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Disperato e a caccia di voti Obama tartassa i più ricchi

Non solo Diari d'America: Glauco Maggi commenta per Libero-news la decisione di Barack di adottare la "Buffett Rule"

Disperato e a caccia di voti Obama tartassa i più ricchi
Non solo Diari d'America. Glauco Maggi commenta da New York per Libero-news.it la decisione del presidente americano Barack Obama di adottare la Buffett Rule, la tassazione che tartassa i milionari.

A muso duro, a caccia disperata di voti per il 2012. Obama è ormai convinto che la sua rielezione non può dipendere più dal tentativo di riconquistare gli indipendenti, centristi e moderati, che l’avevano fatto vincere l’altra volta. Costoro sono pragmatici e preoccupati soprattutto per la crescita economica che non c’è e per la disoccupazione sempre alta, e non si fidano della politica redistributiva del presidente, fatta di stimoli che non funzionano come quello da 850 miliardi del 2009 e di tasse alte in un momento di crisi economica. Quindi Barack torna alle origini, all’attivismo del militante di sinistra di quartiere, e si rivolge a pieni polmoni alle folle dei suoi fans, con la sua retorica. Così ha fatto questa mattina alla Casa Bianca, citando i già occupati con la tessera, per lo più del settore pubblico, come i maestri e gli altri impiegati statali e federali, dai vigili urbani ai pompieri, che rischiano il posto e che sarebbero i soli beneficiati delle misure chieste al Congresso. Sarebbero, perché le misure non hanno speranza di passare in un parlamento dove i repubblicani hanno il potere guadagnato con la debacle di Obama dimezzato nelle elezioni di medio termine. Barack ha chiesto 1500 miliardi di entrate fiscali, ha detto che non saranno rinnovati i tagli fiscali di Bush del 2001 e del 2003, e ha inventato una nuova tassa “Warren Buffett” per milionari. Neppure il Congresso dominato dai Democratici fino al 31 dicembre dell’anno scorso aveva votato aumenti di tasse, perché anche tra i democratici moderati l’idea non aveva fatto breccia. Figuriamoci adesso, quando mancano 14 mesi al voto per la presidenza ma anche per il rinnovo della intera Camera e di un terzo dei deputati. Obama lo sa bene, e ha scelto quindi di entrare da subito in campagna. La sua scommessa è che mostrare agli elettori che il partito repubblicano difende i ricchi da tasse più alte è una carta vincente. Obama, che pure aveva detto d’essere disponibile a tagliare la spesa dei piani assistenziali e previdenziali, anche aumentando l’età dei beneficiari, ha alla fine accettato la pressione dei liberal e dei sindacalisti del suo partito, e come un Bossi a stelle e strisce ha escluso che siano toccate le pensioni. Lo speaker della Camera John Boehner, capo del GOP,  ha subito risposto al presidente che l’intero pacchetto non sarà mai accettato, ma che si può trovare qualche punto d’intesa: gli accordi di libero commercio con SudCorea, Panama e Columbia, firmati da Bush 3 anni fa e mai ratificati per l’opposizione dei sindacati, e qualche piano di rinnovo delle infrastrutture, idea che piace anche al mondo del business e delle costruzioni. Tutto qui. Le distanze sono abissali e, di fatto, a dire l’ultima parola saranno gli elettori. Il vantaggio dei votanti negli Usa, rispetto all’Italia, è che hanno da scegliere tra due linee nette. Da una parte  il partito delle tasse e della spesa pubblica, che mette il governo in testa a tutto, con la sua burocrazia sindacalizzata che punta a perpetuarsi e dà la crescita per garantita, procurata da avidi capitalisti poi da spremere. Dall’altra il partito delle tasse basse e delle regole chiare e ridotte all’indispensabile, che vuole un’economia lasciata crescere senza lacci e lacciuoli, favorevole agli individui che investono e creano così occupazione perseguendo il proprio tornaconto. Si vedrà a chi danno ascolto. Ma i sondaggi dicono da tempo che il paese ha già provato la cura Obama per 32 mesi e ha capito che rischia di portare il paese in una nuova recessione.

di Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • pi.bo42

    22 Settembre 2011 - 22:10

    Credo che l'aver corso due maratone di New York gli abbia consumato, non solo energie fisiche, ma anche, forse definitivamente, la capacità di riflettere . Magari lo complessa il fatto che la moglie scriva per il Corriere della Sera e lui per Libero. Barak Obama fondatore del PCUSA , il nuovo partito komunista statunitense che Bella Dodd con la sua "Scuola delle Tenebre" aveva contribuito a fare quasi del tutto cancellare!!! Pare che sia il cervello del Maggi, ora, ad essersi perso nelle tenebre dei suoi preconcetti.

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  • vgrossi

    21 Settembre 2011 - 11:11

    Quello che ha fatto presa in certe teste è il messaggio "tassare i ricchi", ed in alcune,ma non in tutte, anche la seconda parte "per aiutare i poveri". Questo è quanto desidera Obama, trasformare la politica in una retorica di richiami e di parole d' ordine. Nessuno di questi commentatori, del forum e (spera Obama) e di una parte della popolazione USA si è posto un problema : dicci, chiaramente, quali saranno le conseguenze. Se la Buffet Tax avrà l' effetto di migliorare i conti degli USA, ben venga. Se questo effetto non ci sarà, o la situazione economica peggiorerà, è una follia demagogica, per quanto ben confezionata. Qui Obama è, a quel che sembra, sfuggito : una parola d' ordine, ma nessun fatto. Se la cosa non è solo un arabesco demagogico, che difficoltà c'è a mostrarne gli effetti previsti e chiudere la bocca agli oppositori ? Il guaio è che Obama non è nuovo a queste trovate, si veda il naufragio delle sue idee in campo sanitario, che hanno peggiorato la situazione.

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  • Al-dente

    20 Settembre 2011 - 16:04

    Obama è giunto al capolinea, tartassare la ricchezza nel paese più capitalista del mondo che ha fatto una guerra d'Indipendenza per la tassa sul tè? Fare il comunista nella nazione che ha sconfitto il comunismo? A questo punto penso proprio che qualche attentato, qualcuno fuori dai gangheri, glie lo potrebbe veramente fare!

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  • biri

    20 Settembre 2011 - 12:12

    Che fantastica analisi della politica americana! Quale profonda comprensione dei meccanismi della più grande democrazia del pianeta! Da una parte i buoni (cioè quelli che vogliono tartassare i poveri), dall'altra i cattivi (per giunta neri e komunisti, cioè quelli che vogliono raccogliere le risorse dove sono, cioè presso i milionari). Se non fosse noto che ai bananas una "analisi" di questa sciatteria basta e avanza, ci sarebbe da rotolarsi per le risate.

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