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Blitz Usa, uccisi pirati somali

Paura per gli ostaggi italiani

Blitz Usa, uccisi pirati somali
Sarà vendetta. I blitz condotti nei giorni scorsi, che hanno provocato la morte di cinque sequestratori e l'arresto di alcuni di loro, non sono stati molto apprezzati dai pirati somali, che minacciano vendetta contro Stati Uniti e Francia. «I francesi e gli americani si pentiranno di aver cominciato questo massacro - ha avvertito uno dei pirati impegnati nelle azioni di assalto contro le navi nel Golfo di Aden - Noi non uccidiamo, chiediamo solo riscatti...Noi ci vendicheremo». Il primo blitz contro i corsari risale a venerdì scorso, quando le forze militari francesi hanno fatto irruzione sul veliero Talit assaltato una settimana prima e che aveva a bordo cinque francesi, tra cui un bambino di tre anni. Nell'azione sono rimasti uccisi due pirati e il proprietario dello yacht. Ieri sera, i Navy Seals della Marina degli Stati Uniti hanno assaltato la lancia su cui si trovava l'americano Richard Phillips, capitano del cargo 'Maersk Alabama' assaltato l'8 aprile. L'operazione si è conclusa con la liberazione dell'ostaggio e l'uccisione di tre pirati.

Spari contro parlamentare Usa - E per verificare la situazione sul terreno è giunto oggi in Somalia il parlamentare americano Donald Payne, scortato da sei guardie del corpo. La visita è stata però segnata da momenti di tensione: guerriglieri somali hanno sparato colpi di mortaio contro la delegazione guidata da Payne che, dopo una visita nella capitale somala, stava ripartendo dall'aeroporto di Mogadiscio. Non vi sono stati feriti, secondo la polizia ma testimoni hanno riferito che tre civili sono stati raggiunti dalle schegge prodotte da un colpo di mortaio caduto vicino alle case.

Paura per i marinai italiani - Intanto nelle mani dei pirati ci sono ancora i dieci marinai italiani catturati la scorsa settimana: e all'indomani dell'operazione militare americana - e con i pirati che già minacciano vendetta contro Stati Uniti e Francia (che venerdì scorso aveva condotto un blitz simile per liberare un veliero con a bordo cinque persone) - gli esperti concordano sul rischio conseguente al messaggio di forza inviato ai corsarsi con le azioni di queste ore. "Il recupero di Phillips - ammette il vice ammiraglio americano William Gortney, a capo della Quinta flotta della Marina statunitense di stanza in Bahrein - potrebbe portare a un'escalation della violenza in questa parte del mondo, non ci sono dubbi". D'accordo il responsabile dell'International Maritime Bureaùs Piracy Reporting Centre, con sede a Kuala Lumpur, in Malaysia, Noel Choong, che pure approva la decisione di Washington e Parigi di intervenire con la forza. "Noi speriamo che queste azioni scoraggino altri assalti, ma in questo momento ne dubito molto. Ci sono molti pirati in giro e ogni nave vale almeno un milione di dollari", sostiene Choong, convinto che Francia e Stati Uniti abbiano agito bene, anche se si corre il rischio di rappresaglie da parte dei pirati. Finora, gli assalti dei corsari nel Golfo di Aden - che si contano ormai a decine dall'inizio dell'anno - non hanno provocato vittime tra gli ostaggi (al momento circa 200), se non in due casi. Nel settembre dello scorso anno, in seguito all'assalto della sua nave, è morto d'infarto il capitano della nave MV Faina. E venerdì scorso, nello scontro a fuoco tra militari francesi e i pirati, è rimasto ucciso Florent Lemacon, proprietario del veliero 'Tanit', assaltato una settimana prima. Secondo quanto ammesso da fonti di Parigi, l'uomo potrebbe essere rimasto vittima dei colpi sparati dai soldati francesi.

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