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L'ultima carta di Barack Obama: piano-lavoro da 447 miliardi

Il presidente Usa invoca la mano tesa dei repubblicani: "Basta liti, ora aiutiamo l'econmia". Le proposte: sgravi fiscali e incentivi

L'ultima carta di Barack Obama: piano-lavoro da 447 miliardi
Un discorso di 45 minuti di fronte al Congresso in seduta comune per illustrare il piano di occupazione, che passa da 300 a 447 miliardi. Messo alle strette dallo storico declassamento di Standard & Poor's e da un debito federale record del 67% del Pil, giovedì sera Barack Obama ha sfidato i repubblicani con un pacchetto molto più sostanzioso di quanto anticipato alla vigilia: il presidente ha presentato l'American Jobs Act. Obiettivo, sconfiggere l'endemica disoccupazione: l'ultima speranza del governo a stelle e strisce per evitare la recessione e per nutrira qualche speranza di riconferma nelle prossime presidenziali.

"Niente divergenze" - "Dovete approvarlo subito", ha spiegato Obama ai suoi avversari repubblicani. "Qualcuno pensa che le differenze tra noi siano così grandi che solo le elezioni possono risolverle. Ma sappiate - ha precisato, puntando il dito verso la platea - che le elezioni sono tra 14 mesi, e gli americani non possono permettersi di aspettare 14 mesi". Un dikitat, o meglio una richiesta, per evitare una nuova fase di stallo come quella avvenuta nei giorni caldi della legge per il rinnovo del tetto del debito.

Economia in bilico - Il piano presentato da Obama prevede un bonus di 4 mila dollari ai datori di lavoro che assumono disoccupati in cerca di impiego da oltre sei mesi. E alle famiglie dei lavoratori dipendenti spettano 1.500 dollari di alleggerimento della trattenuta fiscale in busta paga. Sono solo alcune delle toppe cucite dall'amministrazione Obama su una economia scricchiolante. La spesa federale ha toccato quota 25%, la più alta dalla Seconda guerra mondiale. E il deficit è al 10 per cento. Gli ultimi dati sui senza lavoro, inoltre, hanno fotografato un quadro peggiore delle aspettative.

Contro le grandi aziende
- Barack Obama è tornato ad attaccare multinazionali e i grandi profitti, come ha più volte ripetuto nell'ultimo mese. "Dobbiamo tenere i cavilli che permettono alle aziende petrolifere di pagare meno tasse, e gli sgravi fiscali per i miliardari? Oppure usare quei soldi per tagliare le tasse alle piccole aziende che assumono o rimettere al lavoro gli insegnanti?", ha chiesto il presidente ai deputati."Non possiamo fare entrambe le cose, non ce lo possiamo permettere", ha risposto rivolgendosi anche ai dirigenti di grandi aziende invitati al Congresso da repubblicani e Casa Bianca.
 
Debito a rischio
- Ma è soprattutto ai suoi avversari che Obama ha parlato. "Nel nuovo piano - ha detto - ci sono misure che in passato sono state appoggiate sia dai democratici che dai repubblicani. E ogni spesa ha la sua copertura". L'American jobs act, assicura il presidente, non aumenterà il deficit pubblico. In caso contrario, gli toccherà ritoccare l'ennesimo record negativo.

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Commenti all'articolo

  • autores

    10 Settembre 2011 - 19:07

    ne' ha di soldi l'Inghilterra ma non riesce a salvarsi la vita grazie a te Obama Caro e a me mi deve e mi dovete pure voi l'oltre misura dai 150 miliardi ai 800,per la quale ancora oggi io non vedo una lira,e non lo dimenticare! Credete forse di essere fortunati se il Principato di Monaco non rispondesse a me,per via della Norvegia?Io sono a capo dei servizi segreti e nel interno delle organizzazioni a livello mondiale da sempre e sono io che decido ed e' grazie alla mia grande capacita' ma ho proprio dei fondati dubbi nel riguardo che tu riesca a fare cadere la Norvegia per colpa del Principato di Monaco.

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  • raucher

    10 Settembre 2011 - 10:10

    le Borse mondiali siano state molto ben impressionate dal discorso di Obama , considerando il disastro di ieri.

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  • Bobirons

    09 Settembre 2011 - 13:01

    Ho scritto molte volte auspicando una ripetizione della mossa Kennediana (ora mutuata da Obama) che, trovata l'economia disastrata dalla guerra e da alcune amministrazioni scriteriate, per farla ripartire ed avere più introiti d'imposta diminuì le medesime ai cittadini. Questi, trovandosi maggior disponibilità spesero quello che avevano risparmiato di tasse e la ruota girò. Quindi non sono io il mago con la bacchetta, e la cosa mi sembra tanto semplice che la capisco perfino io. D'accordo, i tempi sono cambiati, allora era ancora un'economia di costruzione oggi non è che parzialmente di rimpiazzo o d'innovazione tecnologica. Ma i vestiti, le bistecche, un viaggio, l'auto cambiata dopo 4/5 anni invece che 10, questo lo si fa se si dispone del vile danaro. Basta sapere che c'è. e ci sarà. Ma con la politica di centro, destra e sinistra attuata fino ad oggi in Italia sembra più essere in epoca medievale che nel XXI secolo.

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