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Azzurri

Italia? Ci piace la trincea, dateci le armate: nessuna paura del primo posto

Fabrizio Biasin

Esattamente 12 anni fa un giovine Ibra ci faceva sentire piccini-piccini: micidiale colpo di tacco, 1-1 disgraziato e l’Italia di Vieri, Cassano, Totti, Cannavaro, Nesta e altri cazzutissimi azzurri tornava a casa a causa del successivo e arcinoto «biscotto scandinavo».

I tempi son decisamente cambiati: Ibra è diventato molto più fetentone e milionario, noi mandolinari abbiamo vinto un Mondiale e nel frattempo i vari Nesta, Vieri eccetera eccetera si sono trasferiti a Miami, guadagnano quattrini per inerzia, fanno (giustamente) la bella vita. A guardar bene l’unico reduce di quella disgraziata spedizione è Buffon, capitano azzurro a Tolosa, nel giorno della vendetta ai figli dell’Ikea. Gigi, tra l’altro, ieri avrebbe potuto restare in salotto con Ilariona-sua: Zlatan non ha tirato mai, figuriamoci i suoi compari. Buon per noi, maestri della difesa dentro al campo grazie alla celebratissima BBBC (Buffon, Bonucci, Barzagli, Chiellini) e fuori dal campo per merito del condottiero Antonio Conte, ct che vorrebbe dire «Infami, avete visto che non siamo delle pippe?» e si limita a un «Nessuno ci credeva, iniziamo a dare delle risposte». Un signore.

L’uomo di Lecce ha ragione da vendere: in Italia siamo passati da «se andiamo agli ottavi mi faccio suora» a «forse era meglio non arrivare primi per evitare la parte del tabellone degli squadroni». L’allarme è giustificato? Non troppo. La partita di ieri ha dato indicazioni sul fatto che l’armata azzurra ha una sana predisposizione alla lotta e allo «scarico di responsabilità»: fate voi la partita, tenete voi palla (Svezia con il 53% di possesso), noi preferiamo giocare a modo nostro e cioè all’italiana. E allora ben vengano «quelli più bravi», la Croazia probabile avversaria negli ottavi, l’eventualissima Germania nei quarti. Molto meglio soffrire «sulla carta» e mazzuolare in campo piuttosto che passare per favoriti e far la fine dei sorci. Perché, diciamolo, la rosa a disposizione di Conte non è improvvisamente diventata l’Olanda del calcio totale, è piena di difetti e imperfezioni, ma la sensazione, crescente, è che quando si manifesterà il tabellone degli ottavi saranno più preoccupati i nostri avversari di noialtri «ex peones senza speranza».
E tanti saluti a Ibra, ovvio.

di Fabrizio Biasin

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