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Imbarazzati Breivik appassionato di Lacoste Coccodrillo spaventato dal terrorista testimonial

Il killer norvegese è un fan del marchio francese, che ora teme danni d'immagine e intima al mostro: "Non indossare quei capi"

Imbarazzati Breivik appassionato di Lacoste Coccodrillo spaventato dal terrorista testimonial
La Lacoste non lo avrebbe mai ingaggiato come testimonial. È Anders Behring Breivik ad aver scelto il marchio del coccodrillo. Perciò la multinazionale si rivolge discretamente alla polizia norvegese nel tentativo di far togliere la maglietta al responsabile delle stragi del 22 luglio. Non trapela nulla della conversazione, peraltro confermata dalla polizia al quotidiano Dagbladet. È ipotizzabile che si tema un incalcolabile danno d’immagine, dopo che le fotografie dell’assassino al momento dell’arresto, mentre indossa una Lacoste rossa a maniche lunghe, hanno fatto più volte il giro del mondo, sovrapponendosi a ogni altro messaggio pubblicitario.
Il 32enne di Oslo è uno dei più famosi killer del mondo. Durante i due mesi e mezzo di detenzione in cella d’isolamento ha ricevuto lettere d’amore da ammiratrici di tutto il mondo, alcuni messaggi di cristiani che lo vogliono convertire e un’infinità di minacce ed espressioni d’odio. La direzione del carcere non glieli fa leggere, né gli comunica che finora il suo nome è stato googlato 32 milioni di volte sui motori di ricerca di Internet. Per i proprietari del brevetto della polo più famosa del mondo, che ne sono fin troppo consapevoli, si tratta di un incubo. Uno dei primi marchi a livello internazionale non può non temere la popolarità di uno sterminatore che invade il suo spazio di marketing.
Come se non bastasse, nel suo manifesto, Breivik compare ritratto con un maglioncino della stessa marca e spiega i motivi della sua scelta. È dichiaratamente il suo brand preferito (insieme agli orologi Breitling), che reputa in grado di caratterizzarlo come «un europeo ben istruito di tendenze conservatrici».
Ma innanzitutto il coccodrilletto servirebbe per mimetizzarsi da “civile” quando si incontra un fornitore o un corriere. Se lo si accoglie con un taglio di capelli da marine, tatuati e appoggiati a una jeep militare, è molto probabile essere denunciati alle autorità, insegna Breivik nel suo manuale del terrorista fai-da-te. Meglio dare «segnali psico-socio-economici» in grado di «ingannare / sopire» l’obiettivo. Allo scopo, sconsiglia un abbigliamento di scarsa qualità, che a suo avviso non sarebbe altrettanto efficace.
Eppure le preoccupazioni per la Lacoste non finiscono qui. Sono ossessionati da una coincidenza inquietante. Il misterioso titolo del manifesto di Breivik è “2083” e dovrebbe far riferimento all’anno in cui, secondo le fantasie dell’autore, i musulmani dovranno essere espulsi dall’Europa. Stranamente si sovrappone alla data scelta nel 2008 dalla Lacoste, fondata nel 1933, per festeggiare il proprio 75° anniversario. La campagna pubblicitaria di tre anni fa immaginava infatti il futuro del tennis 75 anni dopo, cioè proprio nel 2083. Che quell’idea, scaturita dalla mente di un creativo, possa essere stata fonte d’ispirazione per l’assassino norvegese è un dubbio che tormenta parecchi, anche se è chiaro che non esiste alcun rapporto di causalità tra gli eventi.
Più incerta l’efficacia dell’iniziativa, che trova alcune similitudini con il tentativo, nei mesi scorsi, da parte di Abercrombie & Fitch di pagare le star del reality di Mtv “Jersey Shore” affinché non indossassero i propri capi. Mossa sbagliata, a giudicare dall’andamento del titolo a Wall Street, crollato a -9% il 18 agosto, il giorno successivo all'offerta.
Nell’industria del lusso, se l’era cavata con molta eleganza Burberry che negli anni ’90 vide con orrore gli hooligans inglesi indossare i suoi tipici berretti e impermeabili a righe. Da simbolo della moda british a segno di violenza tribale, il confine si stava facendo sottile. Si rimediò abolendo semplicemente la produzione dei capi più apprezzati dai tifosi. Ma eliminare il coccodrillo non sembra così facile.

di Andrea Morigi

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Commenti all'articolo

  • autores

    11 Settembre 2011 - 18:06

    Il Principato di Monaco dice che tutta la Monarchia e compresa la Norvegia puo' andare a farsi impiccare.

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  • FrancescoB

    07 Settembre 2011 - 12:12

    ...le persone oggi sono più sveglie ed attente, quando leggono di delitti guardano all'esecutore, alle motivazioni ed alla speranza di evitarle in futuro. L'abito non fa il monaco, sono stato sempre un amante di quel marchio e non credo che rinuncerò solo perché anche un pazzo lo preferisce. Allora se scoprissimo che beve Coca Cola oppure che adora guardare i Simpson o guidare una Ferrari...

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  • franziscus

    07 Settembre 2011 - 12:12

    costano un poco di più, però sono molto resistenti e durano tantissimo, per cui alla fine risparmio. Cosa me ne frega se anche il killer le usa ?

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