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Angela ci è costata 250 miliardi: non può salire in cattedra

L'ostinazione della Germania a non salvare la Grecia ha innescato l'effetto contagio. E adesso noi pagheremo più di tutti

Angela ci è costata 250 miliardi: non può salire in cattedra
La dottrina di idealismo-nazionalismo economico della Germania è la causa principale dell’effetto contagio che ha messo in difficoltà gli europei, tra cui l’Italia in modo grave. In questi giorni Merkel insiste nell’imporla in sede di negoziato per la stabilizzazione dell’Eurozona e ciò impedisce di trovare soluzioni semplici, chiare ed efficaci. Bisogna mettere Berlino di fronte alle sue responsabilità ed errori. Ma Sarkozy, alla fine, si è dimostrato nei fatti un ascaro dei tedeschi pur petit Napoleon a parole. L’Italia è debole per il suo disordine politico. Ma non può evitare di alzare la voce sia per propria tutela sia per salvare l’Eurozona minata dalla dominanza di Berlino e dei suoi criteri sbagliati. Merkel ci dirà, sprezzante, spaghetten? Risponderemo: idioten! Spiego.          

Cambi in corsa Nei confronti della Grecia la Germania ha tenuto una posizione “prima punisci e poi salva”, idealistica e non realistica, poi diventata “un po’ ti punisco e un po’ ti salvo”, monumentale idiozia perché induce incertezza nel mercato invece di produrre fiducia.
 Infatti il mercato teme l’insolvenza dell’Italia nonostante la sua  capacità di reggere il debito perché ha visto il trattamento imposto dall’Eurozona germanizzata alla Grecia combinato con l’ambiguità delle garanzie. Prove? I dubbi sul debito italiano, ed altri, cominciarono quando la Germania segnalò che rifiutava il salvataggio totale della Grecia, cioè che il suo debito non sarebbe stato ripagato al 100%. E diventarono più marcati quando venne imposta all’Italia un’agenda di rigore (il raggiungimento del pareggio di bilancio entro il 2013) con tempi tali da comprometterne la crescita del prodotto interno lordo per deflazione eccessiva dell’economia interna. L’Italia ha le sue colpe, gravi, in particolare la lentezza del governo nell’avviare politiche forti di riduzione del debito e di rilancio della crescita. Ma bisogna mettere in luce anche l’altro lato: la Germania ha messo nei guai l’Italia creando l’effetto contagio ed imponendo la soluzione sbagliata di un rigore eccessivo. Non vedo, infatti, perché l’Italia non potrebbe raggiungere il pareggio di bilancio nel 2016, come la Germania, prendendo il tempo giusto per bilanciare rigore e sviluppo. La risposta è che senza pressione l’Italia non si riordina. Forse, ma  con questa pressione l’Italia dovrà certamente impoverire la propria gente, senza necessità. In sintesi, la Germania applica l’idealismo economico che comporta eccesso di rigore e deflazione nonché uno stile punitivo di eurogovernance mentre la soluzione del problema dovrebbe essere realistica: garantire la totalità del debito greco e portoghese, attorno ai 500 miliardi teorici.

Servono garanzie
Tale garanzia ridurrebbe il contagio di sfiducia sui debiti italiano spagnolo e francese, ma anche tedesco, riducendone il costo di rifinanziamento. I titoli manterrebbero il loro valore e le banche che li hanno in pancia non sarebbero costrette a ricapitalizzare. La volontà tedesca di combinare salvataggio e punizione della Grecia, cioè di portare il suo debito ad un’insolvenza parziale, rende necessari: (a) un fondo salvastati, disegnato a cavolo tra l’altro, di 440 miliardi; (b) 110 miliardi, in realtà 250, di ricapitalizzazione delle banche con titoli di debito sifolini in pancia. Cioè quasi 700 miliardi reali e non teorici. A cui va aggiunto che l’insolvenza parziale di un debito in euro comunque manterrà l’incertezza sul sistema, quindi il contagio, creando un costo potenziale enorme. La Germania rifiuta la soluzione più semplice e realistica perché non vuole che i tedeschi paghino un euro in più per il disordine altrui. Ma in questa scelta di idealismo economico i tedeschi pagheranno molti euro in più e gli europei diventeranno più poveri. Idioten, appunto. Bisogna cominciare a dirlo con durezza non solo alla Merkel, ma anche alla politica tedesca ancorata ad una visione corta, al provincialismo, all’idealismo ottuso che maschera un inaccettabile nazionalismo. E che torni Helmut Kohl. 

di Carlo Pelanda

www.carlopelanda.com

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Commenti all'articolo

  • ghorio

    25 Ottobre 2011 - 19:07

    L'articolo del professor Pelanda evidenzia una cosa risaputa: basta vedere le tabelle sull'indebitamento delle banche tedesche e francesi nei riguardi della Grecia. Solo che non bisogna ricordarli oggi, dopo i sorrisetti dei duo Merkel-Sarkozy, ma vita natural durante, ovvero finchè c' è vita. Tutto questo per smetterla con il solito comportamento all'italiana, con grandi elogi alla Merkel e Sarkozy( quando conviene) e poi dimenticarsi del loro operato che vuole portare acqua ai loro cittadini, tedeschi e francesi che siano. Certamente i francesi e i tedeschi, come lavoratori, stanno meglio di noi, in termini di retribuzioni mensili, ma noi siamo sempre lì a consolarci con le considerazioni di Tremonti che gli Italiani hanno meno debito dei tedeschi, dei francesi, degli inglesi , degli irlandesi, degli statunitensi e così via. Una magra consolazione. Siamo qui a discettare( non sono leghista) sull'età pensionabile e poi in Francia si è fermi a 60 anni! Giovanni Attinà

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  • Dream

    25 Ottobre 2011 - 15:03

    se davvero era un ghigno per prenderci per i fondelli, poiche' non credono alla nostra ripresa, il sarko, ha diffidato anche te, (ci sono Kompagni con la testa sul collo che lo riconoscono eccome) ha diffidato l'italiani..lui.. la Merkel, dovrebbe tenere sempre a perenne memoria, quanto è costato a noi (italiani-maccaroni) e a tutta l'Europa l'unione delle due Germanie! E li che sta la nostra debolezza..a non ricordarglielo..ora fa la sciura, padrona dell'Europa, lei con l'Effy The Pooh !!

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  • 222 a.C.

    25 Ottobre 2011 - 14:02

    ..sempre piu' penosi...

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  • puzzailsignorvincenzo

    25 Ottobre 2011 - 12:12

    Metodo Bofffo anche con Sarkozy e Merkel? Guai a chi ve lo tocca, è? Siete commuoventi per abnegazione.

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