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Luciano Moggi, nella testa di Antonio Conte: tutti i segreti del Ct

Antonio Conte e Luciano Moggi

Conoscevamo Antonio Conte come motivatore, ma mai avremmo pensato di vederlo anche nelle vesti di psicologo. Chiuderà in testa il suo girone degli Europei con un’Italia che, dalla cintura in su, lascia molto a desiderare, mentre è sicuramente la più forte nel reparto difensivo che non ha uguali al mondo: Buffon, oltre a parare l’imparabile, sa comandare i suoi, è un grande capitano che vediamo spesso sgolarsi con i compagni più vicini e anche elogiare i meritevoli con strizzatine d’occhio o dando il “cinque”.

È il secondo motivatore della squadra: lui sul campo, Conte nello spogliatoio e appena fuori (ma a volte anche dentro) dal rettangolo di gioco.

In molti, tra i vari opinionisti, prima della kermesse francese avevano contestato le scelte del ct e adesso invece lo esaltano: Antonio viene addirittura paragonato ad un santone che sa tirare fuori il sangue dalle rape. In tanti si sono domandati perché avesse convocato in nazionale diversi giocatori che non erano neppure titolari nella propria squadra quando, in tempi non sospetti, aveva detto che avrebbe portato agli Europei solo quelli che stavano giocando.

Ma chi non conosce Conte difficilmente capisce questi passaggi che noi siamo in grado di spiegare, avendo avuto Antonio alle nostre dipendenze.

NATO PER LE SFIDE
Al ct piacciono le sfide e questa è una sfida con se stesso. Avendo infatti fiutato che anche scegliendo non avrebbe trovato niente di meglio, facendo pieno affidamento sulla grande saldezza della retroguardia ha deciso di affidarsi a giocatori esperti da motivare sperando che, opportunamente spronati e magari stuzzicati nell’orgoglio proprio perché riserve nelle loro squadre, potessero tirar fuori gli attributi per dimostrare che a sbagliare erano stati gli allenatori che non li avevano utilizzati.

E siccome sino a questo momento è successo tutto quello che Conte aveva previsto, è giusto che sia lui a raccogliere meritati applausi anche dai più incalliti contestatori. Naturalmente non c’è da meravigliarsi di questa alternanza di umori, anche tra gli opinionisti ce ne sono molti che sanno scrivere bene e parlare meglio, lasciando però alquanto a desiderare in materia calcistica.

Conte, da buon stratega, aveva calcolato tutto proprio nella certezza che così operando poteva lasciarsi alle spalle le polemiche, avendo solo due alternative: o passare per mago come ritenuto adesso, oppure come allenatore che non poteva fare niente di meglio dato il poco che può offrire il nostro calcio attuale.

L’AMALGAMA
Così è riuscito ad amalgamare giocatori bravi con giocatori meno dotati, dando un senso ad una squadra che è cosciente di dover sudare sette camicie per prevalere. Nessuno a domandarsi, però, quali avversari abbiamo battuto in questo percorso: l’importante è vincere e noi abbiamo vinto. Il Belgio era stato dipinto come una nazionale di fenomeni, ma non sa giocare da squadra per caratteristiche dei singoli che, tra l’altro, ritenendosi fuoriclasse azzardano colpi che riescono solo ai campioni (e loro non lo sono) con il risultato di rallentare il giro palla e dando sempre modo agli avversari di piazzarsi: possono vincere con qualche prodezza personale, mai con il gioco d’assieme. Gli azzurri li hanno sopraffatti riuscendo a nascondere le carenze tecniche con quello che i belgi non sapranno mai mettere in campo: il sudore!

Tra l’altro, il ct Wilmots si è poi messo in condizione di giocare in dieci per 70 minuti dando in pasto Lukaku a Chiellini che non gli ha fatto vedere palla. Probabilmente non conosceva bene i suoi avversari, non sapeva che Giorgio è un maestro nel contenere attaccanti che danno riferimenti: ne sa qualcosa anche Ibra, che ha subito la stessa sorte di Lukaku nella successiva partita con la Svezia. E tra lui e Chiello c’è notevole differenza di classe a favore di Zlatan...

LA PELLE BLÙ
Al contrario dei belgi, gli svedesi si sono comunque dannati in campo e hanno tenuto banco fino all’88’, ma era tanta poca la loro qualità che siamo riusciti a prevalere nel finale, soffrendo non poco e con tanta fortuna. Così abbiamo raggiunto la vetta del girone.

I meriti di Conte sono indiscutibili, adesso però, dopo aver vinto lo scetticismo della gente, sta cercando di stravincere convincendo tutti i tifosi ad andare allo stadio vestiti di azzurro per creare quella macchia di colore che esalta i nostri giocatori: dovesse riuscire anche in questa impresa, dovremmo ammettere che Conte oltre ad essere un motivatore di squadre è anche un grande psicologo.

di Luciano Moggi

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Commenti all'articolo

  • orione1950

    orione1950

    21 Giugno 2016 - 17:05

    Non ho finito di leggere l'articolo che mi é sembrata una sviolinata a conte. Ma di cosa parliamo? Se parlassimo di fortuna, direi che ne abbiamo avuta molta; se parliamo di gioco, il fatto di non aver preso goals non é sicuramente il metro per dire che giochiamoo bene. L'ultima partita mi sono sforzato per vederla fino alla fine.

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