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L'attentato a Damasco: colpita al cuore l'intelligence

Il doppio attentato opera di kamikaze è stato attribuito dal governo siriano ad Al Qaeda

L'attentato a Damasco: colpita al cuore l'intelligence

Un doppio attentato dinamitardo ha colpito nei giorni scorsi due basi dell'intelligence siriana a Damasco, provocando quarantaquattro morti e oltre cento feriti. Gli attentati sono stati compiuti da due kamikaze che erano a bordo di due autobombe, nei pressi della sede della Sicurezza dello Stato (Amn al Dawla) e di un quartier generale di un'altra agenzia di sicurezza. Il regime siriano è costituito da quattro Agenzie: la Sicurezza dello Stato, la Sicurezza politica, i Servizi di sicurezza dell'aeronautica, i Servizi di sicurezza militari.

Il governo del presidente Bashar Al Assad da oltre nove mesi sta reprimendo una contestazione senza precedenti: secondo le Nazioni Unite sono almeno 5.000 i morti da metà marzo. Varie sono le ipotesi. Le autorità siriane hanno accusato gli estremisti sunniti legati ad Al-Qa'ida. Secondo l'opposizione al regime di Assad si tratterebbe di un auto-attentato messo in atto per colpevolizzare la resistenza e giustificare la repressione. Il colonnello Riad Assad, capo dell'Esercito Siriano Libero, che raggruppa i disertori, gli attentati “sono opera del regime per dimostrare alla lega Araba che stanno combattendo contro i terroristi”.

Alcune fonti dell'opposizione siriana parlano di un possibile coinvolgimento degli sciiti iracheni.   C'è poi da considerare la recente segnalazione dei servizi segreti libanesi che avevano avvertito del  l'infiltrazione  in Siria dalla città di Ersal di gruppi legati ad Al-Qa'ida. Viste queste premesse ritengo che gli attentati abbiano una matrice interna, e sono inquadrabili nell'ambito della rivolta popolare che sta insanguinando la Siria. Non ci sono prove che Al-Qa'ida abbia avuto alcun ruolo negli scontri che sono in atto dallo scorso mese di marzo, e che costituiscono un corollario della cosiddetta “primavera araba”.

Nella regione è in corso una guerra occulta dei servizi segreti, spesso in alleanza con quelli occidentali, contro i servizi segreti di Damasco e Teheran. Israele non è il solo nemico di Siria e Iran. Anche altri paesi come l' Arabia Saudita  sperano nel crollo dei regimi siriano e iraniano. L'opposizione in Siria è costituita da una galassia di gruppi frammentati. Si stanno rafforzando gli islamisti, che sono riforniti di armi dall'Iraq e dal Libano. Secondo il governo siriano si tratta di una cospirazione eterodiretta, i cui leaders sono i nemici storici della Siria: America, Israele, ed alcuni paesi Europei, che mirano a sgretolare l'asse Siria-Iran-Hezbollah. Stati Uniti, alcuni paesi Europei e la Turchia hanno fatto ripetuti appelli affinchè Assad si metta da parte.

Il presidente rappresenta la minoranza alawita (gruppo vicino agli sciiti), che gode del sostegno della comunità cristiana siriana e della borghesia sunnita. I sostenitori di Assad temono che la sua caduta porti ad una interminabile scia di sangue. La situazione siriana, in bilico verso una guerra civile, fa paventare una nuova Beirut. Ma in questo caso la diplomazia internazionale è restia all'idea di una operazione militare, come è avvenuto invece per il recente coinvolgimento in Libia. E quali sono le motivazioni del mancato intervento in Siria? Sono molteplici: la Siria non ha pozzi di petrolio; attualmente non vi sono ancora interlocutori ufficiali tra gli oppositori; le forze armate siriane sono tra le più numerose e meglio  addestrate del Medio Oriente; Bashar al-Assad ha alleati potenti all’interno e all’esterno della regione, a partire dall’Iran, e di conseguenza anche gli Hezbollah e Hamas; la Siria è di fondamentale importanza per l’Iran (paese sotto l'egida di Russia e Cina), ed è base logistica per gli Hezbollah libanesi. L’Iran ha ammonito il mondo intero che qualsiasi intervento straniero in Siria verrebbe considerato come aggressione al proprio territorio.

di Antonella Colonna Vilasi

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