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E ora per offendere Obama gli danno dello Schettino

Barack divide gli americani peggio del predecessore. E il repubblicano Priebus lo paragona al comandante della Concordia

E ora per offendere Obama gli danno dello Schettino

È l’uomo dei record Barack Obama. Era già quello sotto il cui governo, in tre anni, l’America ha distribuito più buoni-pasto ai poveri delle precedenti amministrazioni grazie alle sue politiche economiche che hanno aumentato la disoccupazione e guidato il Congresso a gonfiare le spese del welfare. Altro primato, il debito pubblico che ha raggiunto la settimana scorsa il tetto dei 16.400 miliardi. Adesso, tirate le somme dei sondaggi politici del 2011, il Washington Post, insospettabile foglio filo Democratico, gli assegna il titolo di presidente che ha polarizzato il Paese per linee partitico-ideologiche come nessun altro da quando, finita la Seconda Guerra Mondiale, la Gallup fa le rilevazioni. Ricordate il George Bush della guerra al terrore e all’Iraq, quello dei fondamentalisti evangelici e dei neocon? Obama ha polverizzato la sua performance di “uomo di parte”. Nel terzo anno in carica, una media dell’80% di Democratici ha approvato il modo in cui Obama ha fatto il suo lavoro, mentre i favorevoli nel GOP sono stati il 12%. La differenza, il 68%, è il tasso di polarizzazione, o faziosità, che misura la distanza di sentiment tra i due partiti verso Barack. George W. nel 2007 aveva stabilito a sua volta il record storico per il terzo anno, ma si era fermato al 59%.

Il confronto Da notare che il 2007 era l’anno successivo alla débâcle elettorale del partito Repubblicano nelle elezioni di medio termine del 2006, con l’Iraq che era diventato la croce del presidente Bush. Obama, eletto sulla promessa di unire la nazione al di là di partiti, razze e ideologie, era balzato in testa alla classifica della polarizzazione fin dal 2009, il suo primo anno alla Casa Bianca, con un tasso di faziosità del 65%, corretto all’insù nel 2010 al 68%, livello confermato nel 2011. Nessun presidente aveva mai toccato questi livelli. Obama ha fallito nel riunificare il Paese semplicemente perché non ci ha mai provato davvero. L’ostinazione nel volere una riforma statalista della salute, ancora oggi osteggiata dalla maggioranza degli americani, è stata alla base della nascita dei Tea Party, espressione politica della rivolta di mezzo Paese, conservatori e indipendenti, contro di lui. E gli slogan elettorali della «guerra ai ricchi che devono pagare più tasse» ne hanno fatto il campione di una lotta di classe che cerca la rissa.  Obama è in virtuale testa a testa di preferenze nei sondaggi su chi vincerà a novembre con Mitt Romney, avviato alla nomination. Ma proprio il fatto di pensare con ossessione al bis invece di impegnarsi a sanare i guasti economici di una America scontenta gli ha attirato il bruciante attacco di Reince Priebus, presidente del Comitato Nazionale Repubblicano, che nel programma politico tv “Face the Nation” ha definito Obama «capitan Schettino». 

La nave discordia «Entro pochi mesi parleremo di questo nostro piccolo capitan Schettino che è il presidente Obama» ha detto Priebus al conduttore Bob Schieffer. «Sta abbandonando la nave del popolo americano». Come hai chiamato il presidente?, ha insistito il giornalista. E Priebus: «L’ho chiamato capitan Schettino, sai, quello che ha abbandonato la nave in Italia». Dopo il discorso sullo Stato dell’Unione di una settimana fa, Barack aveva lasciato la Casa Bianca per tre giorni di comizi in diversi stati cruciali. Priebus non ha detto che la nave abbandonata si chiama Concordia, ma viste le cifre della Discordia diffuse dalla Gallup, la battuta sul presidente settario e che pensa solo per sé sarebbe stata ancora più pregnante.
di Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • raucher

    31 Gennaio 2012 - 19:07

    sarà per sempre una macchia indelebile, uno sputo in faccia, una vergogna, che non ci puliremo più. Grazie Schettino , per il tuo comportamento, tra 20 anni sentiremo ancora paragonare gli italiani ai conigli , agli incompetenti , agli inaffidabili. Grazie per il grande servizio reso al Paese. Vero o falso che sia, è una realtà , ne sentivamo la mancanza , buffone.

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