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Expo 2015, la "buffonata" del nuovo inno nazionale per il politicamente corretto

Expo 2015, la "buffonata" del nuovo inno nazionale per il politicamente corretto

La buffonata dell’inno di Mameli svuotato di ardore e testosterone ottocenteschi e riscritto in versione politicamente corretta è fuffa a buon mercato, di quella che ti saresti aspettato da un Walter Veltroni qualunque nel suo filmino per gonzi, e che invece è stata inflitta durante la cerimonia ufficiale di apertura dell’Expo su mandato del più ganzo delle Cascine (o per compiacere costui dopo averne chiesto e ottenuto il beneplacito, che è pure peggio, giacché implica un tasso di servilismo maggiore).

«Siam pronti alla vita» una sega, cari e dolci piccini, piccoli balilla a vostra insaputa che l’avete intonata nel coretto di regime. «Siam pronti alla morte» recita quel verso, e un motivo c’è se fa così, anzi ce ne sta qualche milione. Primo e più importante, perché il Paese nel quale i vostri insegnanti sono liberi di insufflarvi queste bischerate è tale perché qualche generazione, un po’ di tempo prima che inventassero Twitter e gli ideali diventassero hashtag, è andata a farsi massacrare lungo le rive dell’Isonzo, a Custoza e in altre battaglie che nei programmi scolastici di oggi sono ritenute meno importanti dello sviluppo equo e sostenibile.

Goffredo Mameli, l’uomo che scrisse quelle parole che alle vostre orecchie suonano tanto strane, è uno di quelli che la pelle ce la lasciò sul serio. Perché, sapete, all’epoca c’era chi credeva davvero nelle cose che diceva, anche se potevano avere conseguenze spiacevoli, tipo morire lontano da casa in nome di un valore come la Patria. Fossero stati pronti alla vita, come vi hanno costretto a cantare, anziché alla morte loro e degli altri, sarebbero stati dei pacifisti meravigliosamente innocui tipo quelli in cui Laura Boldrini vuole trasformarvi, ma noi oggi parleremmo in tedesco o in francese e non ci sarebbe un inno italiano sul quale stare qui a discutere.
La Storia, cari tesorini del Coro Piccoli Cantori di Milano, vittime innocenti della perversione degli adulti, questo insegna: la libertà non te la regala nessuno, e se sei così fortunato da trovartela già apparecchiata quando nasci, come è successo a me e a voi, è perché qualcun altro prima è morto per darcela, e per meritarci questo regalo dovremmo non dico mostrarci fatti della stessa tempra di quella gente lì, che mai ne saremmo capaci, ma almeno capire perché erano pronti a farsi ammazzare ed evitare di ridicolizzare il loro sacrificio trasformando i loro ideali nella sigla dei Puffi.

Ma tutte queste parole per voi vogliono dire poco. Fate una cosa utile e divertente, allora. Fatevi portare a Parigi dal vostro maestro, il genio che ha cambiato le parole dell’inno italiano. Scegliete una bella piazza centrale e fategli cantare la Marsigliese (voi no però, voi statevene da parte e fate i vaghi, fidatevi). Non la Marsigliese del testo ufficiale, piena di invocazioni tremende come «che un sangue impuro imbeva i nostri solchi», ma una versione emendata e spensierata, invocante all’amore fraterno e alla pace universale. Insomma, fategli fare all’inno nazionale francese quello che ha già fatto all’inno italiano. Poi guardate come il pubblico ringrazia il maestro per l’esibizione. Capirete più cose in quel momento che in tante ore passate sui libri.

Fausto Carioti

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Commenti all'articolo

  • zhoe248

    04 Maggio 2015 - 12:12

    Perchè distorcere quello originale? Ne facesse uno nuovo e poi pone la fiducia in parlamento per farlo approvare!!!

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  • irucangy

    04 Maggio 2015 - 11:11

    Questo bullo cacciaballe ci sta togliendo pure la memoria storica. E se un paese perde quella non ha piu' radici. L'inno nazionale, bello o brutto che sia non si tocca. Ma a questo personaggio, che ha svenduto il paese e la dignita' alle potenze straniere, (come ammesso candidamente da d'attorre del pd l'altro giorno in Tv), della dignità del nostro paese non frega assolutamente nulla...

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  • ValeryMonaco

    04 Maggio 2015 - 11:11

    "Che squallida manina..." Chissà di chi è?

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  • gigi0000

    04 Maggio 2015 - 10:10

    Siamo talmente tutti così svuotati di contenuti, che ci appelliamo alle forme per darci un contegno. Sono d'accordo che l'Inno debba essere sacro, così come la bandiera, ma farne una questione di Stato per una variante, cantata dai bambini e soltanto per l'occasione d'una manifestazione che vorrebbe essa stessa essere un inno alla vita, mi sembra una forzatura. Io ho apprezzato l'idea.

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