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Un modello produttivo unico

Expo e Padiglione Italia: la sfida delle eccellenze

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Expo e Padiglione Italia: la sfida delle eccellenze

Cosa troveranno i visitatori arrivando nelle strutture del Padiglione Italia? La posizione è centrale rispetto all’intera area espositiva. I nostri padiglioni, infatti si trovano esattamente all’incrocio fra il Cardo e il Decumano, la via principale dell’Expo che taglia orizzontalmente l’intera area come accadeva negli accampamenti dell’antica Roma. Il Cardo è esattamente perpendicolare rispetto al Decumano su cui si affacciano i padiglioni dei vari Paesi partecipanti. Sul Cardo, invece, si trovano il sistema Italia che esprime sui due lati di un viale di 330 metri, le eccellenze alimentari del nostro Paese.

Da un punto di vista squisitamente architettonico l’edificio principale, Palazzo Italia, che sopravviverà alla fine dell’Expo. A uno dei capi del Cardo si trova la Lake Arena, un bacino d’acqua circondato da gradinate per circa 3.000 spettatori seduti e tutto intorno una piazza di circa 28.000 metri quadri, capace di accogliere 20.000 persone e circa 100 alberi disposti su tre file concentriche.

Percorrendo il Cardo dalla Lake Arena in giù si trova Palazzo Italia, il padiglione dell’Unione europea, i padiglioncini delle Regioni, una piazzetta che ospita «Pasta e pizza». Superata Piazza Italia, l’incrocio fra il Cardo e il Decumano, c’è lo spazio riservato a Regione Lombardia, Latte Granarolo e Coldiretti sul lato sinistro, mentre sul destro ci sono gli spazi di Confindustria e un'area destinata al gelato. È in questa zona che si troveranno alcuni dei marchi e delle marche che hanno fatto la storia del made in Italy a tavola, a cominciare da Lavazza e Acqua San Pellegrino, e Terrazza Martini. Appena dietro a Palazzo Italia si trova invece lo spazio dedicato alle donne, Women for Expo e un palco dove si terranno i vari spettacoli.

A rotazione,durante tutto lo svolgimento dell’esposizione, le strutture del Padiglione Italia ospiteranno eventi legati alle singole città e alle Regioni: i territori che porteranno all’Expo le eccellenze del sistema Italia. Alcuni soggetti,come la Sicilia, saranno presenti per tutti i sei mesi, altri come il «Sistema Brescia» avranno a disposizione sei giornate per raccontarsi, avendo accesso all’intero padiglione. Una geografia tematica destinata a cambiare di giorno in giorno. Il filo conduttore di queste presenze si riassume nell’obiettivo dell’intera manifestazione. Se l’Expo si pone l’obiettivo di ridisegnare una realtà geopolitica del mondo aggiornata, le presenze made in Italy faranno altrettanto a livello del nostro Paese.

L’intero sistema agroalimentare tricolore è stato invitato ad esibirsi all’esposizione universale, ma non con la logica delle fiere. L’Expo non è una fiera campionaria, si pone obiettivi ben più complessi e ambiziosi. L’Italia, al pari di tutti gli altri Paesi presenti, è chiamata a esprimere in sei mesi la propria capacità di affrontare il problema della nutrizione dell’intero pianeta. Tenendo conto che il nostrodestino è nel complesso già abbastanza delineato: se da un lato la popolazione mondiale è destinata a crescere ben oltre gli attuali 7 miliardi di individui, dall’altro le risorse agroalimentari sono addirittura calanti. La domanda centrale a cui noi, assieme agli altri partecipanti siamo chiamati a dare una risposta è sostanzialmente una: come fare?

La nostra «ricetta» sarà visibile nel Padiglione Italia e si snoderà su un percorso punteggiato dalle eccellenze alimentari che riempiono le nostre tavole ogni giorno, viste anche se non soprattutto da un punto di vista del come produrle. Il modello italiano, infatti, è unico al mondo e fa leva sull’unicità dei sistemi agroalimentari, capaci di produrre cibi che tutto il mondo ci invidia, con filiere socialmente oltre che economicamente sostenibili. La sfida che andrà in scena nei padiglioni col tricolore sarà proprio questa: raccontare il nostro sistema agroindustriale. Senza avere certo la pretesa di imporlo al resto del pianeta. Anche se il nostro modello è forse quello che più si adatta ad essere esportato.

di Adriano Bascapè

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