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Draghi ha dato i soldi alle bancheEcco dove sono finiti (non a noi)

Il presidente della Banca Centrale Europea

Mentre tagliavano di 10 miliardi di euro i prestiti alle imprese e famiglie le banche acquistavano Bot e Btp per 92 miliardi

Andrea Tempestini
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  Consumi che crollano, transazioni immobiliari che precipitano, prestiti irraggiungibili e aziende strozzate. Benvenuti nel magico mondo del credit crunch, la stretta del credito che ha avvitato in una spirale senza uscita l'economia italiana. Eppure la Banca centrale europea ha iniettato nel sistema creditizio del Vecchio continente - in due maxi operazioni di liquidità - oltre mille miliardi. Alle banche italiane (ma anche a qualche grande società che ha potuto accedere alle linee di credito agevolate), sono arrivati 255 miliardi di euro - tra dicembre 2011 e maggio 2012 - al tasso super vantaggioso dell'1%.  Una manna considerando l'assenza di liquidità. Ci si sarebbe aspettati che le banche mettessero in atto un volano virtuoso per far ridecollare i consumi, prestare quattrini alle famiglie, attivare nuovi mutui o accogliere le richieste di finanziamento delle imprese allo stremo. E invece no. Incassati da Francoforte i 255 miliardi a prezzi da saldo, le banche italiane hanno pensato bene di ridurre i prestiti alle famiglie (una contrazione in termini assoluti di -1,29 miliardi di euro, -0,3%), ed alle imprese (-7,9 miliardi di euro pari al -0,8%),  ma hanno aumentato del +44,3% (pari a +92,89 miliardi di euro) l'acquisto di titoli di Stato.  Visti i rendimenti in crescita dei titoli pubblici a breve termine - un Bot a sei mesi passa di mano con un rendimento che sfiora il 3% - aver comprato quattrini all'1%, investito a breve in titoli di Stato con un rendimento del 3%, porta ad una plusvalenza facile facile del 2%. In più questa massa di acquisti ha fatto la felicità del governo che tiene costantemente d'occhio l'andamento dello spread con i titoli tedeschi. A scandagliare i bilanci delle banche per scoprire l'operazione è stata la Cgia di Mestre che è riuscita così a  identificare la destinazione della liquidità erogata dall'Eurotower nelle due operazioni Ltro. Dietro l'acronimo per iniziati si nasconde la Long term refinancing operation, ovvero le aste di pronti contro termine.  Le due operazioni Ltro, le mega-aste a tre anni da ben mille miliardi decise fra dicembre e febbraio di quest'anno, aveva ammesso a inizio aprile lo stesso presidente Mario Draghi, che erano «state pensate e disegnate per dare accesso al credito anche a banche minori e, quindi, alle Pmi, ma non siamo sicuri che questi fondi siano già andati all'economia reale. C'è bisogno di tempo», aveva detto tre mesi fa. Poi, a fine maggio, anche Draghi si era accorto dello scherzetto delle banche. «È innegabile», aveva constato, «che le banche abbiano impiegato parte dei saldi liquidi per acquisiti in investimenti temporanei in obbligazioni governative». Salvo ammonire: «Il nostro auspicio è che la liquidità venga destinata al credito al settore privato». Il miraggio del mutuo Innegabile la contrazione del credito. In particolare le fasce della popolazione considerate più a rischio. Uno studio della Banca d'Italia, diffuso ieri, prova che gli istituti di credito sono particolarmente “stitici” nel concedere prestiti, seppur garantiti dal bene che si intende acquistare (l'immobile). E in particolare ai giovani. Dal 2008 al 2011 - spiega la ricerca Bankitalia: “La crisi e le famiglie italiane” -  il numero di mutui è diminuito di oltre il 20% rispetto al quadriennio 2004-2007. Il fenomeno ha interessato soprattutto i mutuatari più giovani e gli extracomunitari, mentre non ha toccato chi ha redditi elevati. Per desumere la scarsa fiducia nei giovani gli studiosi di via Nazionale hanno passato al setaccio oltre due milioni di contratti di mutuo. Dal 2008 al 2011 il numero dei nuovi mutui concessi si è ridotto mediamente del 9,1% ogni anno, a fronte di un aumento medio dell'8,5% nei tre anni precedenti. La riduzione è stata particolarmente accentuata per le famiglie più giovani e quelle originarie di Paesi non appartenenti all'Unione Europea. Insomma tra 2008 e 2011 il numero totale di contratti stipulati dagli individui con meno di 35 anni è diminuito di oltre il 30% rispetto al quadriennio 2004-2007. I soldi ci sono, soltanto che le banche se li tengono stretti. di Antonio Castro  

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