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Alle urne vincono gli islamici L'inutile rivoluzione tunisina

Le prime elezioni democratiche del Paese, vinte dal partito di ispirazione musulmana, sconfitte le formazioni laiche. Sospetti brogli

Alle urne vincono gli islamici L'inutile rivoluzione tunisina
La Tunisia come la Libia. Dopo la rivoluzione, il sogno delle prime elezioni libere si infrange contro i risultati che parlano della vittoria del partito di ispirazione islamica. I primi dati ufficiali che giungono dalle circoscrizioni tunisine confermano l'ampia ittoria di Ennahdha. Una tendenza che conferma quella del voto al'estero, dove il partito confessionale ha ottenuto 9 dei 18 seggi. Il Partito democratico   progressista (Pdp) tunisino ammette la sconfitta alle elezioni di   domenica per l’Assemblea costituente. Maya Jribi, all’indomani del   primo voto dalla caduta di Zine el-Abidine Ben Ali, ha riconosciuto  che la formazione politica “non è andata bene". E si fa sempre più forte il sospetto di brogli elettorali.


L'ammissione della sconfitta.
“La tendenza è chiara - ha detto ai giornalisti la leader del   Pdp, che secondo le anticipazioni dovrebbe essersi piazzato secondo   dopo gli islamici di al-Nahda - Il partito non è andato bene. E’ la   decisione dei tunisini. Mi inchino davanti alla loro scelta”.   Domani è previsto l’annuncio ufficiale dei risultati del voto   di ieri. Il Pdp, nato nel 1983, è un partito laico, uno dei pochi che  era ammesso durante l’epoca Ben Ali. Nel 2006 la formazione politica   ha scritto la storia della Tunisia per aver nominato Maya Jribi   segretario generale. E oggi la Jribi si è congratulata “con chi ha   ottenuto l’approvazione della popolazione tunisina”. Ma, ha aggiunto,  il Pdp sarà presente “per difendere una Tunisia moderna, prospera e   moderata”. E il partito, ha concluso, sarà “chiaramente all’opposizione”.


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Commenti all'articolo

  • capitanuncino

    25 Ottobre 2011 - 16:04

    Con questa,che ha sancito l'affermazione dell'islam,si sono praticamente tagliati gli attributi.Popoli che capiscono soltanto la sharia e le barbarie procurate..Democrazia?E'come dare una pistola ad un drogato in crisi d'astinenza....per cui cavoli loro.Si prevedono di questo passo tempi bui.Per tutti.

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  • Satanasso

    25 Ottobre 2011 - 14:02

    Pretendere la Democrazia nei paesi arabi,è come pretendere di far discutere una tesi di laurea a uno che ha la licenza media...Sono popoli primitivi,inferiori,anche biologicamente,e quindi per loro solo un governo autoritario è in grado di governarli !

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  • Al-dente

    25 Ottobre 2011 - 12:12

    anzi lo condannano come blasfemo, insistono nel dire che le leggi fisiche non esistono perché, altrimenti, la volontà di Allah ne sarebbe vincolata. Ricercare delle leggi fisse nella natura è una bestemmia, perché Allah è completamente libero di mutare le leggi della fisica in qualsiasi momento. Di conseguenza la democrazia per loro è il conformarsi alle leggi di Allah da parte di tutti, come già fanno solitamente. Perciò il dubbio, la ricerca della verità e il contrasto su tali argomenti non possono esistere perché è già stato tutto fissato sul Corano che non può essere contraddetto. Intervenire nelle loro guerre e in dittatori che si discostano dal dettato coranico, pensando di far crescere la democrazia, è non solo inutile ma addirittura peggiorativo di quello che un dittatore locale è riuscito a fargli accettare di buono nonostante il Corano, li si aiuta solo a ricadere nel loro fondamentalismo, come difatti adesso possiamo constatare.

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  • Al-dente

    25 Ottobre 2011 - 12:12

    In occidente c’è il brutto vezzo di generalizzare valori e teorie evolute che si pensano siano automaticamente riconosciute anche da altre culture. Non si vuole capire che le altre culture sono tali perché hanno un loro diverso processo di razionalizzare o di non razionalizzare. La democrazia è il frutto maturo di questo processo politico occidentale, non è pensabile farla crescere altrove se la cultura è profondamente diversa o addirittura contrastante. E’ come volere trapiantare le nostre piantagioni nate con un determinato clima e terreno in un clima e terreno diverso come il deserto africano. Noi siamo figli della cultura greca che dà per certo che ad ogni causa ci sia un effetto, ma crede anche al dubbio su ogni verità che non sia stata analizzata in questa maniera, come processo razionale che si riverbera nelle scienze e in tutto il resto del nostro pensiero, anche quello politico. Gli islamici rifiutano totalmente questo razionale modo di pensare, (segue)

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