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La Francia batte cassa a Tripoli: c'è da guadagnare

Morto Gheddafi, Parigi è pronta a colonizzare il Paese. Il ministro della Difesa ricorda quanto gli devono i ribelli

La Francia batte cassa a Tripoli: c'è da guadagnare
Scilipoti omaggia BerlusconiL’avviso non poteva essere più chiaro: «la Francia si sforzerà con la Libia di svolgere il ruolo di un partner principale, in un Paese in cui i dirigenti sanno che ci devono molto». Il cadavere di Muammar Gheddafi era ancora caldo quando il ministro della Difesa francese, Gerard Longuet, affidava queste parole perfino minacciose al quotidiano Le Monde. «I Paesi della coalizione», proseguiva, «cercheranno probabilmente di adottare posizioni più bilaterali con la Libia. Ognuno cercherà di trarne vantaggio. Non saremo né gli ultimi né i più volgari. Non ci siamo impegnati in modo tardivo, mediocre e incerto». Punta al sodo il Paese guidato da Nicolas Sarkozy, ormai facendo scarno uso della retorica sulla libertà libica: «Alle persone che ci mandano un Sos per libertà, indipendenza e sicurezza non inviamo nessuna fattura. Ma la cooperazione francese con la Libia è estremamente promettente. È un Paese che ha bisogno di essere riequipaggiato, siamo capaci di farlo, e i francesi sono ben conosciuti e apprezzati in Libia».

Operazione Lellouche - Se le parole ufficiali sono queste, figurarsi cosa è avvenuto dietro le quinte nelle ultime settimane. La guerra era ancora in corso, eppure la Francia era all’opera già sulla costruzione del dopo-Gheddafi. Con un solo obiettivo evidente: sostituire l’Italia in tutto e per tutto e costruire con il nuovo governo di Tripoli un asse di ferro. L’uomo chiave di questa operazione è stato un politico, Pierre Lellouche, segretario di Stato agli affari europei e al commercio estero. È stato lui a volare a Tripoli i primi due giorni di settembre per proporre alla Libia, al primo ministro tunisino Mohamed Ghannouchi e al primo ministro algerino, Ahmed Ouvahia, la fotocopia del celebre patto anti-immigrazione Berlusconi-Gheddafi, questa volta a sigla francese e con la promessa di attivazione di fondi europei da investire nella zona più o meno dello stesso valore del vecchio accordo italiano: 5 miliardi di euro in più anni. Tornato da quel viaggio a Parigi, Lellouche ha incontrato i vertici confindustriali nazionali. E ha consigliato loro come organizzarsi per lo sbarco in Libia, terra che poteva diventare uno dei mercati più rilevanti per lo sviluppo francese. Ha spiegato loro che da gennaio 2012 sarà attivo a Tripoli un servizio economico francese e un ufficio in via di organizzazione di Ubifrance (una sorta di Ice transalpino). Poi ha chiesto ai gruppi industriali e finanziari di organizzarsi in raggruppamenti ciascuno con il loro vivaio di Pmi e di preparare offerte per la ricostruzione in Libia in grado di coprire l’intera filiera dei bisogni. Lellouche ha anche spiegato i quattro settori fondamentali su cui intervenire: energia, sanità, sicurezza e infrastrutture (citando espressamente porti e reti di telecomunicazioni).

Dopo quell’incontro Lellouche è volato nuovamente a Tripoli il 12 ottobre scorso insieme ai vertici di Ubifrance (Alain Cousin, deputato Ump) e al presidente della Afex (associazione degli architetti francesi per l’export) per incontrare i vertici del Cnt presentando già loro delle proposte. Gli architetti francesi hanno già preparato un loro piano urbanistico per la ricostruzione del centro storico di Tripoli, con la valorizzazione delle opere di colonizzazione italiana e perfino la trasformazione della strada costiera in vialone simile a quelli della Costa Azzurra. Siccome i francesi non perdono tempo, si sono presentati già con un memorandum firmato dai libici quello stesso 12 ottobre e in allegato il prestito ponte concesso dalla loro Egis internatiional, società controllata dalla Cassa depositi di Parigi. Lo stesso giorno è stato siglato un contratto con Air France (c’era Aymeric Mechin, direttore commerciale Africa e Medio Oriente della compagnia) che prevede l’intervento diretto per la rimessa in sesto del traffico aereo libico e il consorzio con imprese francesi di costruzione per riattivare l’aeroporto di Tripoli. Siccome la Libyan Airlines ha 5 aerei completamente distrutti e altri tre aeromobili seriamente danneggiati, sarà Air France a sostituirli e volare per conto loro appena ripristinate le condizioni normali di traffico aereo. La sera del 12 ottobre si è unita a Lellouche una delegazione di 80 capi di impresa francesi e una rappresentanza politica di tre deputati di Ump e due deputati socialisti. Con loro anche il potente presidente della Associazione di amicizia franco-libica, Patrick Ollier. Al gruppo si è unito un personaggio che ha tutti i canali giusti in Libia: Hugues de Samie, già colonnello della Legione Straniera, da quattro anni direttore della sicurezza vicino a Tripoli delle Costruzioni meccaniche di Normandia.
Con i vertici del Cnt e con i nuovi capi della finanza libica i francesi hanno illustrato tutti i loro progetti economici facendo il punto su quel che è già in corso d’opera e sui contratti che si possono stipulare (qualche intesa è stata firmata nell’occasione). Total ha già riattivato la produzione di 41 mila barili al giorno di petrolio nel campo di Al Jurf e ha firmato un contratto per una nuova estrazione. Entrepose Contracting ha firmato la ripresa dal 2012 dei lavori insieme a Gecol per la grande centrale elettrica alle porte di Sirte.

Gli altri affari - La stessa impresa si occuperà con l’Autorithy dell’acqua potabile di Libia della ricerca di fonti d’acqua dolce per gli acquedotti di Tripoli e Tobrouk. La rete tlc sarà riattivata secondo le intese da Alcatel Lucent, che rimetterà in piedi le comunicazioni del gestore mobile Al Madar e ha già firmato un contratto per la fibra ottica nel Paese. Un piede in Libia è pronta a metterlo anche Sofrecom, controllata di France Telecom, dopo che il Cnt ha assicurato che verranno liberalizzati i servizi telefonia. Altri accordi sono stati firmati per le linee ad alta tensione (Nexans), sulla sanità per la ricostruzione del Centro medico di Bengasi (Hill-Rom) e nell’agro-alimentare (Soufflet). La Francia quindi sta già cogliendo (più o meno volgarmente) tutti i dividendi della sua guerra per la libertà.

di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • capitanuncino

    22 Ottobre 2011 - 21:09

    avevano milioni di dollari di contratti.Si parlava di 30 anni di lavoro.Adesso c'è da chiedersi se valgono carta straccia o meno.La libia se la prenderanno i francesi,gli inglesi in primis.Poi arriveranno gli Americani che faranno il resto.E a dare il colpo finale ci penseranno I Cinesi.Bella prospettiva.Non ci rimarranno nemmeno gli occhi per piangere.

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  • beppazzo

    22 Ottobre 2011 - 20:08

    Se il buonanima di Muammar l'avessero processato chissà quanti scheletri dagli armadi delle cancellerie europee ed usa sarebbero saltati fuori.Meglio che non parli più chissà di chi sarà la pistola fumante che lo ha fatto tacere?Anche Benito è stato fatto fuori , se avesse parlato qualche Lord avrebbe visto il pendaglio. Comunque lasciamo perdere libertè fraternitè ed egalitè va bene solo per la Carla e relativa erede, la democrazia non la si esporta con le cannonate.

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  • alfi1983

    22 Ottobre 2011 - 17:05

    ci sara' da vedere come i francesi riuscirann0 ad imporsi. mi auguro che non lo facciano a nostre spese. sono diventati antipatici quando hanno chiuso le frontiere per impedire il passaggio dei tunisini, spero che con la Libia e le loro rivendicazioni non diventino odiosi.

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  • L'ITALIANO

    22 Ottobre 2011 - 15:03

    L'operazione petrolifera in Libia condotta da un essere politicamente insignificante come Sarkozy, altro non è stata che una guerra contro l'Italia il cui accordo con Gheddafi in vari settori strategici, evidentemente aveva dato fastidio ai nostri padroni - altro che alleati - americani, inglesi, francesi. L'obiettivo è stato raggiunto e gli inegnui crederanno essersi trattato di una mssione umanitaria per porre fine al regime tirannico di Gheddafi; è talmente vera questa bugia, che solo ora dal 1969 si sono accorti dei diritti umanitari del popolo libico. Bravo direttore Belpietro che fin dall'inzio ha documentato questa truffa e soprattutto una guerra mossa militarmente alla Libia ma economicamente all'Italia. E tutti gli antinazionali nostrani, in testa Sinistra e certa destra alleata ai comunisti, godono.

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