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Il bestiario

La bomba Bersani nell'urna elettorale
Vincerà. Ma poi che accade?

La crisi della destra favorirà la sinistra. Che però è incapace a governare

L'ex ministro Pier Luigi lo sa bene: non può fare il premier e il Pd non può guidare il Paese. Leggi il commento di Giampaolo Pansa
Giampaolo Pansa

 

Ma il fascismo dei tecnici c’è o non c’è? Forse si sono sbagliati quanti vedono nel professor Mario Monti un nuovo Benito Mussolini con la camicia nera sotto il loden. Affiancato da ministri squadristi che si accaniscono a bastonare gli italiani, non con il manganello bensì con le tasse. Chi sostiene che in Italia la democrazia è sospesa ha preso una cantonata storica. Dal momento che fra oggi e lunedì nove milioni e mezzo di cittadini potranno, se lo vogliono, recarsi alle urne. E votare o non votare in assoluta libertà. Queste elezioni  amministrative sono importanti o no? L’ex premier Silvio Berlusconi ha già dichiarato che il voto del 6-7 maggio non conta nulla. E infatti il Cavaliere ha lasciato l’Italia per festeggiare a Mosca l’amico Vladimir Putin. Il Bestiario non la pensa come il Berlusca. Questa tornata amministrativa sarà un test delicato, che può lasciarci intravedere quanto accadrà in un futuro sempre più vicino. 

Le difficoltà della destra - Chi scrive per un quotidiano non dovrebbe azzardare ipotesi. Tuttavia qualche volta è necessario farlo, sia pure correndo il rischio di una cappellata. In questo voto il centrodestra appare in grande difficoltà. Prima di tutto, per una legge sempre valida: nelle fasi di crisi acuta, di solito gli elettori se la prendono con chi ha governato. Nel nostro caso, la vittima designata è la parte politica rappresentata dal Cavaliere. Il suo governo, rimasto in sella dalla primavera del 2008 sino al novembre 2011, a torto o a ragione viene considerato il responsabile numero uno dei guai odierni. Ed è quasi fatale che ne paghi lo scotto.  La previsione prende forza anche dalle condizioni attuali dei partiti di centrodestra. Berlusconi sembra avviato al tramonto. Il suo Pdl è un cumulo di macerie, che richiede fatiche immani al segretario Angelino Alfano. La nuova costruzione che sorgerà dai rottami la vedremo affiorare dopo il voto di domenica. Ma dal dire al fare passerà del tempo. 

Carroccio nel caos - L’alleato numero uno del Pdl, la Lega, è in tilt. Non si capisce chi comanda, se ancora Umberto Bossi o l’apprendista Roberto Maroni. Ogni giorno emergono storiacce che mandano sotto i tacchi il morale degli elettori leghisti. Cassieri infedeli. Soldi del partito usati per le spese di un figlio del Senatur. Persino un giro di lauree false, comprate nientemeno che in Albania, capaci di dare sapore grottesco a una tragedia politica. L’ultimo espediente, la rivolta fiscale, servirà a poco.  Per tutto questo viene naturale ipotizzare che le urne di domenica saranno molto avare per il Pdl e la Lega. Nel caos delle tante liste civiche non sarà facile comprendere subito chi vince e chi perde. Ma presto tutto risulterà chiaro. Il vincitore non sarà il centrodestra, bensì il suo antagonista di sempre, la sinistra. 

La foto di Vasto - Quando dico sinistra, mi riferisco ai partiti guidati dal terzetto della famosa  fotografia di Vasto: la ditta Bersani,Vendola & Di Pietro. Oggi le loro parrocchie sembrano divise soprattutto su un punto: l’appoggio al governo Monti. Il Partito democratico lo sostiene, Sinistra ecologia e libertà lo avversa, insieme all’Italia dei valori. Ma è facile immaginare che cosa potrà accadere dopo una vittoria nel voto amministrativo. 

Voglia di urne - Se il tripartito porterà a casa un successo importante, la conseguenza sarà una sola: far crescere a dismisura la voglia di anticipare le elezioni politiche, ossia di andare alle urne all’inizio dell’autunno. Senza aspettare la scadenza naturale della legislatura. È il progetto di Vendola e Di Pietro. Ma anche nel Pd di Bersani aumenteranno i tifosi del voto anticipato. Già oggi un’eccellenza come Max D’Alema spinge per le urne in ottobre. Lo affiancano altri esponenti democratici e soprattutto moltissimi militanti ed elettori. Bersani non sa ancora che pesci prendere. O se lo sa non lo dice. Per ora continua a sostenere di non voler vincere sulle macerie del paese. Ma se prevarrà la convinzione che la conquista del governo è vicina, il leader del Pd sarà il primo a tentare il colpaccio. Infischiandosi della sorte di Monti e della situazione rischiosa che verrà a crearsi. In un paese in piena recessione, e carico di tensioni sociali, il disordine di una campagna elettorale furibonda può diventare una bomba a orologeria. 

Pronistici sinistri - Se le sinistre andranno al governo, sarà il loro terzo tentativo dalla fine della guerra in poi. E su quello che potrà accadere i pronostici non sono per niente buoni, a causa dei pessimi precedenti. Nel 1996 le sinistre presero il potere sotto la guida di un democristiano astuto, Romano Prodi. Ma il governo del Professore non durò neppure due anni, sconfitto non dalle opposizioni, bensì vittima di uno degli alleati, Rifondazione comunista. Per completare la legislatura, vennero messi in sella altri due governi. Uno guidato da D’Alema rimase in piedi per poco tempo. Poi arrivò l’esecutivo di Giuliano Amato, con poche possibilità di successo. Le sinistre conquistarono per la seconda volta Palazzo Chigi dieci anni dopo, nel 2006, sempre al seguito di Prodi. Ma ci restarono ancora di meno. L’alleanza risultava una coalizione fra diversi, lunatica e sospettosa. Con un programma mostruoso, di trecento pagine. E un esecutivo obeso, una folla di ministri, viceministri e sottosegretari. Tutto svanì nel gennaio 2008, quando prevalse l’irresistibile piacere di impiccarsi da soli. 

Ai tempi di Prodi - Bersani se lo ricorda bene quanto accadde allora. Nel secondo governo Prodi era lui il ministro per lo Sviluppo economico. E oggi, quando riflette su che cosa fare nel prossimo futuro, forse rivive come un incubo i tre anni scarsi vissuti dentro l’ammucchiata di centrosinistra. Nel caso di un’altra vittoria rossa, andrà di nuovo così? È possibile, anche perché allora l’Italia non stava alle prese con una recessione violenta come quella di oggi. Tirando le somme, il voto di domenica ci metterà di fronte a un quadro paradossale. Uno dei blocchi, la destra, sarà sconfitto e potrà soltanto aspettare di esserlo un seconda volta, in una consultazione politica. L’altro blocco, la sinistra, vincerà, ma si troverà alle prese con un rebus difficile da sciogliere: andare subito alle urne oppure attendere ancora. 

Il percorso dei tecnici - Nel frattempo, il governo Monti continuerà il lavoro iniziato non dieci anni fa, ma soltanto da sei mesi scarsi. Dal novembre 2011 i tecnici si trovano su un percorso di guerra sempre più insidioso e insidiato. I serpenti nascosti sotto le foglie sono diventanti tantissimi. Ogni giorno emergono trappole impreviste, anche se spesso fondate sul nulla. Una parte dei media dipinge l’Italia di oggi come una nazione in rovina. Dove   i poveri aumentano a vista d’occhio, gli imprenditori si ammazzano per le troppe tasse, i giovani possono diventare soltanto disoccupati a vita, l’Imu sulle case distrugge i risparmi delle famiglie, Monti e Attilio Befera, il capo dell’Agenzia delle entrate, sono i vampiri che succhiano il sangue dei lavoratori. 

I giornali italiani - Fra i tanti libri che ho scritto, due dedicati ai media avevano per titolo “Carte false” e “Carta straccia”. I giornali italiani sono ridotti così? Spero proprio di no. Allo stesso modo mi domando se dica la verità Bersani quando sostiene: “Le elezioni amministrative sono importanti, ma non avranno influenza sul governo”. Purtroppo non siamo più sicuri di nulla. Andate a votare, amici di Libero, oppure non andateci come farò io per la terza volta. Ma siate consapevoli che ci aspetta un futuro pieno di spine. A meno che non intervenga santa Scarabola, la patrona delle imprese impossibili. La invocavano i nostri vecchi, quando non sapevano più a chi chiedere aiuto.

di Giampaolo Pansa

 

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Commenti all'articolo

  • pino&pino

    07 Maggio 2012 - 13:01

    è facile scrivere cazzate, se a leggere sono solo cazzoni.

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  • flikflak

    07 Maggio 2012 - 03:03

    Si di tutto potrebbe accadere. Speriamo, perche peggio di cosi'non si puo.O aspettiamo di suiucidarsi tutti? Cordialita'Walter

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  • opps61

    06 Maggio 2012 - 22:10

    Pansa la prego, non confronti Mussolini a Monti, se proprio deve fare un parallelismo lo vedo più simile al maresciallo Tito. Il Duce trovandosi di fronte alla necessità di risanare l'Italia mai avrebbe detto bisogna tagliare ma escludiamo dai tagli il colle il parlamento e la consulta. Per quel che riguarda poi le elezioni io sono uno che non ha mai e dico mai disertato una votazione, anche per qualche referendum di cui non mi importava il risultato mi sono recato a votare e ho votato scheda bianca, tuttavia visto quel che è successo non andrò più a votare. A che serve? il paese decide di togliere il finanziamento ai partiti e loro se lo moltiplicano chiamandolo rimborso elettorale, voto per delle persone e Napolitano elegge uno sconosciuto senatore a vita e lo mette al governo, che senso ha andare a votare? solo decidere a chi dare i soldi del rimborso elettorale! ma io sono tra quelli che era contrario al finanziamento, adesso per coerenza non posso fare altro che NON votare più.

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  • sparviero

    06 Maggio 2012 - 21:09

    Partiti, elezioni. Se Atene piange, Sparta non ride.

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