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Bild rispolvera il nazismo Aldolf Hitler torna... in 3D

Un Führer inedito, raccontato attraverso il volume di foto tridimensionali in uscita con il tabloid tedesco. E la Germania si spacca

Bild rispolvera il nazismo Aldolf Hitler torna... in 3D
Adolf Hitler come nessuno l’aveva visto prima nella Germania del dopoguerra, fotografato in tre dimensioni a colori nei momenti più glorificati dalla propaganda ufficiale del Terzo Reich. Il Führer "in 3 D" viene rievocato a puntate dalla Bild Zeitung con grande risalto. Dall’altroieri fino a domani, infatti, il più diffuso quotidiano tedesco, con quasi 3 milioni di copie e 12 milioni di lettori, dedica mezza pagina al giorno al revival fotografico del capo del nazismo presentando in anteprima a puntate il libro Il volto della dittatura stampato in 20.000 copie, per iniziativa dello stesso giornale, dall’editore monacense Pendo Verlag del gruppo Piper. Costa soltanto 14,99 euro (compresi gli occhialetti rosso-verdi per l’effetto tridimensionale) e il successo di vendita potrebbe richiedere presto una seconda edizione. 

Sono state raccolte, ripulite tecnicamente e impaginate 88 immagini di bagni di folla e appuntamenti di lavoro di Hitler scattate dal suo inseparabile fotografo personale Heinrich Hoffmann. Un ottico bavarese, Otto Schönstein, aiutò Hoffmann a sviluppare la tecnica stereoscopica che focalizzava in tre dimensioni il soggetto in primo piano e sembrava fatta apposta per propiziare il culto del Führer. Adesso scorrono sotto gli occhi del lettore le suggestive coreografie fatte allestire da Joseph Goebbels, il diabolico ministro della Propaganda, per esaltare il suo leader nelle adunate del partito nazionalsocialista a Norimberga e a Monaco di Baviera, omaggiato dagli atleti alle Olimpiadi di Berlino nel 1936, in tribuna alle sfilate militari, con i contadini nelle feste di paese per il raccolto del grano, e tra la gente comune, uomini e donne con gli occhi sgranati per l’emozione. 
"Le foto", spiegò Goebbels a Rudolf Hess, il vice del Führer, "devono mostrare che il partito è Hitler e che lui e la Germania sono una entità unica". Il "magico" obiettivo cortigiano di Hoffmann riusciva sempre a rimpicciolire le persone intorno a Hitler, accentuando la figura preminente del dittatore. Il nuovo materiale fotografico, rivoluzionario all’epoca, nella strategia diplomatica di Goebbels doveva fare il giro del mondo per reclamizzare "la moderna Germania, aperta, tollerante e pacifica, raccolta intorno al suo capo supremo". Una circolare ministeriale ordinava ai giornali di dare il maggior rilievo possibile alle foto in tre dimensioni rispetto a quelle "piatte". Intanto, dietro questo paravento, Hitler programmava lo sterminio degli ebrei e chiedeva ai suoi generali di prepararsi a scatenare la guerra.
"La nostra iniziativa editoriale non vuole stuzzicare qualche frangia nostalgica del passato per stimolare le vendire del giornale", spiega Tobias Fröhlich, portavoce della Bild Zeitung interpellato ieri da Libero, "piuttosto va inquadrata nella nostra sensibilità per i grandi avvenimenti della storia". È un documento, quindi, che prosegue il filone della rievocazione sul più popolare giornale tedesco di eventi tragici che hanno segnato il Paese, dalla fuga in massa dalla Germania invasa dall’Armata Rossa fino alla costruzione del Muro di Berlino. Sta di fatto che un Hitler così amato e radioso non lo si era mai visto finora sui media tedeschi. Il tiranno nelle foto sembra un santo patrono seguito in processione dall’intera nazione. Il testo che accompagna le immagini è molto critico e sottolinea l’azione nefasta della propaganda nazista, ma la riscoperta tridimensionale della galleria fotografica del Führer rischia di generare emozioni ambigue. Prevalgono comunque le opinioni positive. "Le foto sono l’auto-rappresentazione del Terzo Reich", commenta lo storico ebreo Michael Wolffsohn, docente all’Università della Bundeswehr ad Amburgo. "È stata un’idea intelligente, raffinata, tutt’altro che grossolana. Ogni foto illustra un  passo sulla via della rovina". A suo giudizio, oggi "questi sguardi dal passato dei nostri antenati" sono "capolavori" più che mai utili "per orientarci meglio nella formazione del nostro futuro".

di Enzo Piergianni

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