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Su Lamolinara 4 proiettili: "Non è stata un'esecuzione"

Per il medico legale il colpo mortale alla testa, ma è stato sparato da lontano. Dubbi sul blitz di giorno: erano già morti?

Su Lamolinara 4 proiettili: "Non è stata un'esecuzione"

Hanno trovato i cadaveri dei due ostaggi, Franco Lamolinara, 47 anni, di Gattinara (Vercelli) e Chris McManus, 28 anni, della Oldham (Lancashire), dentro un gabinetto in un bagno di sangue. Nel corpo dell’ingegnere italiano sono stati recuperati quattro proiettili, riconducibili a un’arma da fuoco a canna lunga. Ma non è questa l’unica informazione emersa dall’autopsia eseguita ieri sul cadavere da Paolo Arbarello, responsabile dell’Istituto di medicina legale dell’università La Sapienza di Roma. «Non è stato un colpo alla tempia ravvicinato» a uccidere Lamolinara. Il colpo mortale è sicuramente quello alla testa, ma alla luce dei primi rilievi medici, L’ipotesi iniziale di un’esecuzione viene perdendo di sostanza.

Un altro interrogativo sul tavolo è: erano stati uccisi prima, o nel corso del blitz? La domanda salta fuori perché non si fa mai un intervento di questo genere, di giorno, e sparando per 40 minuti, ma di notte e in 40 secondi. Quindi mi chiedo: sapendo, o pensando, sulla base di informazioni raccolte in precedenza, che i due ostaggi fossero già morti, gli inglesi hanno fatto così perché volevano semplicemente uccidere e/o catturare i terroristi islamici del Boko Haram?

La spiegazione ufficiale del Governo inglese e del Premier David Cameron dà l’impressione di smentire quest’ipotesi. Ma nei fatti, Cameron dribbla. Il motivo per un blitz eseguito di giorno, e senza avvertire il Governo italiano, era, diceva, una notizia affidabile ricevuta dai servizi segreti inglesi che i due ostaggi erano in «imminent and growing danger», cioè «pericolo imminente e crescente».  Ma questa non è una smentita categorica che fossero già morti. I 20 uomini del Special Boat Service (SBS) britannico con un gruppo di Royal Marines in supporto erano già presenti in Nigeria 11 giorni prima del blitz.

Nel video rilasciato lo scorso dicembre - in cui i due ostaggi sono stati mostrati bendati - i terroristi hanno minacciato di uccidere solo l’ostaggio inglese e non quello italiano. E questo ci fa capire una cosa: che con gli italiani, pensavano e sapevano, si può trattare, ma con gli inglesi no. Le forze inglesi sono arrivate in Nigeria con dei voli civili e sono arrivati alla villa a bordo quattro automezzi civili e vestiti in borghese. Come “back-up” c’erano anche degli uomini dei Royal Marines e delle forze speciali nigeriane in divisa. Per quanto ci risulta però i terroristi erano ben pronti. Sapevano che fosse in arrivo un attacco e sono stati loro ad aprire il fuoco per prima. Secondo i media inglesi gli uomini della SBS, tutti bianchi ovviamente, sono stati notati in giro a Sokoto nelle 24 ore precedenti al blitz.

I servizi segreti inglesi hanno individuato il posto dove erano imprigionati i due ostaggi grazie alla cattura di uno dei leader di Boko Haram. La cattura di Kabirum Sokoto, uno dei leader di Boko Haram, il 28 gennaio 2012, dalla forze nigeriane è stata la svolta chiave perché aveva con se parecchi cellulari e blackberry.  Tramite questi gli inglesi hanno intercettato i cellulari dei terroristi e così hanno trovato il loro nascondiglio e capito che i terroristi stavano sul punto di spostarli e possibilmente ucciderli. Due giorni prima del blitz, Abu Mohammed, il leader della cellula terrorista che aveva rapito gli ostaggi, è stato catturato dai nigeriani. Lui ha rivelato che i due ostaggi erano in grave pericolo di essere uccisi. Ci volevano 40 minuti solo per penetrare dentro il giardino interno dell’edificio che è  protetto da un muro alto a una porta pesante. Otto terroristi morti, e cinque catturati.

di Nicholas Farrell

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