Cerca

British

Expo, agricoltura e industria alleate in Irlanda

0
Expo, agricoltura e industria alleate in Irlanda

Il national day dell’Irlanda all’Expo è stata l’occasione per aprire una finestra sul sistema produttivo agroalimentare del Paese. Complice una cerimonia molto sobria (forse fin troppo) e il maltempo che ha funestato gli spettacoli di canti e danze della tradizione irlandese, c’è stata la possibilità di approfondire i temi che nel padiglione dell’Eire sono appena accennati. A cominciare dal progetto «Origin Green», varato da Dublino nel 2012 e destinato a cambiare volto al sistema agrindustriale dell’intero Paese.

Alla mattina, il presidente della Repubblica Michael Higgins ha dato il senso della sfida contenuto nell’iniziativa: «Siamo forse l’ultima generazione che può cercare di correggere gli errori di modelli di sviluppo insostenibili per il pianeta. Lo sviluppo sostenibile è l’unica via possibile per garantire un futuro alle generazioni che verranno». Nulla a che vedere con i pistolotti di circostanza che i leader di mezzo mondo vengono a leggere all’Expo. Nel caso dell’Irlanda il progetto Origin Green punta proprio a questo obiettivo: rendere sostenibile l’intera filiera che inizia nel campo (o nella stalla) e finisce sulle tavole dei consumatori. «Un programma di sostenibilità unico al mondo», ha spiegato Higgins, «che vuole dare un aiuto concreto alle sfide che stiamo affrontando». Il capo dello stato irlandese ha ragione quando spiega che si tratta di un caso unico al mondo. Dublino è riuscita nell’intento di mettere d’accordo agricoltori e industriali per realizzare un sistema produttivo che sia sostenibile da un punto di vista ambientale ma anche sociale.

COINVOLTA LA FILIERA
La filiera è chiamata a mettere in campo pratiche di coltura, di allevamento e di trasformazione che siano molto parche da un punto di vista delle risorse naturali impegnate, a cominciare dall’acqua. Capaci però al contempo, di coinvolgere le comunità locali. L’80 per cento del territorio irlandese è adibito a pascolo e ospita 136.500 allevamenti, che contano complessivamente 6.200.000 capi, con oltre 2 milioni di nascite ogni anno.

L’obiettivo del progetto Origin Green «è di rendere l'Irlanda un leader mondiale nella produzione sostenibile e di alta qualità di alimenti e bevande, e un riferimento per retailer internazionali e fornitori di servizi nel settore food», spiegano a Bord Bia, l’agenzia locale per l’alimentazione.

Finora ha aderito circa il 75% di agricoltori e allevatori e da un punto di vista della sostenibilità ambientale i risultati sono già tangibili. Un recente studio condotto dalla Commissione europea, dimostra che l'Irlanda ha uno dei livelli più bassi di emissione di anidride carbonica legata alla produzione lattiero casearia e di carne nell'intera Unione europea. Bassissimi anche i consumi di acqua al servizio dell’allevamento di bovini e della produzione di formaggi. Secondo la Cranfield University di Bedfoprd (Gran Bretagna) l’impatto sulle risorse idriche è tra i più bassi al mondo.

I BIG MONDIALI
«I food retailer internazionali», spiega Aidan Cotter, ceo di Bord Bia, «hanno adottato strategie a 5-10 anni in tema di sostenibilità per i loro approvvigionamenti e si rivolgono a fornitori che possano aiutarli a raggiungere i loro obiettivi e a dimostrare le loro credenziali di sostenibilità». Il progetto Origin Green, aggiunge Cotter, «consentirà all'industria alimentare irlandese di dare prova del proprio impegno in termini di sostenibilità, oltre a fornire le evidenze che retailer e fornitori di servizi nel settore food in tutto il mondo stanno cercando».

Un progetto ambizioso, ma capace di mobilitare da subito sia il mondo agricolo sia quello della trasformazione. Finora hanno dato la loro adesione oltre 450 aziende che rappresentano il 90% delle esportazioni irlandesi.

Ma c’è un altro contenuto non meno importante nel programma Origini Verdi: la sostenibilità sociale dell’intera filiera. I brand che hanno aderito al programma sono confezionati soltanto con materie prime irlandesi. Una scelta che garantisce nel lungo periodo una remunerazione adeguata ad allevatori e contadini. Il Bord Bia ha scelto di non apporre alcun marchio sui prodotti della «filiera verde» che deve però comparire su tutti i canali di comunicazione utilizzati dalle imprese: siti internet, comunicati, pubblicità istituzionale. In questo modo Dublino ha aggirato il probabile «niet» di Bruxelles, pronta a sparare a palle incatenate su qualunque iniziativa destinata a valorizzare e caratterizzare le produzioni nazionali.

Nel 2014 le esportazioni dell’industria food & beverage irlandese hanno registrato un nuovo record: 10 miliardi di euro. L'Italia è il terzo mercato più importante al mondo per l'export di carne irlandese con 184 milioni di euro l’anno.

di Attilio Barbieri

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

media