Cerca

"Safia, tu sarai la mia puttana" Così Gheddafi alla sua preferita

Il raìs e una terribile storia di sesso, orge, droga e violenza. Parla la ragazza per 5 anni chiusa nell'harem del Colonnello

"Safia, tu sarai la mia puttana" Così Gheddafi alla sua preferita
"Ha 22 anni. E' bella come il giorno ed è distrutta. Le capita di ridere, ma solo per qualche secondo e allora una scintilla d'infanzia rischiara un volto graffiato dalla vita". La descrive così chi la vista. Perché Safia (nome immaginario) è stata per quasi sette anni la "preferita" dell'harem di Gheddafi. La ragazza si racconta in una lunga intervista al quotidiano francese Le Monde e descrive così quella tremenda esperienza al fianco del Colonnello: "Muammar Gheddafi ha saccheggiato la mia vita". Poi aggiunge: ".Quando l'ho visto, esposto alla folla, ho percepito un breve piacere. Poi nella bocca ho provato un gusto amaro". Perché la storia di Safia fa venire i brividi: una storia di violenza, di sesso, di orge, di droga ma soprattutto una storia dove non esiste la parola libertà, dove non c'è spazio per la speranza. Ma l'animo di quella ragazza era assetato di giustizia: "Negli ultimi mesi - racconta lei - mi preparavo ad affrontarlo e a chiedergli, fissandolo negli occhi: perché? Perché mi hai fatto tutto questo? Perché mi hai violentato? Perché mi hai picchiata, drogata, insultata?". Safia sapeva che nulla l'avrebbe mai ripagata per tutto quel dolore, nessuno avrebbe mai risarcito la sua sofferenza. Ma voleva sapere il perché.

Il primo incontro -
E così racconta il primo incontro con il Colonnello Gheddafi. A 15 anni, nel 2004, lo incontrò per la prima volta. Venne scelta tra le ragazze del suo liceo per offrire un mazzo di fiori al Raìs, recatosi in visita presso la scuola dove studiavano alcuni del clan Gheddafi. "Era un grande onore per me. Lo chiamavo papà Muammar: avevo la pelle d'oca". Lui le posò la mano sulla spalla. Poi le accarezzò i capelli lentamente. Era questo il segnale del Raìs per le guardie del corpo. Che significava: "Questa qui la voglio". Ma la ragazza lo capì solo più tardi. E infatti, dopo la cerimonia al liceo, la madre di Safia parrucchiera, riceve in visita tre donne in uniforme, inviate dal Colonnello. Dicono che Gheddafi vuole vedere la ragazzina, darle dei regali. Safia non teme anzi, nel sua immaginazione il Colonnello è il massimo che si possa raggiungere, perciò ne è onorata. La portano da Gheddafi, nel deserto. Il raìs le chiede freddamente di restare con lui. "Avrai tutto quello che vuoi: case, automobili…". Safia non può sapere che quella promessa è l'inizio di un vero e proprio calvario.

Sesso, orge e droga -
Appena arrivata Mabruka, una dei tre 'gendarmi' dell’harem, le consegna biancheria intima e abiti sexy. Le insegna come spogliarsi come sedurre il raìs. Per tre notti Gheddafi guarda la ragazza, ma non la tocca. Le dice soltanto: "Sarai la mia puttana". Poi, rientrato con lei al compound di Bab Al-Azizia, a Tripoli, la violenta. Da quel momento per cinque lunghi anni questo sarà il destino di Safia. La ragazza non è sola. Ce ne sono altre, alcune della sua età, altre più grandi di lei. Ma non si possono incontrare. Safia trascorre le giornate a guardare la tv. Non può fare nient'altro. Non legge libri, non può. Non scrive diari, non può. Non parla con le altre ragazze, non può. Non vede mai la sua famiglia, non può. E' completamente isolata da tutto e da tutti. Safia non può fare nulla, tranne che aspettare. Aspettare. E ancora aspettare. E' obbligata ad attendere che il Colonnello abbia voglia di lei. Ed è obbligata a soddisfare ogni suo desiderio. Giorno e notte.  Nel palazzo si succedono festini, danze, cene, musica e orge. Secondo Safia, il rais l'avrebbe obbligata a fumare, a bere whisky e a prendere cocaina. "Lui ne assumeva continuamente. Non dormiva mai". Ora Safia è libera. Vorrebbe testimoniare in un tribunale, raccontare la sua triste storia. Ma probabilmente non lo farà: "Qui la donna è per forza colpevole".

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • annunziata

    10 Aprile 2013 - 09:09

    le ricopriva di regali e privilegi e queste "signorine" credevano fosse per ammirazione e nient'altro? Se dopo aver fatto sesso restavano con lui per anni era per paura..di essere sostituite?! Basta con questa favola del maschio predatore e della femmina vittima!

    Report

    Rispondi

  • aldogam

    23 Novembre 2011 - 13:01

    Verificando a fondo si rischia di scoprire che la Nato ha fatto di tutto tranne ciò che era oggetto del mandato. Il nanetto francese, fautore principale dell'intervento, corre ai ripari e, come da scuola italiana, dipone che il rais sia sputtanato mediante vizi sessuali. Si trova una fanciulla che, disinteressatamente, racconta... e il gioco è fatto. Poi, se vogliamo essere realisti, leggiamo il Corano, ciò che si imputa a Gheddafi, per l'ISLAM, è lecito.

    Report

    Rispondi

  • darkstar

    23 Novembre 2011 - 02:02

    Poverina sedotta ed abbandonata, sembra una delle nigeriane di donBenzi. La Libia é sempre un paese povero, dove le donne che non vivono negli harem devono fare i conti con una realtá fatta di mariti violenti, miseria ed un ruolo perennemente subordinato agli uomini. Lei faceva una vita dorata per il riposo del guerriero di Tripoli ma ora ci racconta che era solo una povera schiava. Penso che siano molto piú schiave le donne sposate costrette a lavorare, crescere i figli e subire prepotenze da mariti violenti ed ubriaconi.

    Report

    Rispondi

  • LuigiFassone

    21 Novembre 2011 - 21:09

    << Ora Safia è libera. Vorrebbe testimoniare in un tribunale, raccontare la sua triste storia. Ma probabilmente non lo farà: "Qui la donna è per forza colpevole" >>. Ma che bella LIBERTA',che si sono conquistati i libici...Tanto valeva restare con la Libertà Gheddafiana...

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog