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Italia, per battere la Spagna serve Insigne

Antonio Conte

È bastato un quarto d’ora di celebrità a Lorenzo Insigne per stampare sul palo l’unica cosa giusta di una partita sbagliata. Conte dovrebbe dormirci su in vista dell’ottavo di finale contro la Spagna, e non solo perché nella nostra diffusa bruttezza, il napoletano è un brindisi al calcio. Se in 15’ contro l’Irlanda, Insigne ha generato una piccola scossa, in un’ora e mezza contro gli spagnoli potrebbe provocare un terremoto. Pensiamoci.

Anche perché ci sono partite in cui l’azzardo è necessario, e quella di lunedì rientra in questa categoria. Quattro anni fa Prandelli non osò cambiare in finale, nonostante la stanchezza dei titolari fosse evidente e oltre il limite: finì 4-0 per loro, mentre a noi rimase solo il rimorso. Stavolta servirebbe un sussulto, una sorpresa, una variante, perché la Spagna ci aspetta al varco del nostro 3-5-2, ormai studiato e capito. E allora perché non cambiare, affidandosi all’unico per cui vale la pena farlo: Insigne, la pedina alternativa, e quindi finora esclusa. Oltretutto, la nazionale di Del Bosque vista con la Croazia ha evidenziato - di nuovo - alcune lacune difensive: Lorenzo è un coltello che va sfilato dalla panchina e infilato nella piaga difensiva spagnola.

E poi, la manovra azzurra è stentata, arrugginita a tal punto che la predilezione per il lancio immediato è diventata un’ossessione. In questo contesto, e in relazione alle qualità di palleggio della Spagna, Insigne è l’unico in grado di offrire una valvola di sfogo alternativa al gioco dell’Italia.

Contro l’Irlanda, oltre all’occasione creata, Lorenzo si è abbassato per dare una nuova dimensione alla costruzione azzurra, a tratti tendente a zero. Retaggio pericoloso, perché chi rinuncia al gioco contro la Spagna, di fatto alza bandiera bianca, favorendone la colonizzazione della trequarti. Per fare loro la guerra, sono necessari un pressing più aggressivo e un possesso palla consolidato. Meno frenesia e più pensiero, e quindi anche più coraggio: per schierare Insigne, per cambiare modulo, per variare strategia e per recuperare l’atteggiamento che ci ha portato agli ottavi.

A Lille le motivazioni hanno fatto la differenza, però paradossalmente l’Irlanda ha fatto l’Italia mentre l’Italia si smarriva. Loro erano feroci nell’assalto e incuranti dei limiti tecnici, noi eravamo pigri, spavaldi e un po’ nervosi perché consci di una superiorità non manifestata. L’Italia ha ancora tre giorni per ritrovarsi, altrimenti la Spagna sarà l’ultima tappa di un illusorio viaggio, finito nell’anonimato esattamente com’era iniziato.

di Claudio Savelli

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Commenti all'articolo

  • quidam60

    24 Giugno 2016 - 12:12

    Insigne? E chi è: Maradona? Ma per favore. Nel calcio, tutto è possibile, ma come volete battere la Spagna con tutte quelle PIPPE?

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