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Abu Mazen parla all'Onu: "Riconoscete la Palestina"

Poi nuovo attacco ad Israele: "Campagna di pulizia etnica. Stop a demolizioni e poi il via ai negoziati". Apertura di Netanyahu

Abu Mazen parla all'Onu: "Riconoscete la Palestina"
Il presidente dell'Anp, Abu Mazen, ha consegnato al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, la lettera con cui chiede ufficialmente il riconoscimento dello Stato di Palestina in veste di 194° membro dell'Onu. La consegna è avvenuta davanti a una fitta schiera di fotografi: il documento era contenuto in una cartellina bianca che recava al centro l'acquila simbolo della Palestina. Una folla di palestinesi, dopo il momento simbolico, si è riversata nelle strade e nelle piazze di Ramallah e di altre città della Cisgiordagna per festeggiare ed esprimere sostegno alla richiesta.

Duro attacco ad Israele - Nel corso del suo intervento all'assemblea generale dell'Onu, Abu Mazen si è poi scagliato contro Israele, accusato di portare avanti una "politica colonialista e di occupazione militare contro il nostro popolo, una politica che viola i diritti umani e che è la causa dell'arresto del processo di pace". Il leader dell'Anp ha poi affermato che i palestinesi hanno cercato di percorrere "ogni strada per la pace". Quindi l'affondo contro Israele cresce ulteriormente di intensità: "Israele continua la sua campagna demolitirce e la sua pulizia etnica verso i palestinesi". Poi ha aggiunto: "Gerusalemme minaccia i nostri luoghi sacri". Infine, sulla politica di insediamenti condotta da Israele, il leader palestinese ha detto che "minaccia anche l'esistenza stessa dell'Anp".

L'appello - Ma l'invettiva non era ancora finita. "Ne abbiamo abbastanza. Siamo l'ultimo popolo sotto occupazione straniera". Quindi la domanda retorica di Abu Mazen: "Il mondo permetterà a Israele di stare sopra la legge e di rifiutare le risoluzioni dell'Onu e quelle della Corte di Giustizia internazionale?". Dopo le parole di fuoco, però anche un appello. Abu Mazen ha sottolineato come l'Organizzazione per la liberazione della Palestina - definita "il solo legittimo rappresentante del popolo palestinese e che rimarrà tale fino alla risoluzione del conflitto" - è pronta "a tornare al negoziato con Israele se questa cesserà la costruzione di colonie. Tendiamo la mano al governo e al popolo israeliano per fare la pace. Costruiamo ponti di dialogo invece di posti di blocco e muri di separazione".

La risposta di Netanyahu - Benyamin Netanyahu, il premier israeliano, non era presente nell'aula dell'Assemblea generale della Nazioni Unite. Non c'era nemmeno l'ambasciatore israeliano presso l'Onu, Ron Prosor. Erano invece presenti tre diplomatici che, terminato il discorso di Abu Mazen, non hanno preso parte al fiume di applausi che si è levato. Ma Netanyahu ha poi parlato, aprendo il suo discorso discorrendo della questione palestinese: "Tendo la mano al popolo della Palestina, con il quale vogliamo una pace giusta e durevole".

"Incontriamoci subito" - Ma anche nell'intervento del premier israeliano non mancano i toni duri. "La Palestina vuole uno stato senza pace", ha denunciato per poi ribadire che l'obiettivo della pace "non si può raggiungere con una risoluzione dell'Onu, ma solo attraverso negoziati diretti". Quindi Netanyahu ha ribaltato l'accusa di polizia etnica mossa poco prima da Abu Mazen: "Uno Stato palestinese ora significherà la pulizia etnica contro gli ebrei". Poi il premier ha ricordato come "il mancato rifiuto dell'Anp di riconoscere Israele quale Stato ebraico resta il maggior ostacolo alla pace". Poi una risposta anche sugli insediamenti: "Abbiamo congelato le costruzioni negli insediamenti a Gaza, anzi, abbiamo proprio ritirato i coloni da Gaza. Abbiamo sradicato tante persone dalle loro case - ha aggiunto Netanyahu -, tanti bambini da scuole e asili, abbiamo addirittura spostato i nostri cari dalle tombe e poi abbiamo dato le chiavi di Gaza ad Abbas". Infine la proposta ad Abu Mazen: "Incontriamoci oggi, qui, alle Nazioni Unite".

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Commenti all'articolo

  • alljesus

    01 Ottobre 2011 - 17:05

    la questione è religiosa ed è nata nel 625 a.C. quando un visionista si alleò con le tribu guerrire arabe per fare imporre una sua visione celeste.dopo di allora i rapporti con gli ebrei,fino allora ben accetti si sono deteriorati non avendo accettato il nuovo dio per un mussulmano è doveroso convincere con le buone o meglio ancora con le cattive gl'infedeli ad adorare come fanno loro il loro dio se Netanyahu cedera un solo altro palmo della Terra Santa senza ottenere prima per iscritto dai palestinesi e da tutte le nazioni arabe e mussulmane contemporaneamente il riconoscimento dell'esistenza alla vita e la nazione Israeliana,nei sui confini ben defiti ed inviolabili penso che Colui che tutto vede e tutto conosce,non le permetterà la cessione. remo

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  • prt

    30 Settembre 2011 - 09:09

    Non e' facile decidere per primi di fare un "passo" gentile verso il nemico , ma e' una cosa che viene sempre chiesta a chi e' piu' maturo dell' altro e puo' quindi essere ragionevole piu' dell' altro. Quindi suggerirei ad Israele di fare il primo passo e bloccare subito la costruzione di quegli alloggi nei luoghi che i palestinesi ritengano inviolabili, in modo da poter dire: - ok, noi ci siamo fermati per non oltraggiare voi, vorremmo accordarci per la pace. DA QUI POI SPIEGARE CHE SAREBBE COMPLICATO SPOSTARE TUTTA LA GENTE ISRAELIANA DALLE LORO ABITAZIONI COSTRUITE NEI TERRITORI CHE SCONFINANO DAL TRACCIATO DEL 1967, QUINDI COSA SI PUO' PROPORRE DI FARE PER ACCORDARSI ED AVERE PACE ?? ,non escluderei che i palestinesi potessero chiedere di pagare quel pezzo di territori a cui ci riferiamo, ma LA PACE E' PREZIOSA!!!, quindi se io dovessi decidere accetterei ...PER LA PACE!!

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  • raucher

    26 Settembre 2011 - 11:11

    di aiuti internazionali ( tra cui anche i nostri soldi) e dell'acqua ed elettricità che gli oassa Israele , senza le quali sarebbero moti in 2 giorni. Sputano nel piatto dove mangiano , con il loro vittimismo esagerato.

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  • autores

    24 Settembre 2011 - 18:06

    Abbas ancora oggi crede di farvi credere che quando voi lavorate per la Palestina non venite arrestati con il motivo che lui stesso lavora per Israele. La Palestina e' terrorista e Abbas lavora per Israele e logico che chi lavora per la Palestina lavora per il terrorismo se non e' messo sotto controllo e di controllo dell'Onu. Di cui e' deducibile dai suoi no agli alleati amici che lui lavora per Israele dato che il Federalismo mira comunque alla compensazione di Stato e non dagli altri Stati o dall'Onu a mettere in galera Palestinesi con il presuporre che comunque in Palestina e' un Autorita'.Il Federalismo lavora per il proprio Stato e non per gli altri Stati e Abbas e' a Capo della polizia della Palestina ma lavora per Israele e tutti gli altri Stati contro i Palestinesi.

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