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Un indotto particolare

Expo 2015, così l'esposizione mette le ali anche alla moda

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Città e ristoranti vuoti, centro deserto. Periferia peggio. Erano questi gli argomenti utilizzati dai detrattori dell’Expo per dimostrarne il flop e la sostanziale inutilità. A creare un clima di insofferenza verso la kermesse di Rho, hanno dato un valido contributo i ristoratori milanesi, lanciando a fine maggio l’allarme clienti: l’Expo ce li cannibalizza. Qualcuno aveva buttato là una cifra: -30%, arrivando a chiedere che il quartiere espositivo chiudesse alle 20.

Ora scopriamo che sotto la Madonnina, l’effetto Expo si avverte, eccome. La settimana scorsa la Fipe (pubblici esercizi) aveva parlato di un +2,3% a livello nazionale per il business legato al cibo, con incassi monstre di 11,5 miliardi. Ieri sono arrivati i numeri su Milano città: 5 milioni di turisti che hanno visitato in massa mostre e musei. Partecipando agli spettacoli dal vivo come non accadeva da anni: +28,9% dice la Siae. Nel quadrilatero della moda, tra via Montenapo e via della Spiga, si sono rivisti gli stranieri danarosi, pronti a mettere mano al portafoglio. Americani, indiani, cinesi. Era dal 2011 che se n’erano perse le tracce.

Dunque l’Expo fa bene a Milano e sta rilanciando tutti i business legati alla ricettività. Certo, i sette anni di recessione non si possono cancellare con un colpo di spugna ma dopo il periodo nero si tornano a vedere dei numeri con un più davanti. Non tutte le attività ne beneficeranno allo stesso modo. Quanti ne fossero esclusi, anziché chiedere a Sala di chiudere i cancelli dell’Expo tre ore prima, farebbero meglio a domandarsi perché. Non è legando le mani ai concorrenti che si diventa competitivi.

di Attilio Barbieri

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