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Teheran incarcera giornalista

per una bottiglia di vino

Teheran incarcera giornalista
Roxanna ha comperato una bottiglia di vino. Il guaio è che lo ha fatto in un market di Tehran, città dove è hokm, obbligo religioso, restare astemi. Era l'11 febbraio quando Roxanna Saberi, giornalista, 31 anni, è stata vista libera per l'ultima volta, con il suo hijab azzurro lasciato morbido sulla testa a fare immaginare tutto tranne che l'attaccatura dei capelli. "Non vi preoccupate, ne esco presto", aveva detto ai genitori nell'unica telefonata concessale. Da quel giorno, invece, è sparita, rinchiusa in una cella del braccio 209 del carcere di Evin, il più terribile della città. Dalle sue finestre a sbarre si può vedere l'area speciale dove ancora, nel 2009, uomini e donne vengono seppelliti fino al collo e poi presi a sassate finché non muoiono, come prevede la legge di Allah. Un posto sicuramente insopportabile per una ragazza cresciuta in Nord-Dakota, dove nel 1997 era stata pure incoronata Miss. Un posto dove rimane trattenuta di certo non per quella singola bottiglia di vino.

Roxanna era la corrispondente per la rete radiofonica NPR e molte altre testate giornalistiche americane. Era arrivata a Tehran dagli Stati Uniti sette anni fa. Mezza americana e mezza iraniana, era una giornalista piuttosto conosciuta, e gradita perfino ai mullah. Per cui non ci si spiega proprio perché, a distanza di quasi due mesi, il regime non l'abbia ancora lasciata andare. Il padre di Roxanna è arrivato in città e sta cercando di capire che cosa sia capitato alla figlia. 

Non è la prima volta che il Regime incarcera irano-americani senza motivo: nel 2007 vennero rinchiusi in quattro, tra cui il professor Haleh Esfandiari. Invece Zahra Kazemi, una giornalista iraniana canadese, venne picchiata e torturata in quel carcere nel 2003: morì all'ospedale Baghiatollah di Teheran. Era stata imprigionata per aver fotografato le famiglie dei detenuti davanti alla  prigione dove ora è rinchiusa Roxanna. Pochi giorni fa, poi, è defunto lì il blogger Mir Sayyaf, arrestato per aver oltraggiato il capo supremo del regime, Ali Khamenei.

Ce n'è abbastanza, insomma, per pensare che Roxanna non se la stia passando bene. Le associazioni per i diritti umani del mondo si stanno mobilitando ora per la ragazza: una petizione è on line, http://www.petitiononline.com/ourdream/petition.html ed è indirizzata a "General Ban Ki-moon / Hillary Clinton / Amnesty international" da Reporter senza Frontiere, N.G O"s & Women's Rights Organizations, e Global Human Rights Organizations; in Italia se ne sta occupando invece Karimi Davood, presidente dell’Associazione rifugiati politici iraniani residenti. Sul sito http://irandemocraticoweb.blogspot.com/ si può trovare la lettera da inviare al nostro ministro degli Esteri, Franco Frattini. Mandate una lettera anche voi, vi promettiamo di tenervi informati sulla sorte di Roxanna.

Albina Perri

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Commenti all'articolo

  • sa17640

    02 Aprile 2009 - 11:11

    Ho vissuto a Tehran 2 anni e mezzo negli anni 80 durante la guerra Iran e Iraq. Ho conosciuto molti Iraniani, brava gente molto simili a noi. Il regime purtroppo non lascia alternative, uniforma anche quelli che non vorrebbero. Alcuni per paura, tanti per ignoranza e mancanza di riferimenti oggettivi. Un esempio, i genitori non osano tenere comportamenti non conformi neanche a casa per paura che ai figli possa scappare di bocca o ancora peggio che siano gli stessi figli a "denunciarli" ai professori con tragiche conseguenze. Comportamenti non conformi portano quasi sempre a conseguenze pesanti, imprigionamenti e maltrattamenti da parte delle Guardie della Rivoluzione (Pasdaran). I piu'giovani poi si sa sono i piu'influenzabili ed il continuo indottrinamento funziona come una sorta di lavaggio del cervello tanto che alla fine molti fanno loro le teorie estremiste e ne diventano a loro volta custodi e perpetratori. Questo e'il risultato del fondamentalismo. Per coloro i quali conservano ancora un barlume di lucidita'ed indipendenza intellettuale significa la perdita delle piu'elementari liberta'ed una vita vissuta nel timore, mentre per i piu' diventa consolazione alla miseria e speranza di vita immortale. Cé'infatti una categoria di persone a cui fa parte soprattutto in questi paesi una larga fetta della popolazione sulla quale gli indottrinamenti religiosi fanno facile breccia; sono i poveri ed i disperati. Se poi agli insegnamenti religiosi si aggiunge una buona dose di odio e disprezzo per gli usi e costumi occidentali, additati da Mullah e affini come fonte di tutti i mali, il gioco e'fatto. Abbiamo creato milioni di proseliti pronti ad armarsi e partire per le nuove crociate contro i miscredenti. Niente di nuovo all'orizzonze e'la storia che si ripete. Solo a mio avviso decisamente fuori tempo. La crescente poverta'e le forti differenze economiche tra i ceti sociali non facilitano certo un processo individuale di crescita culturale e civile slegato da teoremi religiosi. Processo peraltro sempre difficile data la natura instabile dell'uomo ma molto piu'facile laddove a quasi tutti e'perlomeno garantito soddisfare i bisogni primari. La conclusione a cui giungo quando mi trovo ad affrontare questo argomento e'purtroppo sempre una sola; non vedo soluzione nel medio periodo. E siccome le tensioni sociali nel mondo sono destinate ad aumentare almeno proporzionalmente alla crescita demografica, purtroppo, si concretizza sempre piu'in me la convinzione che nulla ci salvera'in futuro da un conflitto di civilta'.

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