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Sarkò prima rideva dell'Italia... Ora piange: quasi declassato

Moody's sul punto di tagliare il rating dei titoli di Stato francesi: il differenziale è a livelli mai visti prima. Addio alla tripla A?

Sarkò prima rideva dell'Italia... Ora piange: quasi declassato
Nel mirino della speculazione, la Francia di super Nicolas Sarkozy, ambasciatore poco credibile della politica dell'Europa unita, ci è già finita. Nelle scorse giornate lo spread degli Oas, i titoli di Stato transalpini, ha sfondato quota 200 punti base rispetto al Bund tedesco: non era mai accaduto. Oggi, lunedì 21 novembre, in una nuova giornata di passione per i mercati lo stesso diffrerenziale oscilla tra i 170 e i 180 punti base: livelli da allarme. Parigi così rischia di finire anche nel mirino della finanza internazionale, che potrebbe colpire il Paese con la mannaia delle agenzie di rating. I colossi delle valutazioni non possono più tollerare accuse di immobilisimo, non possono più tollerare l'accusa di chi da anni punta il dito contro di loro per non aver previsto la grande crisi internazionale che si scatenò nel 2008 dopo il crac di Lehman Brothers (banca affidabilissima, fino al giorno prima del tracollo). Così Moody's in particolare - e lo si sussurra da settimane - sarebbe pronta a declassare i titoli francesi. Una nuova conferma è arrivata da quanto dichiarato da un analista del gruppo.

"Difficile ridurre il deficit" - A determinare il downgrade sarebbe il livello di indebitamento di Parigi, comparabile a quello italiano, un debito che ha una forte incisività sulle capacità del Paese di offrire le sufficienti garanzie sulla stabilità e la capacità di restituire il debito. Chiaro, la Francia non è sull'orlo della bancarotta, ma quella tripla A che mostra con orgoglio potrebbe essere a un passo dall'evaporare. Moody's ha parlato chiarissimo: "Gli elevati e persistenti costi per rifinanziare il debito (frances, ndr) potrebbero amplificare la sfida fiscale del governo in un contesto di deterioramento delle previsioni di crescita", ha spiegato l'economista dell'agenzia di rating, Alexander Kockerbeck. "Se tali elevati costi di rifinanziamento si radicassero ulteriormente - ha proseguito -, ci vorrebbero anni per riportare la situazione alla normalità". L'analista di Moody's ha poi concluso sottolineando che "con una previsione del pil in crescita di un modesto 1% nel 2012, i maggiori costi sugli interessi renderanno difficile raggiungere gli obiettivi di riduzione del deficit".



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Commenti all'articolo

  • philo12

    22 Novembre 2011 - 06:06

    Ormai è evidente che è la stessa politica europea ad essere nel mirino. L'insostenibilità economica dell'europa al mantenimento della nostra immensa burocrazia e classe politica è evidente, Inoltre la stessa classe politica e la stessa corrotta burocrazia di tutta europa e della UE a Bruxelles incentivano politiche dilapidatorie del nostro patrimonio andando verso chimerici obiettivi abientalisti o sociali che contrastano con la sostenibilità contributiva dei cittadini che omrai non ne possono più. O andimnao verso una unico governo europeo che cambia rotta e diventa virtuoso od è meglio ritornare ad un controllo nazionale delle proprie politiche. Altrimenti l'intera europa è destinata alla bancarotta

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  • studiopozzi

    21 Novembre 2011 - 20:08

    Probabilmente la ricetta tanto elargita da tutti per la nostra italia alla fine non e' la soluzione ... Direi che gli italiani dovrebbero meditare su tutta questa speculazione di opinione

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  • ercole.bravi

    21 Novembre 2011 - 16:04

    il governo ombra che gestisce le economie mondiali ha deciso, dopo avere affondato nell'ordine le economie irlandesi, portoghesi greche, belghe italiane spagnole...di colpire la francia, ormai rimasta unica vera pretendente reale della germania assolutista. Sembra la proposizione del libro fatherland......ed il progetto assolutista (economicamente parlando) di una germania padrona di europa si sta avverando. Il governo Monti, marionetta dei poteri forti, comincia nei peggiori dei modi...anche se lo stesso professore era stato preceduto dal Grande Presidente della Repubblica (alla faccia dei 150 anni e dei tagli promessi) che lo aveva promosso a senatore con una tempistica degna di un Benetti dei tempi d'oro. Gamba tesa e rottura conseguente. Sino a che non verrà messo un punto a questa involuzione democratica, credo, ne vedremo ancora di peggio.

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