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Gay, Obama firmerà

la dichiarazione dell'Onu

Gay, Obama firmerà
Barack Obama è deciso a proseguire sulla linea di rottura rispetto all’amministrazione Bush sui temi di etica. La Casa Bianca, secondo alcune fonti governative riprese dai maggiori quotidiani americani, si appresa infatti a dare il proprio sostengo alla dichiarazione dell’Onu contro la criminalizzazione dell’omosessualità. Una dichiarazione che George W. Bush aveva rifiutato di firmare.
I diplomatici americani all'Onu, proseguono le fonti, avrebbero informato in questi giorni la Francia, promotrice della dichiarazione, sulle nuove intenzioni degli Stati Uniti.
Lo scorso dicembre, l'amministrazione Bush fu al centro di critiche per aver rifiutato di sottoscrivere il documento, al quale è stato dato l'appoggio tra gli altri dai paesi dell'Ue e da Giappone, Australia e Messico.
Tra gli stati che hanno deciso sin dall’inizio di non sottoscrivere il documento c’è pure il Vaticano.
L'Arcigay: Usa di nuovo paladini della libertà - Soddisfatta l’Arcigay italiana che parla di “svolta”: “La nuova amministrazione vuole cancellare il periodo oscurantista della presidenza Bush”, ha dichiarato il presidente di Arcigay Aurelio Mancuso, secondo il quale “gli Usa tornano a essere un'eccellenza di libertà per denunciare i fondamentalismi che ancora oggi incarcerano, torturano e uccidono migliaia di persone nel mondo”.
L’associazione ha ripreso anche la polemica contro le parole del papa Benedetto XVI in merito al problema dell’Aids in Africa, dicendosi soddisfatta “della reazione che i governi francese e tedesco stanno avendo in queste ore nei confronti della tragica presa di posizione del papa contro l'uso del preservativo”.
Bush: davanti alla crisi Obama va aiutato - Nel frattempo, per la prima volta da quanto è terminato il suo mandato presidenziale, Bush ha parlato di Obama nel corso di un discorso a Calgary, in Canada. L’ex inquilino repubblicano della Casa Bianca ha detto che di non voler “perdere tempo a criticarlo, ci sono già tante critiche in giro, merita il mio silenzio”. Nello stesso tempo Bush ha espresso l’augurio che il suo successore non fallisca nel tentativo di far uscire il Paese dalla crisi: “Amo il mio paese più di quanto ami la politica, quindi credo che sia essenziale che sia aiutato nel suo compito”, ha detto Bush.

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