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Avviso ai tedeschi: quanto a cuore non temiamo nessuno. Sotto a chi tocca

Fabrizio Biasin

C’è qualcosa di terribilmente arrapante nella vittoria degli azzurri contro la Spagna. Non tanto per i mangia-paella, davvero sportivi e assai lucidi nel riconoscere la nostra superiorità tattica e fisica («La fine di un’era» ha subito titolato As), quanto per quel che ci aspetta da qui a pochi giorni.

Dunque, diamo un’occhiata al fetente tabellone che ha sciaguratamente inserito «di qua» tutte le più forti e «di là» le fetecchie. Sabato chi ci tocca? La Germania. Pensa te, gli amici tedeschi, maestri nell’impartirci lezioni in ogni campo: politica, economia, gestione della res publica, cazzi vari. Soprattutto cazzi vari. A credere ai figli della Merkel, trattasi anche dei maestri intergalattici del pallone. Per carità, non abbiamo le fette di wurstel sugli occhi: loro sono i campioni del mondo in carica, «producono» fenomeni, hanno il ct che si ravana nelle parti basse in eurovisione senza troppa vergogna perché in quanto tedesco «lui può» e, infine, a differenza degli amici spagnoli credono di avercelo più lungo del nostro (il cammino agli Europei).

A partita appena finita, l’edizione online della Bild titola: «Nonnetti avanti», simpatica allusione al fatto che i nostri azzurri sono un po’ su con l’età a differenza dei giovani e cazzutissimi panzer. Ci sta, incassiamo serenamente ma allo stesso tempo ci permettiamo di dispensare consigli.

Cari voi, carissimi tutti: ci risiamo. Siamo noi, i pizzettari, i baffi neri e mandolino, quelli che a suo tempo emigravano dalle vostre parti a rompervi le balle eccetera eccetera. Siamo gli stessi che dieci anni fa vi hanno fatto il mazzo nella semifinale del coppone, quelli che 4 anni fa vi hanno levato la gioia della Euro-finale con una doppietta di tal Balotelli, uno che non troverete in campo sabato. Di recente ci avete massacrato in amichevole (4-1 a Monaco di Baviera, era il 29 marzo), ma dovreste saperlo: noialtri pelandroni se in palio non c’è un fico ci adagiamo, ci culliamo nella nostra baffutissima indolenza. E allora, cari voi, ben lo sappiamo che ve la fate un po’ sotto, che ci temete, che preferivate pescare la Spagna. Nonostante tutto ci attaccate: lo fate sempre, lo farete anche questa volta. Sarà un trionfo di «spaghetti», risate - anche legittime, per carità - sulla nostra condizione di eterni «subalterni d’Europa», di quelli che vorrebbero fare come gli inglesi e levarsi dalle balle ma non ne hanno la forza, ci sfotterete e pregusterete la carneficina.

Probabilmente finirà così, siete più forti con i piedi e con il cervello, di sicuro anche a parole. Ma occhio, adorati panzerotti: da quel 2006 son cambiati giocatori e schemi, lo spread e i presidenti del Consiglio, è cambiato persino il Papa, ma una cosa è rimasta uguale: col pallone tra i piedi vi terrorizziamo.

di Fabrizio Biasin

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