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Scenari azzurri

Ecco la rivoluzione di Berlusconi
Alfano sotto processo

Ecco la rivoluzione di Berlusconi 
Alfano sotto processo

Il miracolo succede alle otto di sera. Quando, dopo una giornata spesa a compulsare cifre, calcolatrice alla mano, Denis Verdini emette sentenza. Di assoluzione: il dato aggregato del Pdl è il 28,66 per cento. Dunque, «situazione delicata» sì, ma «nessun risultato catastrofico», spiega una nota del coordinamento di via dell’Umiltà. Oltretutto il Pd è al 30 per cento (sempre secondo i calcoli azzurri), «solo due punti avanti a noi».  Il ventotto?  Sì, secondo il manuale Verdini, il cui algoritmo è semplice. E sta nel sommare tutto, ma proprio tutto tutto il sommabile. Sicché, nel paniere del Pdl, oltre ai voti di lista (pochini: l’11,7) finiscono anche quelli delle civiche vicine (8,8) e lontane (6,3), del Pid di Saverio Romano (1,4) e dell’Alleanza di centro di Francesco Pionati (0,3). È musica, non solo numeri, per le orecchie di Silvio Berlusconi, che ieri è tornato a chiedere più attenzione ai suoi nella comunicazione. Il Cavaliere è rientrato dalla Russia nel primo pomeriggio, ha visto Gianni Letta e poi, a cena, ha riunito il vertice del Popolo della Libertà a Palazzo Grazioli. 

Partito in frantumi È stato via tre giorni, Silvio, e si è ritrovato il partito in frantumi. Al telefono da Mosca si era raccomandato con i suoi di una sola cosa: «Non pronunciare la parola “sconfitta”». E invece, tac, Angelino Alfano l’ha detta davanti alle telecamere in conferenza stampa. E non solo lui, per la verità. Sicché dopo la strigliata personalizzata al delfino, l’ex premier ha messo sotto processo  tutto il vertice pidiellino: «Dovevamo trasmettere un messaggio di calma e soddisfazione, senza dare troppo peso a un turno elettorale limitato a pochi capoluoghi», visto che si sapeva che le urne non avrebbero sorriso al Pdl: «Siamo andati al voto senza la Lega e penalizzati dall’astensione: cosa potevamo aspettarci di più?». Invece i colonnelli hanno approfittato della magra figura elettorale per esibire i panni sporchi del partito sul  piccolo schermo. E ciò nonostante Alfano avesse chiesto ai dirigenti di lasciare a lui la parola nei commenti post-voto. Dopo il lunedì elettorale, ieri è stata un’altra giornata di passione per il segretario politico (oggi, mercoledì 8 maggio, si rincorrono voci delle sue possibili dimissioni dopo il ballottaggio). In mattinata si è svolto un vertice del partito sull’analisi del voto e sulla legge elettorale. C’erano i coordinatori La Russa e Verdini, gli ex ministri Gelmini, Brunetta, Rotondi, il capogruppo al Senato  Gasparri, Crosetto e Corsaro. Ma non Alfano. Sicché, quando la notizia della riunione è trapelata alla  stampa, è stata prontamente smentita dal partito, alimentando la voce che l’ex Guardasigilli non fosse tra i convocati. Possibile? Comunque sia andata, il Cavaliere è preoccupato dalle difficoltà del suo erede. Non riesce a tenere a bada tutte le anime del partito, tra chi vuole un posto al sole e chi pensa di sloggiare portandosi via una fetta di parlamentari. Ma neanche incontra il gusto dell’elettorato moderato, visto il risultato uscito dalle urne: «Per carità non è colpa sua, però...».

 Corteggia Casini  Allora Silvio guarda avanti: «I moderati divisi perdono e offrono la vittoria alla sinistra, spero che adesso», dopo il magro bottino del terzo polo, «Casini l’abbia capito». Perciò è determinato a tornare alla carica con l’ex presidente della Camera per dar vita alla «confederazione dei moderati», che tenga dentro tutti i vari partiti che, correndo singolarmente, soffrono il calo di consensi. Sul piatto della bilancia Berlusconi mette la legge elettorale. Dopo la lettura del voto amministrativo sembra tramontare un po’ l’infatuazione centrista per il modello proporzionale tedesco (un regalo ai grillini) e riprende quota un porcellum modificato, ma  che continui a premiare le coalizioni. Su Monti, invece, l’opzione berlusconiana rimane l’appoggio critico: «Votiamo le leggi del governo, ma solo quelle che ci stanno bene». Gli azzurri hanno pagato il conto più salato. Come ironizzava ieri un deputato ex An su quel 5 per cento preso a Verona: «Sognavamo di fare del Msi il Pdl. Abbiamo fatto del Pdl l’Msi...».

di Salvatore Dama

 

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Commenti all'articolo

  • encol1

    10 Maggio 2012 - 09:09

    Ha ragione Belpietro, via tutti i poltronari- La gente non ne può più di questa banda di malfattori. L'esempio l'avete da Grillo che non fa altro che cavalcare la protesta della gente. Oggi chi ha il coraggio e la capacità di mandare a casa tutti i politicanti di mestiere ( in pratica 3000 soggetti ) VINCE IL GOVERNO DEL PAESE- La ricetta è semplice ed un politico vero l'avrebbe già colta al volo. E' anche la dimostrazione che nel nostro parlamento abbiamo dei mestieranti NON politici

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  • Renatino-DePedis

    10 Maggio 2012 - 01:01

    stai sempre peggio!

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  • nick2

    09 Maggio 2012 - 23:11

    Mi ricordate una vecchia gag di Macario nella quale un cliente, entra in un bar e chiede un gelato ai gusti di torrone, nocciola e pistacchio. Macario spiega di aver finito il pistacchio, il cliente cambia più volte i gusti del gelato, ma, fra questi lascia sempre il pistacchio. Allo stesso modo voi: Si potrebbe fare un accordo fra Casini e Berlusconi, oppure: Monti con Berlusconi, poi: la Lega con Berlusconi; ancora: federazione dei moderati con Berlusconi; nuovo movimento guidato da Berlusconi. LA VOLETE CAPIRE CHE BERLUSCONI E’ FINITO?

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  • batty

    09 Maggio 2012 - 23:11

    Berlusconi ha fallito, lui è il vero problema del centrodestra. Dopo aver venduto il consenso avuto dagli elettori a Monti ha perso la faccia e la fiducia di chi come me gli ha creduto per anni. Ora basta! Berlusconi deve sparire dalla scena politica, peccato, che brutto finale, poteva chiudere con fierezza combattendo sino alla fine, ma ha preferito pensare a se stesso, neanche questo gli è servito, perchè ora non è più un mito!

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