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Cinzia Rocca: Italia fuori dalla crisi con le donne

La stilista ha da poco aperto due monomarca a Milano e Verona: "Nel made in Italy c'è ancora troppo maschilismo"

Cinzia Rocca: Italia fuori dalla crisi con le donne

Tasse, disoccupazione, pensioni. Il 2011 si chiude in modo amaro per gli italiani, sommersi dalle pesanti manovre del neo-governo Monti, e l'anno nuovo non sembra portare grandi speranze. Nonostante tutto, c'è chi crede ancora nell'Italia e investe nel nostro Paese, come la stilista Cinzia Rocca, che lavora con sarti e materiali "nostrani" e ha da poco aperto due monomarca a Milano e Verona. "In un momento di crisi come questo bisogna puntare sul valore aggiunto del Made and produced in Italy, fatto e prodotto in Italia - spiega -. Bisogna tornare a investire nella nostra artigianalità per valorizzare la manifattura stessa".

Per questo pensa che anche la moda del nostro Paese, da tempo uno dei punti di forza e di prestigio della Penisola, anche se in difficoltà possa comunque "ottenere elevate performance". Il trucco sta "nello stile, nell’accuratezza e nella ricercatezza del prodotto", tutti elementi che ci contraddistingue. Sicuramente producendo all’estero, come fanno in tanti, si riesce a mantenere i prezzi più bassi ma, secondo la stilista, "il costo non è un limite perché il mondo è disposto a spendere per il made in Italy". Cinzia Rocca in questo ha una certa esperienza essendo presente con il suo brand nei grandi magazzini di tutto il mondo, da New York a Mosca, da Londra a Tokyo, da Berlino a Seoul. 

"Sicuramente la crisi porterà a una grossa selezione - aggiunge - ma chi riuscirà a resistere ne uscirà rinforzato e con rosee prerogative". Secondo la stilista, il problema grosso dell’economia italiana sono gli ostacoli che vengono posti davanti all’imprenditoria, soprattutto femminile. "L’Italia è un Paese ancora estremamente incentrato sulla figura maschile – sottolinea –. Le stesse donne rifuggono determinati ruoli per via della predisposizione naturale dovuta dalla nostra tradizione". Anno nuovo, vita nuova? Speriamo che per l’Italia, la sua economia e la sua struttura del lavoro sia davvero così.

di Carlotta Mariani

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