Cerca

Shalit libero: la scelta sbagliata "Niente patti con il diavolo"

"Mille palestinesi liberi a quante vite israeliane corrispondono?" Il commento del caporedattore Francesco Borgonovo

Shalit libero: la scelta sbagliata "Niente patti con il diavolo"
Mille palestinesi liberi a quante vite israeliane corrispondono? Sembra atroce cimentarsi con la contabilità funebre mentre una famiglia festeggia il ritorno a casa del proprio ragazzo, a cui un gruppo di barbari ha rubato la giovinezza sequestrandolo per anni. Eppure alla domanda non si può sfuggire. Vale davvero la pena di mettersi a siglare patti con il diavolo pur di garantire la liberazione del caporale Gilad Shalit? Probabilmente no.

Vota il sondaggio in basso a destra

Guarda i risultati

Forse questa riflessione non è da farsi in pubblico, bensì nel chiuso di un gabinetto, fra politici e uomini di potere i quali devono - con tutto il cinismo di questo mondo - tenere presente anche la ragione di Stato. Un giornalista ha posto un quesito straziante, di fronte al quale il padre del ragazzo soldato si è ritratto: «E se tra i mille prigionieri scambiati per ottenere il rilascio di Gilad ci fosse uno che tra qualche giorno venisse a uccidere suo fratello?». Un politico non può evitare questo interrogativo.
Il fatto è che la trattativa che prevede la scarcerazione di un migliaio di terroristi (o potenzialmente tali) è una vittoria di Hamas, a cui si dimostra che rapire gli ebrei conviene. Questa è una vittoria del terrore, che gioca con la pietà e la compassione di cui solo le democrazie sono capaci. Purtroppo, l’amore per la vita viene sconfitto da chi professa la cultura della morte, da chi esiste per distruggere Israele. Talvolta, in circostanze estreme, uno Stato deve rinunciare a parte della sua umanità e mettersi a fare il conto dei morti.

Anni fa, l’avvocato ebreo Alan Dershowitz giustificò l’utilizzo della tortura sui terroristi qualora permettesse di salvare vite. Ogni liberale di buon cuore è disgustato dall’idea di torturare un essere umano, ma se serve a proteggere degli  innocenti, nulla può essere trascurato. Abominevole è pensare di lasciare Gilad nelle mani dei palestinesi. Questo ragazzo è diventato un simbolo, conosciamo il suo nome, il suo volto, lo strazio dei suoi genitori. Delle vittime che verranno, dei morti  che si lasceranno dietro i terroristi liberati, non sappiamo nulla, nemmeno il numero. Ma non per questo le loro vite valgono di meno. A quanti caduti israeliani corrispondono mille palestinesi? Troppi.

di Francesco Borgonovo

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • agosman

    14 Ottobre 2011 - 16:04

    Tutto ovvio e logico il ragionamento di Borgonovo e può essere condiviso senza difficoltà. Ma il punto a mio avviso non è questo e non è tanto il principio secondo il quale con i terroristi non si tratta, perche tale principio potrà valere per noi, ma non certo per Israele. Di fronte a questo ragazzo, soldato, sequestrato da un “un pugno di barbari che gli ha rubato la giovinezza”, e nel contesto di un paese in guerra da sempre, ciò che conta non è il potenziale rischio che i galeotti liberati dal carcere per lo scambio possano provocare altri morti con nuovi atti di terrorismo (dato che questo rischio esiste comunque, anche senza lo scambio) ma la vita di quel soldato diventato ormai un simbolo. Poi, stiamo tranquilli che i servizi israeliani una soluzione per neutralizzare i palestinesi liberati la troverà. I simboli sono importanti e contano molto in un paese in lotta perenne per la sopravvivenza. Dunque secondo me fa bene Israele a salvare la vita al soldato Shalit facendolo tornare a casa. L’alternativa sarebbe lasciarlo marcire in mano a quei barbari medioevali, mentre il civile e democratico Israele mantiene dignitosamente, anche se in galera, gente che se fosse libera, probabilmente avrebbe scarse possibilità di invecchiare, dato che non sa vivere in pace e pretende di distruggere lo stato ebraico.

    Report

    Rispondi

  • raucher

    13 Ottobre 2011 - 20:08

    non li hanno voluti nemmeno i fratelli mussulmani , giordani, siriani , egiziani ecc. che li hanno sempre tenuti nei campi profughi privi di tutto , solo per sfruttarli come onda d'urto contro Israele. In realtà li hanno solo usati , se non li hanno mai voluti integrare un motivo ci sarà.

    Report

    Rispondi

blog