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Berlino specula

Ecco perché alla Merkel conviene un'Italia in crisi

Banche, debito pubblico, export: nella depressione europea la Germania sguazza

Su evasione fiscale e rapporto deficit-pil i tedeschi sono meno virtuosi di quanto sembrano. E l'esempio Cina insegna...
Ecco perché alla Merkel conviene un'Italia in crisi

La notizia non ha avuto grande eco eppure rivela – come sanno bene gli psicologi – i retropensieri profondi della Germania. In Svizzera hanno pizzicato due agenti del fisco del Bundestag che hanno corrotto con 2,5 milioni di euro dei funzionari rossocrociati per avere la lista degli evasori tedeschi. Poco tempo fa la Corte di Giustizia europea ha condannato la Germania perché non è trasparente nelle dichiarazioni IVA e non consente all’Europa di fare i dovuti controlli.  La Germania non è quel Paese virtuoso che si tenta di accreditare. Anzi. Frau Merkel dice un sacco di bugie. Chissà perché nessuno se ne occupa. La prima grande bugia della Germania è sul suo debito pubblico. Che è il più alto in valore assoluto di tutta l’eurozona. Sono 2080 miliardi di euro. Ma anche su questa cifra i tedeschi fanno i furbi. La Germania non computa nel suo debito i costi del welfare. Se lo facesse il suo debito sarebbe accresciuto di circa 700 miliardi il che farebbe passare il rapporto debito-pil dal 85,8 per cento ufficiale al 111,8% reale.  Anche sul fronte dell’evasione fiscale i tedeschi non sono poi così virtuosi. Hanno 160 miliardi di tasse non pagate l’anno. Stanno dietro l’Italia (180) ma dal nostro conto andrebbe tristemente scorporata l’evasione mafiosa che non ha nulla a che vedere con il “normale” - si fa per dire - ciclo evasivo: sono 80 miliardi. A classifica depurata la Germania sta in testa anche per i contribuenti infedeli che per di più hanno portato fuori dal paese circa 400 miliardi di euro dei quali un terzo rifugiato in Svizzera. E la Merkel fregandosene dell’Europa ha stretto un patto con la Svizzera per far rientrare questi capitali. L’ultima che va raccontata sempre sulla “virtuosa” Germania è la contabilità dello Stato. Bene, la Germania ha avuto lo scorso anno il rapporto deficit-pil fuori controllo. Nel 2011 l’unico paese del G-7 ad avere un avanzo primario (cioè al netto del servizio del debito) è stata l’Italia con un più 0,2%. Ciò significa che lo Stato ha speso meno di quanto ha incassato. Tutti gli altri sono andati così: Usa 9%, Gran Bretagna 5,5%, Francia 3,3%, Giappone 8,6%, Canada 4,1%, Germania 0,3%. 

Volontà egemone - Domanda: perché frau Merkel può fare la voce grossa? Altra domanda: perché frau Merkel non cede a una politica europea di sviluppo? La risposta è unica: perché la Germania ha una volontà egemone e il dato psicologico conta moltissimo. La signora Merkel viene dall’Est e non si fida dell’Europa tant’è che la sua politica economica non è di consolidamento dell’Euro, ma va verso la creazione dell’Euromarco! Vi sono poi delle ragioni più spicciole che però si chiamano tentazioni autarchiche. La Germania usa l’Europa ai suoi fini, non viceversa. La dimostrazione lapalissiana sta in quello che è successo alla Grecia. All’inizio della crisi greca sarebbe bastato erogare 140 miliardi a quel paese per evitare il contagio che da Atene sta impoverendo tutta Europa. Perché la Merkel si è opposta? Per una ragione tutta interna all’economia tedesca. Le banche della Germania erano esposte verso la Grecia per 400 miliardi. Se la Grecia avesse imboccato un regolare risanamento i crediti tedeschi si sarebbero allungati nel tempo. Così la invece la Germina ha cercato di salvare le sue banche facendo pagare i propri errori a tutti i partners europei. È più o meno la stessa ragione che induce Berlino a dire ostinatamente no agli Eurobond che, giova ricordarlo, sono stati invocati ben prima dell’esplodere di questa terribile fase due della crisi dall’allora ministro dell’economia italiano Giulio Tremonti. Tutti sanno che l’Europa per fronteggiare la crisi, ma soprattutto per rilanciare il ciclo economico avrebbe bisogno (anche) di queste tre mosse: trasformare la Bce in istituto di emissione e prestatore di ultima istanza, emettere Eurobond in modo da omogeneizzare in un unico titolo i debiti sovrani degli Stati membri, svalutare parzialmente l’Euro immettendo liquidità nel sistema. 

Tre mosse sagge e indispensabili che però sono in contrasto con la politica Über Alles di frau Merkel. Se infatti l’economia ripartisse gli investitori avrebbero meno interesse a finanziare il debito e più a sostenere la produzione. Ciò sarebbe un danno per la Germania che infatti tenta con regole tipo Basilea 3 di ingessare il credito all’economia reale (e questo è pernicioso per l’Italia data la nostra struttura produttiva atomizzata che ha bisogno di microcredito ma non ha un forte patrimonio) per incrementare il proprio guadagno finanziario.  Ma ci sono altre ragioni che inducono la Germania a bloccare tutto. La prima: la Germania sta guadagnando sul suo debito. Il Bund tedesco a dieci anni viene remunerato sotto il tasso di inflazione a dispetto peraltro dei fondamentali dell’economia tedesca. La seconda ragione: la Germania in questo modo può ricapitalizzare le sue banche che sono intossicate molto di più delle altre da titoli spazzatura consentendo una sorta di riciclaggio del denaro. La terza ragione: deprimendo le economie dei suoi competitor e in particolare dell’Italia che è il secondo Paese europeo esportatore la Germania si assicura i mercati. E infatti la Germania sta vivendo – a dispetto di tutti gli altri europei – un periodo di euforia economica. Nel primo trimestre di quest’anno il Pil tedesco fa più 1,2% quello italiano fa il meno 0,8. Ma è un’euforia pericolosa. Frau Merkel sa perfettamente che l’export tedesco dipende per il 60% dall’Europa. Se si ferma l’Europa ha un problema serio e rischia, appena i partners del Vecchio Continente ripiglieranno fiato, di vedersi sorpassata dalle altre economie. Per questo la Merkel ha bisogno di tempo. Di tenere tutti sotto schiaffo per cominciare a importare di più dai Paesi extra Ue a prezzi più bassi e sganciarsi dalla dipendenza economica europea. Si spiega così che mentre la Germania è rigidissima nel chiedere rispetto dei trattati monetari europei non lo è affatto nel rispettare quelli di cooperazione economica e di protezione dei prodotti europei. Basti dire che la Germania è il primo Paese triangolatore d’Europa: cioè compra fuori dai confini europei e poi trasforma quelle merci in europee. Lo fa in agricoltura regalandoci le mozzarelle blu, lo fa con i giocattoli cinesi tossici. Tanto per dirne due.  

Problema francese - L’avvento di Hollande alla presidenza francese per la Merkel rappresenta un problema anche perché la Francia può rappresentare il grimaldello che scardina il (fragile) meccanismo di sostegno dell’economia tedesca. La produzione teutonica è infatti una produzione matura. Meccanica e chimica sul fronte industriale, agricoltura massiva, produzione culturale tradizionale, elettronica di servizio. La Francia è invece il Paese europeo che ha il maggiore valore aggiunto della sua produzione (non solo tecnologica) e l’Italia è il Paese a più forte variabilità di produzione (in agricoltura poi è leader mondiale per valore aggiunto per ogni ettaro coltivato). Dunque la Germania ha un interesse specifico a frenare queste economie, a finanziare il suo debito a tassi di guadagno, a non creare un’unità economica dell’Europa ma solo a una unità fiscale che imbavaglia le altre economie. Se ad esempio venissero emessi gli Eurobond la Germania pagherebbe un po’ più il suo debito (che è altissimo come si è visto). 

Ma l’euforia economica tedesca è di corto respiro. La Cina, ad esempio, sta battendo in testa perché cala la domanda mondiale. Egualmente capiterà alla Germania se non si decide a integrarsi lei in Europa e non a germanizzare il Vecchio Continente. Un salto culturale difficile per chi ha un retropensiero di dominio! In conclusione l’Italia (e Mario Monti) se vuole rompere questo circuito non deve puntare a essere il terzo incomodo tra Merkel e Hollande, ma deve porsi (anche per il peso della nostra economia) a capo dei Paesi minori dell’Europa – segnatamente di quelli mediterranei - e trattare con la Francia per  isolare la Germania. Salvare la Grecia per noi non è una questione di economia (prossimamente vedremo che l’Italia ha meno da temere degli altri per un eventuale fuoruscita di Atene dall’Euro) ma piuttosto di egemonia.

di Carlo Cambi

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Commenti all'articolo

  • invernizzi

    17 Maggio 2012 - 22:10

    Ma in tutto questo contesto quel carrozzone del Parlamento Europeo ( leggi Barroso e compagni ) che cosa ci stanno a fare a Bruxelles? Fiumi di parole, ma di concreto assolutamente nulla. Intervengano almeno ordinando emissione di eurobond.

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  • Liberopensatore1950

    17 Maggio 2012 - 18:06

    La Germania, attraverso gli agenti transnazionali delle solite potenze finanziare ormai nonte a tutti e che stanno dietro ai mercati ed alle agenzie e sappiamo chi sono gli "AGENTI....",semina il terrore nell'ipotesi di uscita dall'Euro affermando che ci rimetteremmo il 60%, ciò sarebbe come dire che dall'avvento dell'Euro, avremmo dovuto avere la rivalutazione della Lira del 60% (non mi pare, anzi, è stato dimezzato il valore). Son costretti a dire questo siccome il Marco ha conservato l'identico valore cambiando nome, è quindi ovvio che loro siano allarmati, si troverebbero nella povertà assoluta non essendo più sovvenzionati dalle loro vittime. E' nello stile...: fare vittime; dev'essere nel DNA.

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  • larussa

    17 Maggio 2012 - 18:06

    A leggere i commenti di oggi, si può dire che dopo essere usciti dal bar, dove si è allenatori di squadre di calcio e primi ministri, alcuni vanno a casa e scirvono commenti privi di un'anlisi corretta e approfondita ma pieni di insulti verso la signora Merkel, la qule ha il vantaggio di governare un popolo serio e organizzato. A lei si addossano colpe che non sono sue. Purtroppo, da quando è caduto il muro di Berlino, i capitali, grandi e piccoli, che prima gravitavano nell'occidente, ora hanno piena facolta di investire la dove la monodopera costa di meno. Nella sola Romania si contano 185500 nostre aziende. In tal modo le persone quì perdono lavoro e lo stato non incassa i contributi. Questa è l'origine della nostra crisi. Cina, India, Corea e tanti altri ci inondano di beni prodotti dalle stesse nostre aziende. Chiedo a KINGAPACHE: come si fa a riportare in Italia le aziende che sono andate via?

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  • PartitoDemagogico

    17 Maggio 2012 - 18:06

    ...a credere a tutto questo (anceh se lo sospetto da tempo). Piu' che altro perche' gli altri stan li a guardare invece di prendere i crucchi a legnate. Noi per primi. E per iniziare dovremmo lasciare a secco i loro concessionari.

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