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I connazionali rapiti nel mondo Dalla Urru ai marinai della Ievoli

Cooperanti, turisti, marittimi, ingegneri: nelle mani dei sequestratori di mezzo mondo ci sono ancora diciassette italiani

I connazionali rapiti nel mondo Dalla Urru ai marinai della Ievoli

La più famosa è Rossella Urru: un simbolo di tutti gli italiani tenuti in ostaggio all’estero. Nelle mani dei rapitori, dopo l'uccisione di Franco Lamolinara sparito  il 12 maggio dello scorso anno in Nigeria, dove lavorava per la società di costruzioni Stabilini Visinoni Limited, restano diciassette connazionali: cooperanti, turisti, marinai, consulenti. E proprio consulenti sono gli otto italiani tenuti in ostaggio da ieri a Suez dagli operai in sciopero che all’esterno rivendicano migliori salari e per la cui liberazione hanno chiesto un riscatto. Si estende dunque la mappatura dei sequestri che oggi descrive la zona a rischio in quella fascia del Pianeta che si estende dalle zone desertiche dell’Africa occidentale alle acque antistanti il Corno d’Africa fino al Pakistan.

Sul rilascio di Rossella Urru rimane il mistero. Sabato scorso sembrava cosa fatta, e invece della cooperante italiana, rapita nella notte tra il 23 e il 24 ottobre del 2011 insieme ad altri due colleghi di origine spagnola, Ainhoa Fernandez de Rincon e Enric Gonyalons Mundobat, non se ne sa ancora nulla. A rivendicare il sequestro era stato Aqmi, il gruppo per un Maghreb Islamico.
 
Gli altri italiani scomparsi nel mondo sono: Maria Sandra Mariani, scomparsa il 2 febbraio 2011 nel sahara algerino; Giovanni Lo Porto, 38 anni, rapito in Pakistan il 19 gennaio scorso; sei membri dell’equipaggio della petroliera Enrico Ievoli, vittime di un assalto dei pirati in Somalia il 21 aprile 2011. C’è poi anche il caso di Bruno Pellizzari, anche lui ostaggio dei pirati somali dal 10 ottobre 2010 e degli otto consulenti della Ceramica Cleopatra da ieri nelle mani degli egiziani.

Oltre a questi l’Unità di Crisi segue indirettamente i sequestri di due persone con doppio passaporto (italiano e di altro Stato) i cui casi sono gestiti in prima battuta della autorità dall’altro Paese di origine. Si tratta di Bruno Pellizzari e Lorenzo Bonaventura sulle cui vicende il Mae italiano viene costantemente informato dagli altri governi.

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Commenti all'articolo

  • blackindustry

    08 Marzo 2012 - 19:07

    Basta che siano di sinistra e tv e giornali ne parlano... Il caso della urru è emblematico, sembra il caso della sgrena e delle due simone, che in quei posti così pericolosi ci sono andate per loro scelta, poi hanno pianto in diretta come coniglie, e una volta pagati i riscatti coi soldi nostri hanno tessuto le lodi di quei criminali di rapitori. Tanto per ricordare, qualcuno ha più sentito parlare di Fabrizio Quattrocchi? No, di lui no, troppo scomodo, disse ai rapitori "vi faccio vedere come muore un Italiano!". Onore a Fabrizio Quattrocchi!

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