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Verso il crac

La grande fuga dai bond italiani
Roma spaventa gli investitori

La quota di stranieri che detiene Bot e Btp è passata dal 50% del 2008 al 32% di fine 2011: hanno paura del nostro crac

Mentre Berlino ormai presta a tasso zero: quel che conta è trovare un titolo di Stato con cui mettere "in cassaforte" i propri risparmi
La grande fuga dai bond italiani
Roma spaventa gli investitori

Gli stranieri stanno scappando dai bond governativi di Italia e Spagna, per evitare di trovarsi col cerino in mano. È l’agenzia Fitch a fotografarlo, spiegando che in Italia la quota di stranieri detentori di Bot e Btp è passata dal 50% del 2008 al 32% di fine 2011, mentre in Spagna gli stranieri possessori di «bonos» sono scesi nello stesso periodo dal 60 al 40% del totale. Fitch avverte che la fuga è destinata ad aumentare nei prossimi mesi, fino a quando o le prospettive economiche di Italia e Spagna non miglioreranno, o non emergerà sui mercati una maggiore propensione al rischio degli investitori. E Italia e Spagna devono così pagare ancora di più gli acquirenti del loro debito pubblico. Aumentando così lo spread.  

Sembra che la parola «spread» sia arrivata in inglese da un indoeuropeo «spher» da cui anche gli italiani «spargere» e «sperma», e che indica appunto l’atto di spargere o seminare. Chi ha studiato l’inglese a scuola probabilmente ne ha presente quel senso che è stato dominante a partire dal 1822, e che si riferisce all’atto dello spalmare cibo. Anche la Nutella è uno spread. Ma dalla crisi del 1929 l’inglese degli Stati Uniti ha iniziato a indicare con questa parola i livelli di variazione soprattutto economici, come tipicamente indicati dalle linee a zig zag sui grafici. E da quando l’euro è entrato in crisi, appunto l’indigesto spread della differenza di rendimento tra i differenti bond emessi dai vari Paesi che adottano questa valuta comune ha preso il sopravvento sui più appetitosi prodotti alimentari spalmabili. Perfino a Napoli nell’ultimo Capodanno hanno ribattezzato «o’ spread» un «botto» che andava estrosamente a zig zag. 

Il fatto è che, normalmente, è la valuta che esprime la forza o meno dell’economia di un Paese. In Europa, però, si è adattata una valuta comune senza un bond pure comune, e lasciando a ogni Paese l’onere di finanziarsi sul mercato per conto proprio. Ovviamente, a quel punto proprio il bond è andato a rappresentare la maggiore o minor fiducia nell’economia di un Paese, e che i differenti titoli venissero espressi nella stessa moneta ha reso il confronto drammaticamente evidente. I titoli tedeschi, ad esempio, adesso stanno a minimi storici: 1,42% a 10 anni, sotto il 2% a 30, mentre la cedola a due anni è stata calcolata addirittura a zero. Tenendo conto dell’inflazione, ormai sono in pratica i risparmiatori a pagare la Germania perché gli faccia il favore di sorvegliargli i risparmi. Lo spread della Francia dopo che i funzionari della zona euro hanno consigliato a tutti i Paesi di prepararsi per l’uscita delle Grecia è invece andato a 136, quello dell’Italia a 428,3, quello della Spagna a 482. Significa che il rendimento di un titolo analogo a quello tedesco di riferimento lo Stato francese dovrà pagarlo l’1,36% in più, quello italiano il 4,3% in più e quello spagnolo il 4,8%. Ovvero, se io gli presto un euro a 10 anni, lo Stato tedesco mi dà ogni anno 1,42 centesimi; quello francese 2,78: quello italiano 5,67; quello spagnolo 6,2.

di Maurizio Stefanini

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Commenti all'articolo

  • binariciuto

    25 Maggio 2012 - 12:12

    "Mettere in cassaforte i propri risparmi"? In uno pseudostato indecente ed inaffidabile come questo, già capace di depredare i conti correnti grazie al roditore Amato nulla può essere considerato "sicuro". Titoli in valuta estera sì, ma chi può impedire al rapinatore istituzionale di congelare i risparmi, tassarli una tantum, "patrimoniarli" ed altre schifezze? Benedetti i paradisi fiscali!!!!!!!!

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