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Palestina, vedova di Arafat vuole darsi alla politica

La donna, descritta come la "Maria Antonietta" del mondo arabo, dopo 7 anni parla sui dubbi dell'avvelenamento del marito

Palestina, vedova di Arafat vuole darsi alla politica

L’ipotesi di scendere in politica, i dubbi sull'avvelenamento di Yasser Arafat da parte di Israele, l’ammissione di aver sposato l’ex leader dell’Autorità   nazionale palestinese per la sua posizione e di averlo abbandonato nel  momento più duro della sua vita, costretta a farlo. E’ così che Suha  Arafat, vedova dell’ex leader palestinese, si confessa in una rara   intervista alla 'Cnn' a sette anni dalla scomparsa di Yasser Arafat, morto di una misteriosa malattia nel 2004.
La decisione di parlare dopo anni di silenzio deriva “dalle   ingiustizie perpetrate contro mio marito e contro di me in tutto   questo tempo. Questo mi ha spinto ha parlare degli ultimi giorni di   Yasser, gli ultimi di cui sapete, dopo che io e lui siamo stati descritti come il diavolo. Io sono stata descritta come la Maria   Antonietta del mondo arabo”.
Alla domanda se considerasse Arafat un terrorista, Suha risponde  che “no, un terrorista non sarebbe mai stato insignito del Premio Nobel per la Pace. Sapete qual è la differenza tra un combattente per  la libertà e un terrorista. Mio marito non è mai stato un terrorista, era un combattente per la libertà”. La vedova di Arafat   parla poi della sua “coscienza” e lo definisce il “Mandela del mondo arabo, il Mandela della Palestina". Riguardo al processo di pace tra israeliani e palestinesi e alla possibilità di entrare in politica, Suha dice “non adesso. Forse dopo che Zahwa (la figlia, ndr) si è sposata e allora sì, potrei entrare in politica, perchè Yasser Arafat deve avere una continuità”.
E racconta di aver “vissuto 20 anni con questo uomo. So come   lavorava e come sapeva raccogliere con il suo fascino e la sua   personalità tutte le persone attorno a lui, tutte le fazioni, tutto il mondo arabo. Vedo la primavera araba e come le persone si stanno   liberando dei loro leader, in Siria, in Egitto, in Tunisia, in Yemen,   dappertutto, ma ancora oggi il popolo palestinese piange la perdita di  Arafat, la democrazia che aveva portato nonostante l’occupazione”   israeliana. “Era un grande leader e il solo che era rispettato e amato   veramente dal suo popolo”, afferma Suha. Per la causa palestinese, prosegue, Arafat “ha speso la sua vita. Anche se non è stato avvelenato, ha pagato con la vita. Non ha più visto sua figlia. Ci disse di andare via perchè non voleva che noi stessimo in Palestina.   Diceva 'non voglio essere protetto da una donna e da una bambina, diranno che sono un codardo e che mi sto proteggendo usando mia   figlià. Tutti dissero 'lei lo ha lasciato', ma io ho dovuto farlo perchè lui mi aveva obbligato ad andare”.

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Commenti all'articolo

  • Pirandellage

    15 Marzo 2012 - 21:09

    quando morí Arafat si disse che sul suo conto corrente, forse in Svizzera, ci fossero 83 milioni di dollari, chi doveva avere questi soldi? perché se Arafat pensava tanto ai suoi palestinesi aveva i soldi ,ricevuti per la giusta causa un pó da tutti, sul suo conto personale? I suoi compagni di ventura decisero di dare alla vedova 20.000 dollari al mese il resto poi l´avranno sicuramente impiegato per nobili fini. E adesso la vedova vuol darsi alla politica eh sí questa politica, bisogna proprio ammetterlo, deve avere un ascendente straordinario !!!

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  • kadima

    15 Marzo 2012 - 17:05

    Arafat un uomo nefasto che ha portato il terrore in tutto il mondo ,operato da cretini che lui abbindolava, mentre accumulava immense ricchezze.Ma.....poi quanto voleva campare così brutto sporco e cattivo?

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  • raucher

    15 Marzo 2012 - 17:05

    non ci credono nemmeno gli stessi palestinesi. Quando capirono finalmente che per anni si era fregato i loro soldini ( coi quali moglie e figlia conducevano vita lussuosa a Parigi alla faccia dei fellah) lo seppellirono nell'oblio. Infatti ad un solo anno di distanza dalla morte nessuno si sognò di commemorare la sua scomparsa. Ora men che meno. Il loro amato e osannato condottiero..... Bisogna dire che gli arabi , in quanto a condottieri , hanno un fiuto incredibile , non ne indovinano uno. Si accontentano di un fesso qualsiasi purchè in atto di bruciare la bandiera di Israele lanciando proclami infuocati.

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  • franziscus

    15 Marzo 2012 - 14:02

    e ne vuole altri ?

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