della guerra chiameranno il giudizio della Corte internazionale. Non solo Gheddafi, però, dovrà essere processato dai giudici dell'Aja. Per il magistrato internazionale Fausto Pocar, presidente della Corte Onu per la ex Jugoslavia e membro della Corte d'Appello per il Ruanda, intervistato dal Corriere della Sera spiega: "Se i ribelli hanno commesso crimini, devono essere giudicati. Dove è possibile farlo, dove c'è serenità e i giudici non sono esposti a estorsioni". Non in Libia, perché "sono le fasi finali di una guerra, la giustizia non funziona, come non funzionano gli ospedali o altri servizi dello Stato". Dunque "si può solo lavorare per garantire la giustizia quando taceranno le armi".

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Commenti all'articolo

  • raucher

    28 Agosto 2011 - 17:05

    dei morti , mi è parso che molti siano neri. I famosi mercenari di Gheddafi? Certamente per loro non ci sarà pietà , gli arabi sono i più grandi razzisti al mondo nei confronti degli africani neri. Gli occidentali si stracciano le vesti ancora oggi per lo schiavismo, ma gli arabi, che storicamente furono i peggiori schiavisti e consideravano l'Africa il loro territorio di caccia, non si sono mai neanche lontanamente sognati non dico di scusarsi, ma nemmeno di prendere in considerazione il discorso. I soliti 2 pesi e 2 misure. Una curiosità: in Arabia Saudita la schiavitù fu (formalmente) abolita negli anni '60 ....del 900 naturalmente.

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  • capitanuncino

    28 Agosto 2011 - 16:04

    I suoi tre sosia.Lui da tempo aveva fiutato l'aria e se ne è scappato in luogo sicuro.Mica è rimasto ad aspettare gli insorti come uno scemo.Quello che preoccupa e che di truppe fedeli ne ha parecchie.....Ho l'impressione che presto succederà quello che è successo in Iraq.Passeranno tutti quanti in blocco alla guerriglia.

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  • raucher

    27 Agosto 2011 - 18:06

    In quanto allo scorrazzare in moto, guardi che forse Lei ha fatto un pò di confusione con l'orbo Omar ( se non ricordo male). Certo Bin Laden non svolazzava in moto.

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  • dubhe2003

    27 Agosto 2011 - 18:06

    ...stessa telenovela tal quale di quella di Osama, che scorazzava per le vallate montagnose in motocicletta,mentre tutti lo cercavano negli interstizi più profondi della terra.

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